Yumi e l’okonomiyaki

Qualche tempo fa, durante il nostro viaggio in quell’inferno/paradiso terrestre che è Cuba, avevamo conosciuto Yumi, una ragazza giapponese in giro come noi a Trinidad. Siamo sempre rimasti in contatto da allora e finalmente oggi ci siamo rivisti a Tokyo per una cena ad Asakusa.

Yumi
Con Yumi

Yumi è speciale: dimostra 10 anni in meno della sua età, è vivace e sorridente, conosce lo spagnolo e l’inglese e viaggia spesso all’estero. Ci ha portato in un ristorante specializzato in okonomiyaki, ovvero una sorta di frittata fatta con pastella e ingredienti a scelta, il tutto mescolato e fatto cuocere su una piastra rovente. Il bello è che si sta tutti seduti in terra intorno ad un tavolo, al centro del quale è posizionata la piastra: in questo modo si condivide non solo la degustazione ma anche la cottura del cibo.

La serata è stata allettata, oltre che dalla scoperta di un nuovo delizioso piatto, anche dall’aver trascorso qualche ora tra amici a migliaia di km da casa, il che non è mai scontato ed è anzi piuttosto raro per chi intraprende un viaggio come il nostro.

È stato bello avere anche il punto di vista di un’altra persona su alcune questioni come i conflitti in Medio Oriente, i flussi migratori, la crisi economica e la disoccupazione. La cosa che forse ci ha stupito di più, poi, è stata quando ci ha detto che una sua amica giapponese, trasferitasi in Italia più di 10 anni fa, ritiene che gli italiani siano molto più educati dei giapponesi! Questa opinione, radicalmente opposta rispetto alle nostre idee sul Bel Paese, ci ha dimostrato ancora una volta quanto siamo fortunati a conoscere persone che, con il loro punto di vista, ci fanno riflettere su opinioni o giudizi che davamo per scontati e ovvi.

Okonomiyaki
Possiamo affermare con certezza che le ginocchia italiane non sono omologate per l’utilizzo di questo tavolo…

Ci ha colpito anche sentir dire da Yumi che si è giapponesi nella testa, ed è vero: i giapponesi sono troppo particolari e diversi dagli altri popoli perchè sia possibile un totale apprendimento “scolastico” della loro cultura. Per gli europei probabilmente questo è un concetto difficile da capire, perchè c’è molta integrazione tra di noi e ciò rende labile (culturalmente parlando) il confine nazionale; che sia un bene o un male è difficile da dire. Sicuramente la chiusura preserva una cultura dalla contaminazione, ma la priva anche del confronto e della varietà che sono preziose fonti di crescita e innovazione.

E cosi, parlando un po’ in inglese, un po’ in spagnolo e un po’ in italiano (e possibilmente in tutte le tre lingue insieme per capirci ancora di meno) abbiamo trascorso la serata ad Asakusa, quartiere a cui ci stiamo legando sempre di più per ricordi vecchi ed emozioni nuove che vanno ad aggiungersi giorno dopo giorno.

Domani sarà l’ultimo giorno a Tokyo, città bella e mostruosa insieme, ma ne parleremo un altro momento.

Ristorante okonomiyaki
Fuori dal ristorante

Per gli appassionati di cucina, ecco la ricetta dell’okonomiyaki, semplificata per tutti:

  • In un recipiente si fa una pastella con farina, acqua e sale
  • Si aggiungono alla pastella un uovo e alcune foglie di cavolo verza tagliate a quadratini
  • A scelta, si possono poi mettere nell’impasto crudo gamberetti, seppie, carne tritata o fettine di pancetta
  • Si mescolano bene gli ingredienti tra di loro e si fanno cuocere su una padella antiaderente o su una piastra ingrassata con dello strutto
  • Dopo qualche minuto, si gira l’impasto per completare la cottura anche dall’altro lato
  • Una volta che è cotto, si condisce con salsa di soia, maionese ed erbette (in assenza di alghe).

Il risultato finale è simile ad una frittata o ad una crêpe e il bello è che gli ingredienti variano a seconda del gusto personale!

Ross

The mottos that best represent me? "Worry more about your conscience than your reputation. Because your conscience is what you are, your reputation is what others think of you. And what others think of you is their problem." and..."Frankly, my dear, I don't give a damn!"

4 pensieri riguardo “Yumi e l’okonomiyaki

  • 26/10/2015 in 1:34 pm
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    Capisco profondamente quello che dici a proposito di ritrovare amici che magari non vedi da tanto tempo…dall’altra parte del mondo. E’ una sensazione stranissima e affascinante arrivare in un posto lontano e condividere con estrema naturalezza parole e pensieri con amici del posto. Straniante, bellissimo.

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    • 26/10/2015 in 10:59 pm
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      Confermiamo che è stato stranissimo all’inizio! Quando l’abbiamo vista fuori dalla nostra guesthouse ad aspettarci, per qualche minuto abbiamo continuato a ridere e abbracciarci senza dire altro…non ci sembrava vero, non trovavamo le parole. Poi per fortuna ci siamo ripresi tutti da questo stadio di rincoglionimento affettuoso e le parole si sono sciolte 😉

      Risposta
  • 28/10/2015 in 3:24 pm
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    Non che io abbia una conoscenza particolarmente approfondita in merito, ma… esiste nella cucina giapponese qualcosa che obiettivamente non può essere cotto alla piastra?

    Risposta
    • 28/10/2015 in 9:51 pm
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      Ovviamente no, è tutto piastrabile 😉 ed è buonissimo!

      Risposta

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