Yogyakarta e Solo, le gemelle rivali

Dopo i piacevoli giorni trascorsi a Jakarta, il nostro viaggio è proseguito in esplorazione di Java attraverso la visita di Yogyakarta e Solo, i due sultanati rivali che sono i cuori pulsanti della tradizione culturale di Java. A queste va aggiunta la parentesi di Borobudur, di cui abbiamo già parlato.

Yogyakarta

Yogyakarta - Prambanan
Prambanan

Yogyakarta è probabilmente il punto focale del turismo di Java essendo la base per la visita al Prambanan, complesso di millenari templi induisti. Affittare uno scooter (3-4 euro al giorno) è il modo migliore per visitare i siti sparpagliati nella zona ad est della città. La storia di questi templi e del loro vicino e contemporaneo Borobudur non è chiara: essi furono eretti intorno al nono secolo dopo Cristo dalle dinastie rivali Sailendra, buddhista, e Sanjaya, induista. Curiosamente, pochi anni dopo l’edificazione, le capitali di entrambi i regni vennero spostate, forse a causa di una grossa eruzione vulcanica, e i grandiosi templi vennero abbandonati. A seguito di ingenti lavori di restauro e consolidamento buona parte degli edifici è ora in ottime condizioni. Nel complesso induista il sito più grande e bello (e costantemente affollato) è sicuramente il Prambanan, sebbene i templi minori si avvantaggino di una posizione più defilata con afflusso turistico prossimo allo zero e siano generalmente immersi in un contesto molto più bucolico e piacevole.

Yogyakarta - Candi Sewu
Candi Sewu
Yogyakarta - Candi Sambisari
Candi Sambisari
Yogyakarta - Candi Plaosan
Candi Plaosan

La seconda attrazione che viene data come imperdibile è il Kraton, il palazzo del sultano che ancora oggi governa – formalmente – questa piccola regione a statuto speciale. Non possiamo dire di essere rimasti impressionati da questa visita; il palazzo è un antico edificio prevalentemente in legno ad un solo piano, con ampi giardini. La zona aperta al pubblico è abbastanza estesa, ma priva di fascino: il tutto è allestito come una sorta di museo con esposizioni sciatte sulla storia e sugli effetti personali degli ultimi sultani. I “pregiati” pezzi in mostra sono generalmente banali oggetti di uso comune simili a quelli che si possono trovare in casa di ogni nonno italiano; un esempio è il cucchiaio da minestra in plastica rosa, assolutamente identico a quello presente in ogni bettola da quattro soldi. La quasi totale assenza di pannelli esplicativi in inglese inibisce ogni tentativo di comprensione e la curiosità su quella che resta una tradizione molto particolare si sopisce.

Yogyakarta - Kraton

I grandi giardini sabbiosi ospitano padiglioni spogli e in alcuni di essi si svolgono esibizioni di arti tradizionali come le marionette Wayang e le orchestre di Gamelan, la tradizionale musica indonesiana suonata da decine e decine di persone contemporaneamente, che alle nostre orecchie risulta terribilmente noiosa e cacofonica. Nel complesso la visita ci ha lasciato solo una sensazione di estraneità e spaesamento.

Yogyakarta - orchestra gamelan al Kraton
Orchestra gamelan al Kraton

Yogyakarta - Taman Sari

Nelle vicinanze del Kraton si trova il Castello sull’acqua (Taman Sari), un edificio secondario che anticamente costituiva l’Harem del sultano, oggi ridotto ad un rudere; resta visitabile una bella cisterna sotterranea, purtroppo affollatissima da ragazzi in cerca del selfie perfetto.

Per quanto riguarda il pernottamento a Yogya, la zona di Jl Prawirotaman è piena di guesthouse e vivaci locali in cui mangiare. Il nostro posto fisso è stato l’Easy GoIn, di cui siamo diventati clienti così affezionati che al nostro arrivo lo staff ci accoglieva sempre con un caloroso “Welcome back!”

Solo

Dopo un breve viaggio in autobus siamo approdati a Solo (nota anche come Surakarta), storico sultanato rivale di Yogya e oggi una delle città più tradizionaliste e meno occidentalizzate di Java. Anche qui è presente un Kraton con relativo sultano formale, ma vista la delusione della prima visita ci siamo guardati bene dal ripetere l’errore, anche perché si tratta di un luogo secondario rispetto a Yogya.

In generale abbiamo avuto l’impressione che a Solo non vi fosse nulla di speciale da visitare e nemmeno da “vivere”. Forse siamo solo stati sfortunati a causa del maltempo che non ci ha dato tregua riversandoci addosso una quantità impressionante di acqua, ma persino il Festival del Capodanno cinese e i mercatini dello street food serale erano inspiegabilmente desolati: in un paio di casi eravamo gli UNICI avventori in tutta la via!!

Surakarta - Corso di BatikLa scarsità di ristoranti validi, la difficoltà nel reperire una banale birra a fine giornata e il nostro hotel strettamente musulmano che con appositi altoparlanti trasmetteva in ogni camera le lunghe chiamate alla preghiera notturna hanno contribuito a rendere la visita a Solo particolarmente sgradevole.

Le uniche note positive di questi giorni sono state il corso di batik e la visita a due piccoli templi induisti situati sulle belle colline circostanti.

Il villaggio di Laweyan, ormai integrato nella città di Solo, è uno dei tanti centri famosi per la lavorazione del Batik e ne abbiamo approfittato per dilettarci con questa splendida arte! Trascorrere mezza giornata a disegnare, pasticciare con la cera e tingere un banale pezzo di stoffa trasformandolo in un piccolo capolavoro (assolutamente imperfetto!) è stato divertente e ci ha regalato grandi soddisfazioni! Una cosa del genere non capitava forse dai tempi delle scuole medie 🙂

Surakarta - Corso di Batik

Surakarta - Candi Cetho
Candi Cetho

Stranamente l’escursione in moto agli antichi templi Candi Cetho e Candi Sukuh, distanti una quarantina di chilometri dal centro, viene da tutti sconsigliata a causa delle condizioni della strada, ma ci sentiamo di smentire categoricamente questa indicazione!

Il viaggio è stato davvero piacevole grazie ad una strada poco battuta e panoramica sulle vallate coltivate soprattutto a the e riso.
Solo negli ultimissimi metri la strada si fa molto ripida e il povero motorino potrebbe non essere in grado di portare due persone fino in vetta: nel nostro casi è stato sufficiente che il passeggero facesse poche decine di metri a piedi!

I due templi induisti risalgono al XV secolo e sebbene piuttosto semplici, il loro isolamento e la loro posizione li rendono unici!
Nel nostro caso partire nel primo mattino e tornare per pranzo è stata una strategia efficace per evitare il sistematico acquazzone.

Surakarta - Candi Cetho
Panorama dal Candi Cetho
Surakarta - Candi Sukuh
Candi Sukuh
Surakarta - Candi Cetho
Vista dalla strada

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

2 pensieri riguardo “Yogyakarta e Solo, le gemelle rivali

  • 15/02/2016 in 9:50 am
    Permalink

    Ah, ma allora avete trovato modo di darvi al batik! Bene!
    Una curiosità sugli edifici di Prambanan: ma dentro cosa c’è? Sono divisi in stanze, o costituiti da un solo locale (tipo il Pantheon, per intenderci)?
    Per essere un sito turistico molto frequentato, siete riusciti a far foto belle “deserte” 😉
    Mi pare di capire che nella lingua locale “Candi” sia un termine che in qualche modo ha a che fare con “tempio”, mentre “-karta” è un suffisso tipo “-town” o “-land”… o no?
    P.S.: tenera la foto di Ross a colloquio con un simpatico botolo locale 😀

    Risposta
    • 15/02/2016 in 10:23 am
      Permalink

      Ciao Chiara,
      confermo che in Indonesia “Candi” viene usato per indicare i templi induisti e buddhisti, mentre sul “karta” avevo la tua stessa idea, ma non ho trovato info al riguardo…
      I Candi più piccoli in genere hanno una sola semplice stanza – quasi una nicchia – che ospita la statua della divinità a cui sono dedicati, mentre i più grandi ne hanno 4, una per lato. Il Candi Plaosan era l’unico ad avere una pianta leggermente più complessa con 3 stanzette collegate 🙂

      Risposta

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