Tokyo e la prima settimana di viaggio

Dopo anni dalla nostra prima visita di Tokyo e dopo sette giorni trascorsi a girare come trottole per questo immenso formicaio l’impressione è che non sia cambiato moltissimo… il Giappone resta un paese veramente unico e riesce a mantenere questa sua caratteristica anche grazie ad una certa impermeabilità al mondo esterno. A titolo esemplificativo, pare che dal 1981 (anno della ratifica della convenzione sui rifugiati) ad oggi il Giappone abbia accolto una media di appena 15 rifugiati all’anno, a fronte di un numero di richieste in aumento vertiginoso, che ha raggiunto quota 5.000 nell’anno 2014.
Tokyo è gigantesca e per esplorarla tutta non basterebbe un mese! Ogni giorno si potrebbe vedere qualcosa di notevole, ma ovviamente ognuno ha i suoi gusti e difficilmente si apprezzerà ogni singola aspetto di questo immenso luna-park. Noi abbiamo cercato di fare un po’ di tutto e questo è un piccolo resoconto delle varie tappe del nostro girovagare.

Zona Asakusa e Ryogoku

Asakusa Kannon Temple – Senso-ji

Tempio di Asakusa
Uno degli elementi simbolo del tempio di Asakusa

Oltre ad essere il più antico tempio di Tokyo è uno dei più belli e importanti, ma è anche un bell’esempio di convivenza e compenetrazione delle religioni buddhista e shintoista: secondo la leggenda, nel 628dc, due pescatori shintoisti trovarono nel fiume una statua d’oro del bodhisattva Kannon; evento che portò alla loro conversione al buddhismo e, grazie all’intervento di un lord locale, alla costruzione del tempio per custodirla. Nello stesso complesso sorse in seguito un tempio shintoista per celebrare i due uomini, che nel resto del mondo sarebbero stati considerati degli eretici.

Bandai
Ale fuori dagli uffici della Bandai

Essendo il nostro albergo a distanza di passeggiata, abbiamo passato diverse serate esplorando i dintorni del tempio, che è frequentatissimo sia di giorno che di sera, e offre ghiotte opzioni per la cena!
E’ in questa zona che abbiamo avuto le nostre prime esperienze con i lavori in corso: una piccola interruzione del marciapiede coinvolge almeno 4 addetti ai lavori che, con torce e giubbini gialli lampeggianti, si dedicano a incanalare i passanti nelle apposite corsie deviate, peraltro già segnalate da frecce luminose, birilli lampeggianti e cartelli fosforescenti che manco una pista di atterraggio!!

Museo Edo-Tokyo

Museo Edo-Tokyo
Museo Edo-Tokyo

Già la sede è uno spettacolo, un assurdo “palazzone a quattro zampe” che è un miracolo di ingegneria! Il grande museo, semplicemente imperdibile, illustra la storia di Tokyo dall’era feudale (periodo Edo, dove Edo è anche l’antico nome della città) passando per la restaurazione Meiji (quando il Giappone avviò la sua occidentalizzazione e Tokyo assunse il suo nome attuale), fino ai giorni nostri. Con nostra grande fortuna siamo riusciti a trovare una “guida volontaria” che ci ha accompagnato nella visita, cosa che andrebbe organizzata e prenotata in anticipo. E qui apro un inciso per esprimere il mio grande apprezzamento verso i vecchietti giapponesi, onnipresenti volontari in molte attrazioni turistiche, sempre pronti a dare una mano e a dispensare sorrisi, talvolta anche in un inglese decente! Applausi!
La nostra accompagnatrice parlava un ottimo inglese e ci ha condotti attraverso i reperti, le riproduzioni di edifici nei vari stili architettonici, le sale dedicate alle grandi calamità come il “terremoto di fuoco” del 1923, un colossale terremoto a seguito del quale scoppiò un terribile incendio che nel giro di due giorni distrusse quasi interamente la città. E poi il teatro Kabuki con un bel modellino animato che illustra gli effetti speciali utilizzati per la rappresentazione dei fantasmi, una sezione dedicata ai radicali cambiamenti della società alla fine dell’800 con i nobili samurai ormai costretti ai lavori più umili eccetera, senza tralasciare – cosa che purtroppo ancora accade – i crimini commessi nei confronti delle minoranze, soprattutto koreane.
Dai suoi racconti sono emerse anche cose molto interessanti che non avevo mai considerato, come il fatto che l’occidentalizzazione messa in atto a fine ‘800 fosse strettamente legata alla paura della colonizzazione: era un modo per dimostrare di non essere “barbari” e non dare cosi il pretesto all’occidente per la classica invasione.
Bello-bello-bello!

Museo del Sumo

Museo del Sumo
Fuori dal museo del Sumo

Ho sempre avuto un debole per il Sumo e la sua ritualità, per questi “monaci” guerrieri panzoni che non esultano e non accennano neppure un sorriso dopo la vittoria per non offendere lo sconfitto; per i giapponesi, da sempre, c’è qualcosa di sacro in questo rituale e credo di capirlo un pochino anche io. Questo piccolo museo gratuito è ospitato all’interno del palazzetto dove si svolgono alcuni dei 6 tornei annuali ed è adiacente al museo di Edo-Tokyo. Tra le altre cose un breve filmato illustra il complesso rituale dell’acconciatura dei lottatori e su una parete è possibile ammirare i ritratti (i più vecchi sono ukiyo-e!) di tutti gli Yokozuna, i grandi campioni, l’ultimo dei quali è il mongolo Hakuhō Shō, forse il più grande lottatore della storia… pare che ormai da qualche anno la dura vita del sumotori non attragga più molti praticanti giapponesi, per la disperazione dei più tradizionalisti!
Purtroppo non ci sono moltissime informazioni in inglese, ma è comunque interessante e consiglio assolutamente la visita.

Murale museo sumo
Murale fuori dal museo del sumo

Zona di Ueno

Statua alieno
Questa antica statuetta parrebbe indicare una discendenza aliena dei giapponesi, almeno secondo Peter Kolosimo…. a molti qui non dispiacerebbe affatto, considerando che il resto del mondo da per certa una loro diretta discendenza dai koreani!

Parco di Ueno

E un enorme parco urbano molto turistico localizzato a nord-est della città e animato da mercatini, bancarelle e artisti di strada; non è imperdibile, ma è la porta di accesso a vari templi (il Toshogu Shrine è il più importante) e al Museo Nazionale.

Museo Nazionale di Tokyo

Una visita completa prende almeno tre o quattro ore e le merita! Il padiglione orientale offre una interessantissima carrellata dell’arte antica di vari popoli asiatici, dagli antichi egizi ai khmer, dal mongoli ai turchi, dai mesopotamici ai koreani ai persiani… con questa varietà è davvero difficile annoiarsi, anche a fronte di una mole notevole di reperti!
Il padiglione di arte giapponese è anch’esso molto bello, con le elaborate armi e armature dei samurai (pochine purtroppo), i decoratissimi kimono etc etc, ma dopo qualche ora tende a stancare.

Cimitero Yanaka

A venti minuti di passeggiata dal museo nazionale, nel mezzo di un quartiere molto tranquillo, si trova questo cimitero famoso per ospitare le tombe dei membri della famiglia Tokugawa, il cui shogunato fu l’ultimo governo feudale del paese; nel 1968, con la sua caduta, si chiuse l’era Edo dando il via alla nuova era Meiji che portò alla rapida occidentalizzazione e modernizzazione della società.
Il cimitero è in mezzo al quartiere, molte case sono proprio adiacenti al recinto ed è utilizzato un po’ come parco dai residenti che qui vengono a correre… insomma, l’atmosfera è quella che è! Inoltre le tombe sembrano avere tutte uno stile molto omogeneo e quindi nel complesso è una visita che non ci ha entusiasmato; consigliamo di dare preferenza al cimitero di Aoyama di cui parleremo in seguito.

 

Zone Shibuya e Harajuku

Shibuya & Harajuku

Sebbene non sia proprio il nostro ambiente, eravamo curiosi di dare uno sguardo alla movida di Tokyo e non ci siamo lasciati sfuggire il sabato sera.
Effettivamente il quartiere, molto alla moda tra i giovani per lo shopping e i locali, non deluderà chi ama tuffarsi nel casino e nelle folle oceaniche, ma noi non abbiamo retto più di un paio di vasche…

Tempio Meiji

Questo tempio shintoista è probabilmente il più bello e famoso di Tokyo assieme al tempio Kannon di Asakusa ed è sempre imballatissimo di turisti. Essendo immerso in un parco cittadino, per raggiungerlo occorre fare quattro passi attraverso un piccolo bosco. Le decoratissime botti di sakè donate al tempio fanno bella mostra di sè all’ingresso e sono una delle cose più caratteristiche. Come in quasi tutti i templi giapponesi l’importante è non aspettarsi troppa spiritualità…

Cimitero di Aoyama

Cimitero di Aoyama
Cimitero di Aoyama

Occupa una bella collinetta raggiungibile con una breve passeggiata da Roppongi Hills (quartiere di centri commerciali alla moda, per noi assolutamente evitabile) ed è una verde isola di pace tra i grattacieli; molto più “intimo” e meno frequentato di quello di Yanaka, è anche meno austero, con stili più variegati e non manca neppure un settore cristiano.

Tomba cimitero Aoyama
Tomba nel cimitero di Aoyama

Zona Shinjuku

Colori Shinjuku
I colori di Shinjuku

Shinjuku è stato il quartiere del mercato nero dopo la seconda guerra mondiale, poi della yakuza e ora è il quartiere dei piaceri, ma per Ross è soprattutto il quartiere di City Hunter AKA Ryo Saeba, protagonista di un manga degli anni ’80. Qui ci sono molti centri commerciali di elettronica come il ben noto Bic Camera, dove è possibile trovare praticamente ogni gingillo elettronico dedicato alla fotografia (con un intero piano dedicato!!), videogames, PC, cellulari, traduttori portatili e qualsiasi altra cosa vi venga in mente.
Se penso ai nostri innumerevoli centri commerciali standardizzati, tutti con gli stessi prodotti, e al continuo processo di estinzione dei negozi specializzati mi chiedo cosa sia andato storto nel nostro paese…
Tra le altre cose è possibile entrare liberamente nel grattacielo del municipio e salire al quarantacinquesimo piano per avere una vista panoramica della città… che è sicuramente impressionante, ma non può certo dirsi bella!

Toy boys Shinjuku
Pubblicitá di locali per donne in cerca di compagnia

A pochi isolati dalla stazione sorge uno strambo quartiere di locali ambigui, Kabuki-cho, tappezzato di manifesti buffissimi di ragazzette scollacciate e maschietti molto poco virili, tutti rigorosamente ritoccati digitalmente al fine di dar loro un aspetto manga, con occhi grandi, luminosi e a palla!
Abbiamo dovuto chiedere spiegazioni per capire che è una sorta di quartiere a luci rosse “soft” (ma anche no, pare dipenda tutto da quanto si è disposti a pagare…) frequentato soprattutto da ragazzi gay e vecchiette arrapate… non è chiarissimo se la cosa sia legale o meno, probabilmente esistono accordi sottobanco tra la Yakuza, che si impegna a mantenere la zona tranquilla, e la polizia.

Pubblicitá progresso Tokyo
Pubblicitá progresso nella metro di Tokyo

Un piccolo inciso lo dedico ai tanti senzatetto presenti nella città, molti dei quali proprio a Shinjuku. E’ normalissimo incontrare numerosi barboni in ogni grande città del mondo, eppure a Tokyo non me li aspettavo: nella capitale del paese che combatte da sempre contro terremoti, vulcani e tifoni devastanti, che ha saputo adattarsi e risollevarsi ogni volta con sacrifici enormi, dove tutto è ordinato, pulito e preciso, dove è vietato fumare in strada ed esistono apposite “zone fumatori” sui marciapiedi, dove è vietato parlare al telefono sui mezzi pubblici, dove le ambulanze in codice rosso si fermano agli stop…
Eppure anche qui i barboni esistono, sono sdraiati a terra, sul marciapiede in mezzo ai grattacieli, nei quartieri turistici, nelle stazioni, a volte ubriachi, spesso probabilmente un po’ fuori di testa. Per giorni abbiamo visto una vecchietta dormire seduta su un gradino della stazione di Ueno, notte pomeriggio e mattina. “E’ gente che non ha voglia di lavorare”, mi hanno detto. Probabilmente è come spesso si sente dire: in Giappone o sei come tutti gli altri oppure sei fuori dalla società, non esisti. Questa durezza di giudizio nei confronti del diverso è una delle cose più difficili da capire ed accettare in questo paese.
Una sera, mentre cercavamo di trovare la linea ferroviaria giusta in mezzo al labirinto sotterraneo della stazione di Shinjuku, siamo stati salvati da un gentilissimo signore che ci ha indicato il binario corretto inondandoci di informazioni sui costi, la frequenza dei passaggi e i cambi per arrivare a destinazione. Al momento di salutarci ci ha fatto segno di avere fame e ci ha chiesto qualche spicciolo, l’unica richiesta di “elemosina” in una settimana.

Zona Akihabara

Akihabara

Akihabara
Ross ad Akihabara

Il famoso distretto “elettronico” è rumoroso e affollato, pieno di infernali sale giochi, negozi di fumetti, interi locali destinati ai gachapon (i distributori di pallette di plastica con dentro i pupazzetti) e action figure, maiko bar e ragazze molto disinvolte in abiti manga che vi inviteranno in vari locali più o meno ambigui. Non provate a chiedere di fare foto perchè, con buona probabilità, perderanno tutta la loro carica di simpatia…
Entrare in una sala giochi è un’esperienza disturbante: non trovo nessuna somiglianza rispetto alle care vecchie sale della mia infanzia, che erano un luogo di ritrovo e di socializzazione; qui il frastuono assordante impedisce qualsiasi tipo di comunicazione e comunque i giocatori sono quasi tutti soli, isolati davanti al loro terminale e a giudicare dalle loro performance mostruose ci passano parecchie ore… in genere il locale è suddiviso in zone tematiche: una dedicata alle “gru a gettone” (decine e decine e decine!!!), una ai pachinko (la versione giappa delle slot a base di palline metalliche), una alle slot e una ai videogames (vanno tantissimi i giochi musicali, ma si possono anche trovare i vecchi picchiaduro capcom anni 90!).

Giardini Koishikawa Korakuen

Koishikawa Korakuen
Interno dei giardini

Sono uno dei più antichi e ben conservati giardini di Tokyo, creati per volontà di un membro della famiglia Tokugawa; zanzare parte sono carini e il ponte della luna è caratteristico, ma in giro per il Giappone esistono una giardini di livello decisamente superiore.

Museo degli Origami

Kazuo Kabayashi
Kazuo Kabayashi e il suo personale origami

Non è un vero e proprio museo, e non ci sono tantissimi origami, ma c’è un bel negozio e un anziano maestro – Kazuo Kabayashi – simpatico e appassionato responsabile dell’international origami center, che spiega come realizzare articolati origami in modo semplice e veloce… almeno per lui che li fa senza nemmeno guardare!!!

Kazuo Kabayashi Origami
Kazuo Kabayashi al lavoro circondato da ammiratrici

La sua scuola sembra essere quella più antica, che prevedere la possibilità di tagliare la carta e incollare diversi origami insieme in modo da creare forme composite, e si “contrappone” allo stile più noto in occidente, che prevede l’utilizzo di fogli quadrati senza nessun tipo di taglia-incolla. Inutile dire che con le tecnica di Kazuo si raggiungono livelli di complessità elevatissimi… ma secondo me al costo di perdere un po’ di magia.
Vale comunque la pena passare di qui solo per ammirare il sorriso di questo anziano bambino!

Zona dei giardini imperiali

Tempio Yasukuni

Yasukuni
Ingresso del tempio Yasukuni

Grandioso tempio shintoista costruito per volontà del primo imperatore Meiji nel 1869 per celebrare tutti coloro che hanno combattuto e dato la vita per il Giappone, il che vale anche per alcuni non giapponesi, soprattutto koreani. Sebbene sia nato per facilitare la pacificazione del paese dopo le rivolte dei samurai a cavallo delle ere Edo e Meiji, nel tempio sono ora simbolicamente sepolti oltre due milioni di caduti delle varie guerre combattute fino alla seconda guerra mondiale; questi morti vengono posti sullo stesso piano delle divinità e sono venerati come tali.
Per onestà va specificato che le divinità della tradizione shintoista giapponese sono per lo più spiritelli dei boschi, procioni mutaforma con le palle giganti (i “tanuki” del film “Pom Poko” di Isao Takahata) e gatti panzoni antropomorfi alla Totoro… ma il fatto che alcuni di questi caduti siano stati giudicati criminali di guerra di classe A ha sempre fatto un po’ incavolare i vicini di casa e solo negli ultimi anni i politici giapponesi meno tradizionalisti hanno cominciato ad ammettere le colpe del Giappone, scusandosi pubblicamente per i crimini commessi nel recente passato colonialista.

Yasukuni inner shrine
Il cuore del santuario

Il tempio è molto animato e ben tenuto, al momento della nostra visita era in corso una grande cerimonia, probabilmente una qualche commemorazione vista l’età media dei partecipanti, tutti in abito da cerimonia. Un grosso stand esponeva una bella collezione di bonsai, tra cui alcuni con fiori in tutto e per tutto simili a margherite e camomille… incredibile! Su un piccolo palco si esibivano con strumenti tradizionali alcuni serissimi vecchietti e soprattutto una arzilla nonnetta che eseguiva un antico ballo. Incantevole, ma noiosissimo.
All’interno del complesso del tempio esiste un ampio museo sulla storia delle guerre che viene spesso definito revisionista; mi piacerebbe esprimere la mia opinione, ma purtroppo non siamo riusciti a visitarlo.

Museo Showa

Una bella collezione di oggetti e documenti legati alla vita dei giapponesi nella prima metà del ‘900, durante le varie guerre. Purtroppo le didascalie sono in buona parte in giapponese, ma è disponibile un’audioguida in inglese che racconta la durezza della situazione e gli strascichi alla fine delle ostilità, quando un numero impressionante di bambini si trovò orfano (come ci hanno sempre raccontato i cartoni animati giapponesi pre anni ’90) in un paese dove non c’era nemmeno più nulla da mangiare. Un museo toccante e assolutamente consigliato se si vuole capire qualcosa di più sulla società giapponese, sulla sua compattezza e sulla fede mostrata durante i momenti più bui.

Tsukiji
Venditore di pesce a Tsukiji

Tokyo international forum

Edificio avvenieristico costruito negli anni ’90, sorge nelle vicinanza della stazione centrale di Tokyo, ospita eventi temporanei ed è pieno di ristoranti, bar e negozi. Nel complesso niente di che.

Mercato del pesce di Tsukiji

Onestamente ci aspettavamo qualcosa di più, il mercato è grande, ma gli spazi sono saturi – tra muletti, scaricatori, operatori, compratori e turisti – per nulla agevole da visitare e si rischia ad ogni angolo di beccarsi una secchiata d’acqua sui piedi. Ovviamente è possibile vedere parecchie specie di animali marini strambi, dalle seppie alle “vongole giganti” alle tartarughe passando per cetrioli di mare, granchi, enormi e bestie non meglio identificate (buona parte delle quali non aveva ancora avuto la fortuna di morire e avrebbe dovuto attendere il proprio momento distesa sul ghiaccio) fino ad arrivare agli onnipresenti tonni. Astenersi animalisti.

Zona Aomi

Miraikan

Asimo
Asimo, la superstar del Miraikan

Il “Museo delle scienze emergenti e dell’innovazione” è situato sulla modernissima isola artificiale di Aomi, un polo museale che, avessimo avuto più tempo, probabilmente avrebbe meritato molta più attenzione. L’isola è raggiungibile tramite la linea “ferroviaria” (nonostante l’apparenza viaggia su gomma!) automatizzata Yurikamone, che parte da Shimbashi e viaggia su binari sopraelevati raggiungendo l’isola tramite un enorme ponte sospeso: il tragitto di venti minuti merita anche solo per la vista alternativa sulla città.
Il museo è dedicato soprattutto ai bambini, ma anche un vecchio brontolone non può che sciogliersi di fronte alla dimostrazione di Asimo… il robottino superstar della Honda è veramente impressionante e vederlo gesticolare, camminare, correre, ballare e saltare vale da solo il prezzo del biglietto. Oltre a questo mi ha favorevolmente colpito la campagna a favore della ricerca sulle staminali, con un semplice video di dieci minuti che andrebbe mostrato a tutti i ferventi oppositori dei paesi arretrati, dove certe decisioni cruciali vengono prese dal signor francesco di turno, anzichè da comitati scientifici.


Questa settimana il tempo è volato molto più in fretta di quanto mi sarei aspettato. Sono felice di spostarmi in una città piccola e meno turistica, ma a Tokyo ci sono tantissime cose da vedere e da imparare e non escludo che tra dieci anni non ci si possa fare un terzo giro 🙂

Qualche informazione pratica

  • Tokyo si gira benissimo in metro o con le linee urbane della JR; ogni informazione su pass giornalieri, ricaricabili, itinerari etc. è reperibile qui
  • in giro si trovano infinite opzioni per mangiare, non ha senso guardare guide o siti web specializzati: basta girare per strada (meglio se nelle vie laterali) e guardare le vetrine con esposti piatti e prezzi; noi abbiamo speso mediamente 15€ a pasto in due. Se preferite risparmiare mangiando in camera, consigliamo i negozi di bento, onigiri o sushi take away presenti soprattutto nei supermercati sotterranei (in prossimità di centri commerciali e stazioni); anche qui i prezzi sono bassi e la qualità del cibo ottima
  • sono presenti quasi ovunque punti di accesso gratuito, per alcuni è richiesta la registrazione mentre altri sono ad accesso libero. Consigliamo di scaricare la app Japan Wi-Fi, che in automatico cerca la connessione più vicina e vi collega
  • Per il pernottamento consigliamo l’Oak Hotel, che si trova tra le stazioni di Ueno e di Asakusa. È una guesthouse ottima, le stanze sono piccoline ma hanno bagno privato, condizionatore, frigo, phon, bollitore, yukata, ciabatte etc. Inoltre è disponibile una lavatrice, una cucina con vari elettrodomestici e wi-fi gratis in tutta la struttura.

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

2 pensieri riguardo “Tokyo e la prima settimana di viaggio

  • 24/10/2015 in 3:04 pm
    Permalink

    Un abbraccio carissimi, è sempre piacevole leggervi !! Ciao, Gabriella

    Risposta
    • 24/10/2015 in 10:36 pm
      Permalink

      E a noi fa piacere sapere che ci seguite 🙂
      Buongiorno da Matsumoto!
      AleRoss

      Risposta

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