Taipei e la Sindrome del Bradipo Addormentato Giapponese

Dopo oltre un mese di mondo fluttuante e una notte passata nell’aeroporto di Osaka, siamo approdati a Taipei in una soleggiata mattina di novembre. Più che soleggiata dovremmo anche dire molto calda e noi, con i nostri zaini, piumini e felpe, eravamo vestiti in modo decisamente poco appropriato al contesto!

Ma il maggiore senso di inadeguatezza ci è piombato addosso per il ritmo di Taipei, più veloce e caotico di qualunque città giapponese: tanti scooter che girano e non sempre rispettano i semafori, strade affollate di gente che cammina veloce, venditori e personale degli uffici pubblici molto più sbrigativi e meno cerimoniosi.

bangka by night
Vita notturna a Bangka

La sindrome

Il primo impatto l’abbiamo avuto in aeroporto acquistando i biglietti del bus; la signora alla cassa ci allunga i nostri foglietti con un “thank you”. Fine. Avanti un altro!
… eh? Nemmeno un inchino o un gosaimas?! Che cafonazza!

Solo dopo circa 10 konnichiwaaaaaa con inchino fatti a taiwanesi che ci guardavano storto e all’ennesimo rischio di finire travolti da uno scooter perchè ci eravamo fermati in mezzo ad un incrocio a guardare per aria, abbiamo capito che qualcosa non andava. Avevamo contratto la sindrome del bradipo giapponese!

ordinare cibo taipei
Il menù di oggi… penso che prenderò il quinto a sinistra…

Dopo un mese di immersione totale nel modus vivendi fisico e mentale del Giappone, dovevamo ancora sintonizzarci sul canale “Resto del mondo”.
Qui a Taipei non ci sono poliziotti ad indicarci che quando il semaforo è verde possiamo attraversare e che quando è rosso bisogna cortesemente aspettare; non ci sono uscieri ad ogni porta ad indicarci con un cordiale inchino che proprio li, sotto la scritta luminosa EXIT, si può uscire; quando si entra in un mercato non c’è la ola di inchini dei venditori al nostro passaggio; qui nessuno abbandona per un’ora la borsa su una panchina della stazione mentre va a pranzo; qui non ci sono almeno 6 addetti a dirigere il traffico e i pedoni per ogni minimo lavoro in corso; qui si ringrazia con un semplice “sci-scie” e non con una lunga filastrocca accompagnata da almeno due o tre inchini; qui i ristoranti non hanno i menu con perfette riproduzioni di plastica 1:1 dei piatti ordinabili, ma semplici liste scritte su carta, spesso senza nemmeno foto; qui si può addirittura parlare al telefono sull’autobus e sulla metro!
Ma che diavolo sta succedendo?

Abbiamo passato un mese a ripeterci che i giapponesi sono pazzi, ma alla fine abbiamo introiettato parte del loro modo di essere, i nostri cervelli si sono piano piano sedati, impigriti. Quel senso di sicurezza assoluta, quell’essere sempre trattati con guanti di velluto, come bambini (o imbecilli) ha dato i suoi amari frutti e prima di rendercene conto abbiamo avuto un momento di panico.

Segnaletica stradale per viabilità modificata a Tokyo

Non ci riconoscevamo più, eravamo davvero drogati da quel mondo sospeso e alieno che è il Giappone. Durante la prima serata a Taipei ci siamo sentiti sperduti come non ci eravamo mai sentiti prima… e abbiamo avuto la tentazione di correre subito a comprare un biglietto per tornare nella terra del sol levante!!

Il bello di Taipei

Ci sono volute circa 24 ore per scrollarci di dosso la SBAG e iniziare ad ambientarci, ma dopo 48 ore c’è stato il pieno ritorno alla normalità: ci sentivamo già a casa!

longshan temple by night
Longshan temple by night

Taiwan, almeno in quel microcosmo che è la capitale, ci sembra un gran bel luogo. Non ha l’ordine, la perfezione e la pulizia del Giappone (pensate che oggi il nostro treno ha avuto addirittura due minuti di ritardo, una vergogna), però trasuda di vita vissuta, è vivace e trasmette energia positiva.

Il quartiere in cui ci siamo stabiliti è Bangka, il più antico distretto commerciale della città. È perfettamente collegato dalla metropolitana a tutte le altre zone della capitale, in ogni isolato si possono trovare numerosi ristoranti e locali in cui mangiare, le vie pedonali sono molto animate e affollate di giovani, soprattutto la sera.

Qinshan Temple Taipei - A chi è dedicato questo tempio?! Aspetta che ce l'ho sulla punta della lingua...
A chi è dedicato questo tempio?! Aspetta che ce l’ho sulla punta della lingua…

Ogni quartiere della città ha i suoi luoghi di interesse, che siano musei, parchi urbani in cui la gente va a trascorrere la domenica o i numerosissimi templi, la cui contaminazione rende veramente difficile capire a quale religione afferiscano! Uno dei primi obiettivi è quello di ripassare le differenze tra le dottrine e le simbologie taoiste, buddhiste e quelle relative alle numerose tradizioni cinesi…e il primo museo che abbiamo visitato a Taiwan aveva anche questo scopo.

Quanto al cibo…

Beh, all’inizio eravamo poco convinti ma è durata poco: possiamo dire che la cucina taiwanese ci gusta assai!

cucina tipica di taipei 1
Prima cena a Taipei
cucina tipica di taipei 2
Anche Ale era perplesso…e vorrà dire qualcosa!

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

2 pensieri riguardo “Taipei e la Sindrome del Bradipo Addormentato Giapponese

  • 23/11/2015 in 1:04 pm
    Permalink

    Sarei rimasta perplessa anch’io davanti a quei piatti ma probabimente sono piu’ genuini di cio’ che metto quotidianamente nei miei piatti

    Risposta
    • 23/11/2015 in 1:06 pm
      Permalink

      Sicuramente sono più genuini!!! XD
      Alla fine però il gusto era ottimo e ci ritorneremo presto per cena.
      Un abbraccio!

      Risposta

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