Sud-Korea: diario di viaggio (terza parte)

27/08/2010 – Jeonju

Ci svegliamo con calma (ma non troppo, dobbiamo liberare la camera alle 8 e visti i precedenti vogliamo evitare incidenti diplomatici!) e andiamo alla stazione degli autobus, il primo disponibile è alle 10.10.
Dopo 4 ore di viaggio arriviamo e troviamo subito un bell’albergo ad ore super economico e con AC perfettamente funzionante.

Vista del villaggio dall'alto
Vista del villaggio dall’alto

C’è un po’ di pioggerella così decidiamo di dedicare il pomeriggio alla visita dell’Hanok Maeul, un bel villaggio tipico all’interno della città, che offre parecchie attrattive turistiche gratuite tra cui la visita alla fabbrica artigianale di carta, il museo di medicina orientale e il museo del vino – o meglio del soju, una strana bevanda ottenuta dalla fermentazione di vino e dolci di grano sbriciolati, che inaspettatamente si rivela più gradevole del previsto! Ne compriamo anche una bottiglietta alla cifra capogiro di 3.500 won, circa 2,4 €…

Durante il viaggio in bus dal motel al villaggio abbiamo un nuovo assaggio di cultura coreana: una signora di 50-60 anni sale e appena il bus riparte cade lunga e distesa con un’espressione di dolore. Corro ad aiutarla ad alzarsi ma lei non mi guarda e non si appoggia a me. Cerco di sorreggerla ma lei fa finta di nulla e con grossi sforzi riesce a sedersi e poi ad alzarsi in piedi appoggiandosi ad uno dei sedili. Mi accordo che nessun altro ha mosso un muscolo e solo dopo qualche minuto l’autista e una ragazza chiedono alla signora se va tutto bene. Ma questa non risponde neppure.
Se ho ben capito, fare una brutta figura è una cosa veramente imbarazzante qui e per evitare di umiliare ulteriormente il protagonista della figuraccia è bene fare finta di nulla. Un bel pensiero se la cosa è di poco conto, ma in questo caso sembrava che la signora si fosse fatta davvero male…
Per cena entriamo in un locale specializzato in bibimbap; la cameriera inizia a parlare in coreano e noi facciamo segno di portarcene 2, ma la cosa si complica e dopo 10 minuti di monologo in coreano per fortuna interviene una cliente che parla inglese e fa da interprete.
Riusciamo, per una volta, ad avere dei piatti non troppo piccanti e ci scambiamo le mail con Stephany, che come tutti qui in Korea adora l’Italia. Non so se lo dicano solo per farci piacere, ma effettivamente qui il marchio Italia va veramente forte: Ferrari, abiti, scarpe e varie brand italiani a noi sconosciuti spuntano da tutte le parti.

28/08/2010 – Jeonju

Oggi il tempo non è clemente, pioggia tutto il giorno inframmezzata da finestre di sole. La mattina decidiamo, nonostante tutto, di fermarci una seconda notte perché la città è piacevole e l’abbiamo vista di corsa.
Si parte rifugiandoci nell’E-Mart, un ipermercato che si pensava fosse un electronic market ma finiamo per fare una bella scorta di cibo.
Rientriamo in hotel per pranzare al volo con bruschette dolci all’aglio (…no comment…) e, visto che il tempo è un po’ più invitante, usciamo alla volta dei uno stagno con fiori di loto, dove speriamo di affittare un pedalò. Abbiamo appena il tempo di iniziare a fare un giro ammirando le enormi piante acquatiche che si rimette a piovere. Al che ci dirigiamo verso un altro centro commerciale, il Lotte.
Visto che il tempo sembra di nuovo migliorato, torniamo all’Hanok Village e quasi cuociamo per il caldo. Riusciamo a finire il giro iniziato il giorno prima e visitiamo qualche altro negozio e museo di prodotti tipici: ceramica, bacche etc. Raccomandiamo questo villaggio, poco sponsorizzato dalla Lonely Planet, perché per noi è di gran lunga il migliore tra tutti quelli visitati e ben più famosi.
Visitiamo il tempio e la cattedrale cattolica perché ricomincia a piovere fitto e poi rientriamo di fretta in hotel, anche oggi siamo stanchi morti.

29/08/2010 – Seoul

Dopo un po’ di giorni di viaggio, iniziamo a fare una lista delle cose che ci piacciono di più e ci stupiscono di questo paese:

  1. gli stadi in mezzo alla campagna, nel nulla
  2. le biglietterie sui bus, che rilasciano tesserini elettronici ricaricabili
  3. gli anziani volontari nei siti turistici e per la pulizia delle strade
  4. i programmi in TV per l’apprendimento del francese e dell’inglese
  5. i messaggi pubblicitari a sostegno dell’educazione e del senso civico
  6. le campagne di sensibilizzazione perché i coreani aiutino i turisti
  7. i temporary pavements in corrispondenza degli scavi e dei lavori stradali, che permettono di risparmiare energie e materie prime, senza compromettere la viabilità
  8. la velocità di realizzazione della metro e le stazioni perfettamente adeguate alla “portata” del servizio
  9. la pulizia e il rispetto dei beni pubblici
  10. l’ente dedicato ai servizi pubblici (nel senso dei gabinetti!! Onnipresenti e pulitissimi, ma ne parleremo in seguito…)

Dobbiamo cambiare i soldi ed entriamo in quella che crediamo essere una banca… ma ci troviamo in una specie di supermercato. Chiediamo alla guardia dove siamo capitati e lui ci accompagna dietro ad un bancone frigorifero, dove effettivamente si trovano gli sportelli bancari.

Anche oggi c’è un tempo inclemente e prendiamo il primo bus per Suwon. Dopo due ore e mezza arriviamo sotto un brutto acquazzone, non abbiamo voglia di andare alla ricerca di un hotel a piedi; chiediamo aiuto all’ufficio di informazioni turistiche e un simpatico coreano di mezza età ci accoglie con qualche parola in italiano: pure lui adora l’Italia e sta studiando la nostra lingua! Ci consiglia un hotel, ci accompagna fino ad un taxi e ci regala pure un ombrello (ma solo dopo essersi fatto insegnare qualche altra parola in italiano): un altro bel ricordo di questo paese.
Dopo una decina di minuti il nostro taxi arriva nella zona dell’hotel ma non riusciamo a trovarlo; lo paghiamo (3400 won ovvero 2 € e spiccioli) e proviamo a cercare a piedi una stanza, ma qui i motel sono un po’ più rigorosamente “a ore” e fino alle 10 di sera non si può fare il check in.

Decidiamo di proseguire per Seoul e di lasciar perdere Suwon, per ora: la visita della fortezza e delle mura non è fattibile sotto questo diluvio.
Troviamo un altro ragazzo gentile che ci accompagna fino alla stazione della metro e belli fradici ci immergiamo nel gelo dell’aria condizionata. Il viaggio in metro si rivela il più lungo della nostra vita, perché dura circa 1 ora, 50 km (quasi tutti fuori terra con una frequenza di treni di circa 4-5 minuti) e un costo di 3.400 won (come sopra, poco più di 2 €). Il bello è che abbiamo percorso solo una parte della linea 1 della metro, che nel complesso è molto più lunga!

Trovato un hotel decente a Seoul, usciamo sempre sotto la pioggia che qui è meno fitta e ripercorriamo le già note vie della capitale – che pensavamo non avremmo mai più rivisto – sentendoci un po’ a casa.
Entriamo nel SEMA – Seoul Metropolitan Museom of Art – all’interno del giardino del Deoksugung, per una bella mostra sul realismo nella pittura asiatica.
In seguito cerchiamo un locale per la cena, siamo affamatissimi e troviamo un ristorantino assolutamente “no english spoken” specializzato in dumplings. Il cibo è buono, ma come al solito troppo piccante e io sto cominciando a non poterne davvero più.
Dopo un breve giro per i negozi alla ricerca del DVD di Adeul (un bellissimo film coreano visto una sola volta e mai trovato in DVD o su internet) capiamo che il film è sold out e ce ne andiamo a nanna.

30/08/2010 – Seoul

Abbiamo dedicato la giornata allo zoo di Seoul, situato in periferia e in una bella valle circondata da boschi, collegato alla città dalla solita metro e nuovamente ci stupiamo per il prezzo del biglietto di ingresso (2 €), viste le dimensioni enormi del parco.

I bambini coreani sono sicuramente molto ordinati
I bambini coreani sono sicuramente molto ordinati

Come in ogni zoo, purtroppo, si vedono cose un po’ tristi come gli animali notturni che vengono tenuti svegli durante il giorno per essere mostrati ai visitatori, o come il castoro che cerca di mordere la vetrata della sua piscina per cercare una via d’uscita, o come alcune tartarughe in rettilari decisamente troppo piccoli. A parte questo la maggior parte degli animali sembra in ottima salute e l’alto numero di cuccioli nati in cattività pare confermarlo. Come al solito ci sono moltissimi bambini e ci auguriamo che le nuove generazioni imparino ad amare gli animali con più assennatezza di noi.

I simpatici ospiti della nursery
I simpatici ospiti della nursery

Le più grandi star dello zoo sono le scimmie, in particolare due cuccioli tenuti in una stanza separata: si tratta di un piccolo orango dormiglione e di un vivacissimo e curioso scimpanzé. Davvero non si poteva immaginare una coppia peggio assortita! Lo scimpanzé poi sembrava un bambino peloso, solo un po’ più allegro e scatenato: era davvero impossibile non innamorarsene! L’unica differenza rispetto ai “poppanti” umani è che lo scimpanzé non fa i capricci e non piange quando cade dal lampadario 🙂

Nella zona nursery, che accoglieva cuccioli rifiutati dalle mamme o con problemi vari, c’erano anche un lupacchiotto e un timido coyote, un piccolo bisonte e due scimmiette, ovvero un macaco e un piccolissimo gibbone che dormivano abbracciati.

Durante la visita abbiamo avuto un incontro con una coppia di macachi: ci siamo fermati davanti al loro recinto e loro sono subito venuti a sedersi proprio di fronte a noi e si sono messi a guardarci. Sembrava quasi di essere allo specchio…
Abbiamo inoltre la possibilità di vedere un video che mostra alcuni scimpanzé alle prese con un gioco elettronico. Viene mostrata loro una schermata con i numeri da 1 a 8 in ordine sparso per un paio di secondi. Poi lo schermo diventa nero e la scimmia individua le posizioni esatte dei numeri toccando uno schermo touch, dimostrando una memoria visiva fuori dal comune (anche se paragonata con un essere umano) oltre che un’ottima capacità di utilizzo delle nuove tecnologie informatiche.

In totale abbiamo passato quasi 7 ore in piedi allo zoo! Rientriamo a Seoul e ceniamo in un bel ristorante giapponese.

31/08/2010 – Suwon e Seoul

Andiamo a Suwon per recuperare la visita mancata la scorsa volta; i 50 km in metro sembrano una passeggiata ed arriviamo al palazzo tra le mura, sotto la solita pioggia. Un piccolo museo mostra le fasi del restauro della struttura, quasi completamente distrutta durante le varie guerre e occupazioni (specie quella giapponese) dimostrando l’estrema efficienza e rapidità di intervento dei coreani.

L'esibizione di arti marziali
L’esibizione di arti marziali

Di fronte al palazzo assistiamo ad una dimostrazione pratica di 24 diverse arti marziali antiche: spade, lance, alabarde, picche, bastoni, corpo a corpo etc. Nonostante la pioggia gli atleti sono bravissimi, oltre che simpatici e disponibili a farsi fotografare.

Spaghettini in brodo ghiacciato al lime...mmmmm
Spaghettini in brodo ghiacciato al lime…mmmmm

Per pranzo proviamo un curioso piatto di noodle in zuppa ghiacciata con lime. Beh, almeno è senza peperoncino!

Piccola nota: la sigla KTA, che compare da tutte le parti, vuole davvero dire… Korean Toilet Association!! Eh sì, perché la Korea è il posto più “cessoso” al mondo, nel senso che in ogni quartiere troverete almeno un bagno pubblico: tutti gratuiti, moderni e soprattutto straordinariamente puliti! No davvero, meglio di casa nostra…

Classico esempio di efficienza coreana
Classico esempio di efficienza coreana

Ritornati a Seoul cerchiamo il Museo del Tibet, chiediamo dritte ad alcune persone lungo la strada, che subito attivano smartphone, navigatori satellitari e motori di ricerca; grazie al loro aiuto scopriamo che il museo è stato trasferito e rinunciamo. In ogni modo la nostra ricerca desta molta curiosità e una signora ci chiede addirittura se siamo tibetani!

Menù del ristorante italiano
Menù del ristorante italiano

Per cena decidiamo, per la prima volta in tutti i nostri viaggi, di provare un ristorante italiano, un po’ per la disperazione all’idea di mangiare di nuovo coreano, un po’ per farci due risate. E anziché deridere lo chef, restiamo al contrario piacevolmente stupiti: le lasagne al forno sono ottime e la pizza è più che decente, quindi prima di andarcene facciamo anche i complimenti al cuoco e decretiamo che questa cena è la migliore della vacanza.

Sulla via del rientro in hotel assistiamo ad un bello spettacolo di musica e laser nel parco di Cheonggyecheon, che ci dà l’occasione per ammirare nuovamente la straordinaria amministrazione di questa città e della Korea nel suo complesso, che sembra pensare davvero a tutto e fare ogni cosa nel migliore dei modi.

Spettacolo notturno a Seoul
Vista notturna a Seoul

 1/09/2010 – Seoul 

Facciamo un giro al COEX, un grosso complesso commerciale che ospita il più grande acquario della Korea. Nel centro incontriamo una strana sottorazza di coreani cafoni, che pare abbondare nei luoghi più commerciali (un po’ come nel resto del mondo): gente che apre il camerino per vedere se c’è qualcuno, ragazze sguaiate, bambini urlanti e uomini-zombie dipendenti dal cellulare, troppo occupati a seguire una trasmissione televisiva per guardare dove stanno camminando (del resto questo succede spesso in Korea).
Dopo un buon pranzo in un ristorantino cino-giapponese (roll, udon in salsa gelata e dumplings) andiamo all’acquario ma restiamo abbastanza disgustati per lo scarso rispetto che qui viene mostrato verso gli animali e i pesci in particolare. Le mamme picchiano sui vetri delle vasche, i bambini fanno le foto con il flash, i pesci sono allo stretto etc. La ciliegina sulla torta è una sezione piena di “acquari buffi”: pesci dentro un gabinetto, vasche illuminate di rosso/verde/giallo, sensori che al passaggio del pesce emettono suoni etc. Davvero diseducativo e molto poco serio in un centro che dovrebbe acculturare la gente e non sollazzarla beceramente; diciamo che l’Acquario di Genova è tutta un’altra cosa e che per una volta l’Italia ne esce vittoriosa.

La torre illuminata al tramonto
La torre illuminata al tramonto

Scappiamo dall’infernale centro commerciale e ci dirigiamo alla Seoul Tower prendendo la funivia che porta in cima al parco. La visita della torre di 236 m non è la fine del mondo, ma è comunque piacevole. Ci accorgiamo con sgomento che anche qui i lucchetti degli innamorati sono diventati una moda e alla base della torre se ne contano a centinaia di migliaia… che squallore! Un cartello prega di non gettare le chiavi nel parco sottostante.

Ceniamo in un self-service di cucina orientale con piatti nippo-coreani molto gustosi e poi rientriamo in camera perchè come al solito ricomincia a piovere.

2/09/2010 – Seoul

Nella notte c’è stata una forte bufera con vento e pioggia intensa; appena usciti ci rendiamo conto che ci sono danni: rami caduti, tettoie sradicate, striscioni strappati appesi ai fili della luce etc.

Il mercato delle pulci alluvionato
Il mercato delle pulci alluvionato

Anche il Flea Market (mercato delle pulci) che volevamo visitare ha subito danni e un sacco di merce è sui marciapiedi esterni, evidentemente danneggiata. La guardia cerca di farci capire che il mercato è chiuso per via della tempesta ma dovrebbe riaprire in un paio di ore.

Nell’attesa facciamo quattro passi e vediamo un esercito di netturbini, tecnici e semplici negozianti che puliscono e riparano tutti i ricordi della burrasca. Dopo un’ora e mezza torniamo e il mercato è (quasi) in piena attività. La merce esposta è estremamente variegata e alcuni articoli non sfigurerebbero nemmeno in un museo.

Per pranzo troviamo un ristorante giapponese che si rivela essere un po’ americanizzato: il burger annegato in senape e ketchup non mi risulta essere originario del Sol Levante, ma la zuppa di udon è davvero ottima e ci riempiamo la pancia come non capitava da giorni.

Dopo un riposino in camera, usciamo per passeggiare di nuovo al Cheonggyecheon, sperando di assistere all’intero spettacolo di luci e suoni. Il parco è gremito ma lo spettacolo non parte, forse perché la tempesta ha danneggiato qualche attrezzatura…Peccato, ma per fortuna un paio di giorni fa siamo riusciti a vederne una parte!

Decidiamo di rinunciare alla cena poichè ancora satolli per il super pranzo e ci ritiriamo in camera per l’ultima notte in Korea.


Posted by Ale
Posted by Ale

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AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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