Sud-Korea: diario di viaggio (seconda parte)

21/08/2010 – Andong

Altra sveglia alle 6 e salutiamo Seoul, si parte per Andong in bus.

Appena arrivati notiamo che la gente è un po’ più rilassata ma quasi nessuno parla inglese. Troviamo subito un bell’hotel con TV over 40 pollici, frigorifero, distributore di acqua, sterilizzatore a ragi UVA, pc, internet etc etc a prezzo stracciato. Alla domanda “do you speak english?” la ragazza alla reception risponde “yeah” e poi ricomincia subito a parlare in coreano… Comunque in un modo o nell’altro ci facciamo portare in camera, dove ci illustra le meraviglie della moderna tecnologia coreana: luce accesa, luce spenta, tv accesa, tv spenta. Vabbè…poi ci fa capire che dobbiamo pagare in anticipo e se ne va.

Iniziamo l’esplorazione della città e finiamo in un museo folkloristico interattivo, pieno di bambini…a cui probabilmente è dedicato, ops! Noi però ci divertiamo un sacco tra cartoni animati che illustrano le leggende locali, quiz e giochi vari…e poi vediamo il nostro primo spettacolo 4D, un filmino che racconta la storia della fondazione di Andong. La produzione è chiaramente a basso budget ma tra fuoco, vento, schizzi d’acqua e scrolloni della poltrona ridiamo come due fessi!

Un miracolo della cucina coreana: piatto non piccante!
Un miracolo della cucina coreana: piatto non piccante!

Per cena ci infiliamo in uno dei tanti locali nei pressi del mercato, frequentati solo da gente del posto. La proprietaria ha tanto insistito perchè entrassimo, ma non riusciamo a scambiarci nemmeno una parola comprensibile. Alla fine ordina lei per noi e ci becchiamo il piatto tipico della città: gallina bollita con verdure e spaghettini, eccellente e miracolosamente non piccante. Unica difficoltà: non c’erano posate ma solo bacchette, per cui – vedendo le nostre difficoltà – ci hanno offerto un trinciapolli per riuscire a tagliare gli spaghettini.

Torniamo a casa molto soddisfatti e con la pancia piena…ma anche con 20 punti di invalidità semi permanente per essere ststi seduti tutto il tempo per terra a gambe incrociate!

22/08/2010 – Andong

Oggi si va all’Hahoe folk village, un villaggio tradizionale ancora abitato da persone che si impegnano a mantenerlo e a coltivare i campi circostanti. La collocazione è stupenda, in un’ansa di un fiume e lontano da qualunque altro centro abitato. Rovinano un po’ l’atmosfera le strade asfaltate, le automobili e i contatori della corrente elettrica…ma non si può pretendere tutto ovviamente.

L’attrazione più bella è sicuramente l’albero dei tre spiriti, una pianta grandissima e antica nel centro del villaggio, che secondo la tradizione ospita le divinità protettrici e intorno alla quale la gente deposita foglietti con le preghiere.

L'antico albero dei tre spiriti
L’antico albero dei tre spiriti

Con una breve passeggiata dal villaggio si raggiunge il museo delle maschere, una interessante mostra che raccoglie begli esemplari non solo asiatici ma anche dal resto del mondo.

In attesa del bus di ritorno socializzo con una bimba coreana che mi regala il suo cappello di paglia: lo porterò con orgoglio per tutto il viaggio e che l’ho ancora oggi in casa.

Torniamo ad Andong e ci trasciniamo fino alla Seven Story Pagoda, una delle poche pagode in mattoni ancora esistenti; nulla di che e io rischio pure di venire sbranata da un aggressivo barboncino nano.

La giornata finisce con cena in panetteria e visita al tempio dedicato ai 3 eroi che combatterono nella battaglia che portò alla fondazione della città.

 23/08/2010 – Daegu

Prendiamo un bus espresso in direzione Daegu, la terza città della Korea del sud con due milioni e mezzo di abitanti. Non c’è molto da vedere qui, ma è il punto di partenza ideale per l’escursione al più famoso e bel tempio buddista del paese, Hein-sa, prevista per domani.

Il nostro hotel a ore
Il nostro hotel a ore

Gironzolando per la città visitiamo un’antica scuola confuciana, un desolato mercato di medicina tradizionale e un piccolo parco, come al solito dotato di sottofondo musicale rilassante, diffuso da tanti piccoli altoparlanti appesi agli alberi!

E poi vie dello shopping, centri commerciali, mall sotterranei… Daegu pare votata allo shopping forse più di Seoul e ci divertiamo a curiosare in giro, i prezzi sono anche piuttosto buoni.
Ceniamo prestissimo presso uno dei tantissimi locali con dumplings al kimchi e un brodo di the, alghe, palline di pasta gommosa e (forse) pesce. La cameriera non sa una parola di inglese, ma ci prende in simpatia e ci mima come vanno degustati i vari piatti 🙂
Poi via a nanna nel simpatico love motel gestito da un’altrettanto cortese anziana signora.

24/08/2010 – Daegu

Oggi facciamo una gita ad Haein-sa, famosissimo tempio buddista.

Un labirintico sentiero di preghiera
Ross nel labirintico sentiero di preghiera

Sull’autobus siamo in compagnia di un sacco di vecchiette devote che fanno un casino della malora. Qui in Korea sono i giovani ad essere i più silenziosi e discreti, mah…

Al solito tutti ci parlano in coreano e noi non capiamo un tubo ma, tra un gesto e l’altro, riusciamo a scendere alla fermata giusta.

Il tempio, immenso, è immerso in un bel parco naturale ed è circondato da padiglioni e statue distribuiti su un’area piuttosto vasta. Ma la cosa più impressionante è il tesoro custodito dai monaci, ovvero il tripitaka coreano, una raccolta di 80.000 tavolette di legno incise, che contengono la raccolta dei testi sacri del buddismo.

Bibimbap in due versioni

Dopo la visita pranziamo con un bibimbap vegetariano e rifiutiamo il soju (liquore coreano che ha la fama di essere una vera schifezza) che tre signori insistono ad offrirci e saliamo sul bus per rientrare in città.

Il bus sembra pieno, ma in realtà parecchie vecchie pestifere occupano 2 posti. Proviamo a chiedere se possiamo sederci ma no, tutto occupato: nessun problema, viaggeremo in piedi. L’autista però si alza e inizia a far rispettare le regole: cazziando tutti assegna ogni posto vuoto ad uno dei passeggeri in piedi.

Io mi becco una vecchietta simpatica e prodiga di sorrisi, mentre ad Ale ne capita una che ha da ridire sull’assegnazione dei posti, forse perchè siamo degli sporchi gaijin (stranieri) e puzziamo pure come dei mufloni, dopo la giornata in giro. L’autista però è irremovibile e le intima qualcosa, forse di tapparsi la bocca o il naso.

Dopo qualche minuto, un anziano gentile propone uno scambio di posti in modo che Ale e io possiamo sederci vicini; nel frattempo il bus si riempie di gitanti over 70, di cui divento subito la beniamina quando offro in dono ad una signora molto accaldata il mio ventaglio promozionale (che avevo raccattato da qualche parte ad Insadong) e cerco di cedere il mio posto. Le vecchiette sono commosse, parte un applauso e mi placcano per evitare che mi alzi: stanno bene sedute in terra.

 25/08/2010 – Gyeongju

Lo stagno pieno di ninfee
Lo stagno pieno di ninfee

Sveglia alle 6 e partenza in bus per Gyeongju, il “museo senza muri”, antica capitale del regno di Shilla.
La piccola città è completamente circondata dalla campagna e sembra molto graziosa. Per cominciare ci troviamo subito un bellissimo motel (a ore) e partiamo per l’esplorazione. il territorio è disseminato di parchi e giardini molto ben tenuti e pieni di tumuli: sono le antiche tombe dei regnanti costituite da una struttura di legno ricoperta da pietre e poi da diversi metri di terra. Uno spettacolo suggestivo, soprattutto se abbinato al bellissimo stagno pieno di fiori di loto… ma la palma di giardino più bello spetta probabilmente all’Arapji Pord, un antico parco popolato da uccelli e animali vari costruito per ordine di un imperatore dal nome impossibile. Non mancano neppure i vecchietti volontari che si offrono di scattare foto ai turisti.
Il national museum è molto bello, ma buona parte dei reperti sono presenti anche nel museo di Seoul.

Sulla via del ritorno comincia a piovere (ma considerando che siamo nel pieno della stagione umida ci sta andando di lusso!) e prima di arrivare in motel passiamo vicino ad un grosso cantiere: stanno ricostruendo un antico e bellissimo ponte di legno che era andato distrutto. E’ incredibile notare come i coreani abbiamo rimesso a nuovo (spesso ricostruendo da zero) un enorme patrimonio culturale in cosi pochi anni.
Altra cosa che ci colpisce è l’ “autarchia”: quasi tutto sembra essere prodotto in korea da Samsung, LG, Kia, Daewoo e Hyundai.

 26/08/2010 – Gyeongju

Facciamo colazione con una brioche ripiena di patate, zucca e prosciutto, ma riusciamo comunque a non vomitare. Il tempo è nuvoloso e fresco, siamo tentati di affittare un tandem per raggiungere le mete odierne, in alternativa al bus, ma il costo è un po’ alto… mentre cerchiamo di decidere il bus si ferma proprio davanti a noi e la decisione si prende da sé. Meno male perchè di li a poco la temperatura si alza paurosamente e la strada si rivelerà lunga e ripida!!

Bulguksa Temple
Bulguksa Temple

Il Bulguksa temple è molto lontano da qualunque centro abitato, situato in mezzo a boschi pieni di animaletti (tra cui un minuscolo toporagno che troviamo in mezzo ad un sentiero!). Per la prima volta troviamo la zona piuttosto affollata di fedeli e turisti (comunque koreani) ed inevitabilmente si perde in sacralità… la campana che può essere suonata pagando 1.000 won è un esempio tipico di questa tendenza.
La famosissima Seokguram Grotto è un po’ una delusione: la folla e la scarsa visibilità dovuta al vetro di protezione all’esterno della nicchia impedisce di ammirare come si dovrebbe le belle sculture,
Al ritorno in camera abbiamo una bella sorpresa: la proprietaria del motel viene a riscuotere il pagamento della seconda notte, che però noi abbiamo già pagato! Dopo varie peripezie (discusse in un precedente post) finalmente si chiarisce l’equivoco; se la signora fosse giapponese forse a questo punto farebbe seppuku, ma siamo in Korea e dopo cinque minuti di disperazione e inchini le torna il sorriso e corre a comprarci qualche bibita rinfrescante 🙂


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AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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