Un po’ di storia recente a Cracovia, Varsavia e Danzica

A scuola non ci è stato insegnato molto sulla storia recente della Polonia, a parte che con l’invasione nazista del corridoio di Danzica è iniziata ufficialmente la seconda guerra mondiale. E’ un peccato, perché alcuni degli avvenimenti che qui hanno avuto luogo spiegano abbastanza bene l’evolversi della situazione europea dal secondo dopoguerra fino alla caduta del comunismo.

Per fortuna la Polonia ospita – a Cracovia, Varsavia e Danzica – alcuni moderni musei grazie ai quali abbiamo potuto colmare le nostre lacune.

Cracovia e l’occupazione tedesca

La prima tappa di questo percorso è la bella città di Cracovia, dove è possibile visitare un museo sull’occupazione nazista e la vecchia fabbrica di Schindler.

Il primo museo è stato battezzato People of Kracow in times of terror e, prevedibilmente, è il meno interessante della serie: la storia della vita sotto la dura occupazione tedesca dovrebbe essere ormai ben nota anche ai sassi.
Aggiungerei che forse sarebbe il caso di aggiungere al ricordo, e al relativo sconcerto, la consapevolezza che in giro per il mondo esistono ancora tanti regimi e tante repressioni non meno crudeli, e che in paesi a noi molto vicini altri sono pronti a risorgere. Peraltro su questa attualità avremmo anche la possibilità di agire e mostrare così di avere davvero imparato la lezione.

Cracovia - People of Krakow in Times of Terror

Il secondo museo, Kracow under Nazi occupation, è allestito all’interno della vecchia fabbrica di Oskar Schindler, l’imprenditore reso famoso dal noto film di Spielberg Shindler’s list. Il museo è incentrato sulla vita degli operai in fabbrica e cerca di far luce sulla vita dell’imprenditore, personaggio complesso e difficile da inquadrare.

Nato in Cecoslovacchia (all’epoca impero Austro-Ungarico), Schindler fu membro del partito nazista e venne impiegato nello spionaggio per alcuni anni. Si trasferì in Polonia prima dell’invasione tedesca per raccogliere informazioni e nel 1939 acquisì una fabbrica di pentolame a Cracovia.

C’è più di un sospetto che con la guerra egli cominciò a fare largo uso di impiegati ebrei a scopo speculativo. Ma è un fatto che in seguito egli fece moltissimo per salvaguardare la salute e l’incolumità dei suoi operai, assumendosi dei grossi rischi.

Varsavia, la rivolta e il nuovo giogo

La seconda tappa di questo percorso museale è la capitale, che ospita il modernissimo Museo della rivolta di Varsavia.

Varsavia - Museo della rivolta di Varsavia

Questo museo, enorme e ricco di informazioni e cimeli sul periodo, è una full immersion (descritta quasi giorno per giorno) nel tentativo di ribellione contro il regime nazista portato avanti dall’Esercito Nazionale Polacco fra il 1° agosto e il 2 ottobre 1944, prima che le truppe sovietiche arrivassero nella capitale.

Varsavia - Museo della rivolta di Varsavia
Stalin, liberatore della Polonia e nuovo carnefice

Lo scopo dei polacchi era quello di dimostrare al mondo la propria indipendenza liberando perlomeno la capitale, sottraendo ai Sovietici la possibilità di presentarsi come dei liberatori. A causa dell’occupazione sovietica delle regioni orientali legata al patto Molotov-Ribbentrop e della sistematica persecuzione delle classi dirigenti, i polacchi non vedevano grosse differenze tra i nazisti e i sovietici. In tal senso un episodio critico fu la scoperta del massacro di Katyn, su cui è stato recentemente girato un bellissimo film che è stato duramente boicottato, ma che consigliamo di recuperare.

Va sottolineato il fatto che per tutta la durata della guerra i politici polacchi riusciti a fuggire costituirono un governo provvisorio a Londra che collaborò con gli alleati. Numerosi furono anche i soldati polacchi che combatterono nella resistenza o che riuscirono ad unirsi all’esercito britannico.

Nel ’44 le truppe sovietiche erano già alle porte di Varsavia e, dopo aver incitato i polacchi alla rivolta, rimasero a guardare nazisti e ribelli che lottavano senza tregua, in attesa del momento opportuno per intervenire e prendere il controllo del paese. I sovietici negarono persino l’uso dei propri aeroporti agli alleati (in quanto considerati già allora nemici dell’Unione Sovietica), il che rendeva estremamente difficoltoso paracadutare armi e vettovaglie all’interno della città.

I tedeschi subirono grosse perdite, ma dopo 63 giorni schiacciarono gli insorti e misero in atto la vendetta radendo al suolo la città.

Ogni abitante deve essere ucciso, senza fare prigionieri. Che la città sia rasa al suolo e resti come terribile esempio per l’intera Europa
Heinrich Himmler

A quel punto si ritirarono e lasciarono campo libero ai sovietici, da tempo accampati in attesa al di là della Vistola.
Una volta soggiogata la Polonia, i sovietici cominciarono le purghe di ufficiali e soldati polacchi, assurdamente accusati di collaborazionismo con i nazisti.

Il governo provvisorio polacco, sentendosi mortalmente tradito dagli alleati, rilasciò il seguente comunicato:

Non abbiamo ricevuto alcun sostegno effettivo… Siamo stati trattati peggio degli alleati di Hitler in Romania, in Italia e in Finlandia. La nostra rivolta avviene in un momento in cui i nostri soldati all’estero stanno contribuendo alla liberazione di Francia, Belgio e Paesi Bassi. Ci riserviamo di non esprimere giudizi su questa tragedia, ma possa la giustizia di Dio pronunciare un verdetto sull’errore terribile col quale la nazione polacca si è scontrata e possa Egli punirne gli artefici.

Danzica e la resistenza pacifica di Solidarnosc

Terza e ultima tappa del nostro viaggio nella storia della Polonia è l’European Solidarity Centre di Danzica. Qui viene narrata la storia di Solidarnosc, il sindacato fondato sulla non-violenza dall’eroe nazionale Lech Walesa, un uomo qui considerato alla stregua di Gandhi, Madre Teresa, Martin Luther King e Nelson Mandela.

Lech Walesa Solidarnosc

Solidarnosc venne registrato come sindacato indipendente il 24 ottobre 1980, ma contestualmente la corte provinciale di Varsavia tentò di modificarne lo statuto introducendo il ruolo di guida del partito comunista all’interno dell’organizzazione. Tentò inoltre di eliminare i richiami al diritto di sciopero cui il sindacato si appellava in base ai principi dell’ILO.
La corte suprema polacca, a seguito della contestazione di questi atti, diede ragione a Solidarnosc con una sentenza estremamente coraggiosa per l’epoca.

Alla fine dell’anno successivo gli aderenti al sindacato, ormai divenuto un vero movimento sociale, sfioravano la sorprendente quota di 10 milioni e comprendevano operai, intellettuali, cattolici, atei, liberali e conservatori senza alcuna distinzione.
Nel dicembre 1981, mentre era in corso una riunione per prendere in considerazione l’idea di uno sciopero generale, il governo annunciò l’introduzione della legge marziale. Il nuovo governo militare progettava da tempo l’arresto di tutti i membri esecutivi del sindacato e solo in pochi riuscirono a sfuggire alla cattura, trasformando Solidarnosc in un movimento clandestino.

Questo fatto colpì molto l’opinione pubblica internazionale e il papa polacco Karol Wojtyla esortò il popolo a resistere, restare unito e ad avere fede. Il popolo trasse molta forza da questo sostegno, anche grazie ai finanziamenti occulti che dal Vaticano fluivano alle casse di Solidarnosc. Da questi fatti nacque l’iperbolica leggenda secondo cui Giovanni Paolo II liberò l’Europa dal comunismo.

A ottobre 1983 venne conferito a Lech Walesa il nobel per la pace per la sua determinazione a risolvere i problemi della Polonia attraverso negoziazione e cooperazione senza l’uso della violenza. Un’altra grande espressione del riconoscimento internazionale del ruolo di Solidarnosc.

A metà anni 80 l’Unione Sovietica stava perdendo il ruolo di superpotenza a causa della crisi economica e sociale dovuta alla corsa agli armamenti, alla guerra in Afghanistan, all’incidente di Chernobyl e all’arretratezza tecnologica. Nel tentativo di stabilizzare la situazione, Michail Gorbaciov avviò la Perestroika, una serie di riforme che amplio le libertà civili ed economiche, a beneficio diretto della popolazione.

Questa crisi portò le autorità polacche a comprendere che non avrebbero più potuto contare sul supporto effettivo da Mosca per il controllo del paese. A seguito di queste considerazioni e del sostegno crescente di cui Solidarnosc continuava a godere tra la popolazione, nel 1986 vennero rilasciati molti oppositori politici e la repressione si alleggerì.

Nel 1988, infine, il collasso economico e l’ondata di scioperi forzarono le autorità al dialogo con l’opposizione e Solidarnosc fu nuovamente legalizzato. L’anno seguente si tennero elezioni parlamentari parzialmente libere e il nuovo governo guidato dal candidato sostenuto da Solidarnosc iniziò a smantellare il sistema comunista.

La caduta del comunismo in Polonia anticipò di pochi mesi la caduta del muro di Berlino e aprì la strada al crollo di tutti gli altri regimi comunisti d’Europa.

Danzica - Museo Solidarnosc
Davanti alla sede del centro Solidarnosc a Danzica

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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