Skopje, la città inaspettata

Abbiamo lasciato Pristina con destinazione Skopje in una mattinata grigia e piovosa che non lasciava presagire nulla di particolarmente esaltante. Il Kosovo ci è piaciuto molto, sia i paesaggi sia la gente, ma non ispira un mood particolarmente positivo o esaltante: la memoria del conflitto è visibile e forte, come pure la tensione e l’ostilità tra la componente maggioritaria (anzi, quasi totalitaria) albanese e le esigue minoranze serbe che ancora sopravvivono.

L’ingresso in Macedonia

Le pratiche di uscita dal Kosovo e ingresso in Macedonia sono state facili e rapide, ma ci siamo subito scontrati con un piccolo problema: le scritte! Qui non usano caratteri latini ma il cirillico, il che richiede sforzi sovrumani di decodifica e comprensione, soprattutto quando si cerca di orientarsi e di capire in che modo potrà mai essere scritta Ortse Nikolov street…

A parte le difficoltà linguistiche, il nostro ingresso a Skopje, capitale e prima tappa, è stato benedetto da uno splendido sole con cielo azzurro e i bei viali alberati, i palazzi e le verdi montagne intorno alla città ci hanno fatto subito presagire che questo luogo ci sarebbe piaciuto molto.

Skopje è un po’ caotica, ma allegra e piena di vita! Se proprio dobbiamo trovarle un difetto diciamo che la cucina non ci è sembrata granché, ma ci siamo consolati con il burek, una torta salata ripiena di carne o formaggio che qui è veramente eccezionale.

Skopje - palazzo del governo
Il palazzo del governo di Skopje

I moti di Skopje

Skopje - Il palazzo del governo imbrattato dai manifestanti
Dettaglio del palazzo del governo imbrattato dai manifestanti

Da febbraio 2016 la situazione in Macedonia non è tranquillissima: nella capitale e nelle maggiori città del paese sono iniziati movimenti di protesta contro la corruzione del governo, la limitazione delle libertà politiche e di espressione, le intercettazioni telefoniche (si parla di oltre 20.000 politici, giornalisti e giudici controllati illegalmente), l’amnistia concessa dal governo a vari soggetti (imprenditori e politici del partito conservatore a cui appartiene l’attuale presidente) condannati per crimini vari, lo sperpero di denaro pubblico per rinnovare il centro della città con statue e monumenti vari costati molto più della cifra prevista inizialmente. Il tutto mentre buona parte del paese giace in rovina e intere regioni si spopolano a causa della crisi economica e della conseguente disoccupazione.

Il movimento, battezzato inizialmente “I protest“, è anche noto come “Colourful revolution” per via dell’utilizzo di vernici colorate con cui vengono imbrattati (diciamo pure decorati e abbelliti) i palazzi del potere.

Abbiamo avuto modo di verificare ciò non appena entrati in città, passando davanti al palazzo del governo, un orrido edificio in stile neoclassico il cui unico elemento di interesse – a nostro giudizio – erano proprio le variopinte chiazze di vernice sulla facciata, che potevano essere scambiate per una bella e allegra opera d’arte contemporanea.

La sera del nostro arrivo abbiamo anche avuto modo di assistere ad un raduno dei manifestanti nella piazza centrale della città, dominata da una statua di Alessandro Magno. Ci ha sorpreso il contrasto tra questo gruppo rilassato – anche se rumoroso – di gente di ogni età e lo spiegamento di blindati e mezzi delle forze dell’ordine, come se la città fosse sotto assedio.

Skopje - uno dei monumenti imbrattati

Le visite e i musei

Skopje - La gigantesca statua-fontana di Alessandro Magno
La gigantesca statua-fontana di Alessandro Magno

Le maggiori attrazioni turistiche sono raccolte nel cuore della città, intorno alla zona della sopracitata piazza di Alessandro Magno, dove i numerosi monumenti, i moderni musei, le grandi fontane e alcuni palazzi megalomani confinano con strade e quartieri in pessime condizioni. La collina è dominata da un antico forte di cui restano solo le mura e al di sotto del quale sorgono i quartieri storici con il classico bazar.

Il Museum of Macedonia è un grande complesso malandato e peggio segnalato, con una collezione mal allestita e con molte didascalie esclusivamente in macedone. La nostra “guida” ci ha dedicato una trentina di secondi per spiegarci che una sala era dedicata alle rivoluzioni macedoni, un’altra alla icone ortodosse, un’altra alla seconda guerra mondiale, poi è tornato al suo libro. Le nostre successive domande non lo hanno destato più di un’altra manciata di secondi; considerando che probabilmente eravamo gli unici visitatori della giornata, la cosa è stata un po’ seccante. Passando ai padiglioni successivi, decisamente sovradimensionati e semivuoti, abbiamo avuto l’impressione che questo fosse il classico stipendificio statale.

Il secondo museo che abbiamo visitato, il Museum of the Macedonian Struggle, è stato completamente diverso: una struttura moderna e un allestimento veramente suggestivo che ripercorre la lunga lotta dei macedoni per vedere finalmente riconosciuta la propria indipendenza; il tutto accompagnato da Alex, una giovane guida preparata e appassionata.

Alex è stata anche la prima persona incontrata nei Balcani ad ammettere che da queste parti tutti hanno una grande idea nazionalistica (la Grande Macedonia, la Grande Albania, la Grande Serbia, la Grande Ungheria…), ma che spesso queste idee sono molto poco realistiche e sensate.
Ce ne’eravamo accorti viaggiando attraverso la penisola: nei musei montenegrini si rivendica parte dell’Albania; un archeologo kosovaro ci ha dettagliatamente spiegato che Kosovo, Montenegro, il 75% della Macedonia e parte della Grecia sono albanesi… e pure parte del sud-italia (purtroppo l’abbiamo salutato prima che saltassero fuori anche rivendicazioni territoriali oltre oceano). La Macedonia ha sempre avuto grandi discussioni con la Bulgaria e soprattutto con la Grecia, che si è appropriata di una vasta regione macedone rivendicandone storia e cultura e assimilando forzosamente la popolazione locale. E la lista di lamentele potrebbe continuare a lungo.

Ci si rende presto conto che storia e realtà vengono allegramente manipolate per giustificare le proprie pretese, ma anche che non basterebbero due penisole balcaniche per soddisfare le strampalate richieste di tutti!

Skopje - Saint Pantelejmon
Il monastero di Saint Pantelejmon è sulla collina di fronte a Skopje, proprio sotto la grande (e orribile) Millenium Cross

Nel piccolo gruppo di visita, oltre a noi, era presente una coppia australiana di origine macedone grazie alla quale abbiamo intavolato una lunga discussione sull’attualità in Macedonia. La situazione illustrata da Alex è drammatica a causa del governo autoritario e corrotto e della grave crisi economica; per noi non è stato difficile capire le sue parole, ma i nostri compagni australiani, che evidentemente hanno esperienze molto diverse dalle nostre, non sembravano affatto comprendere (“dovreste rimboccarvi le maniche e lavorare anziché protestare!”) e i toni della discussione si sono presto accesi.

La visita si è protratta per quasi tre ore, ma è stata molto istruttiva e ancora una volta ci ha mostrato quanto sia difficile stabilire un dialogo tra le diverse culture; sebbene non si sia arrivati ad un punto di contatto, la discussione si è comunque chiusa nel migliore dei modi con cordiali saluti e strette di mano.

Skopje - Matka Canyon
Il Matka Canyon

Tra le escursioni più interessanti che si possono fare da Skopje c’è quella al Matka Canyon, un bel lago artificiale stretto in una gola a pochi chilometri dalla città su cui è possibile passeggiare, fare escursioni in barca e visitare piccole grotte popolate da migliaia di pipistrelli. Per raggiungerlo abbiamo attraversato paesini e vie minori alla base della montagna, dove è possibile rendersi conto del degrado che regna sovrano a pochissimi chilometri di distanza dalle grandi opere “propagandistiche” del centro città.

Skopje - grotte con pipistrelli sul lago Matka
Una delle grotte piene di pipistrelli sul lago Matka

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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