Due parole sui sikh

La Malesia è veramente un bel mix di razze e religioni che sembrano convivere pacificamente fianco a fianco. Fra le tante comunità quella sikh è ben rappresentata e ha, come sempre, attirato la mia attenzione: non c’è un motivo razionale, ma ho sempre avuto una grande simpatia verso questi omoni barbuti con il loro curatissimo turbante.

Primo incontro con i sikh

Tempio Sikh Bangkok
Camera diurna del libro sacro nel tempio di Bangkok
 Il nostro primo incontro con i sikh risale al 2008, ci trovavamo a Bangkok al termine di un viaggio in Thailandia e scoprimmo per caso l’esistenza del secondo più grande tempio sikh del sud-est asiatico. In realtà non fu facilissimo trovarlo perché era poco appariscente e nascosto tra vari palazzoni. Una volta entrati fummo accolti da un simpatico ragazzo che, dopo avermi agghindato con una bandana arancione a mo’ di turbante, ci accompagnò a visitare il tempio, una struttura abbastanza diversa da quello che immaginavamo. Il tempio era infatti articolato su più piani: i locali al piano terreno comprendevano una grande mensa e sembravano dedicati alla socializzazione, mentre la sala di preghiera era ad un piano superiore.
Era una grande stanza silenziosa e semplice, piuttosto spoglia e dal soffitto basso, il cui pavimento era coperto da moquette e alla cui estremità era collocato il libro sacro – l’undicesimo e ultimo guru – su una sorta di altare.
La nostra guida ci introdusse molto cordialmente alle basi del sikhismo, una religione monoteista fondata nel XV secolo nel tentativo di unire indù e musulmani. Il fondatore, il Guru Nanak, avviò la stesura del Guru Granth Sahib, il testo sacro dei Sikh. Il libro, che contiene anche gli insegnamenti di saggi indù e musulmani, venne completato dai nove successori di Nanak.
Il decimo Guru, poco prima di morire, stabilì che il libro era ormai perfetto e che non sarebbe stato necessario nominare un nuovo Guru… o meglio che, da quel momento in avanti, sarebbe stato il libro stesso il Guru definitivo dei Sikh!
La nostra guida ci condusse quindi alle stanze del libro spiegandoci che da quel momento esso viene considerato e riverito come una persona reale: ha la sua stanza climatizzata, viene pulito quotidianamente, la sera viene messo a dormire nel suo cassetto ben imbottito eccetera. Il sikh sostenne anche che il libro parla alla comunità: è sufficiente aprirlo a caso e leggere per sapere cosa ha da dire ai fedeli. La cosa sul momento ci fece sorridere, ma non è difficile immaginare che il Dio-profeta uno e trino che cammina sull’acqua, moltiplica i pesci e resuscita i morti possa fare lo stesso effetto su un giovane sikh!

Il tempio di Kuala Lumpur

Otto anni dopo ci siamo ritrovati a Kuala Lumpur, sede del Gurdwara Tatt Khalsa, il più grande tempio sikh del sud-est asiatico e senza perdere l’occasione ci siamo fiondati a visitarlo, un pochino piu preparati della scorsa volta! Nei templi sikh tutti sono benvenuti, ma di regola i non fedeli vengono accompagnati. Sfortuna ha voluto che dei tanti ragazzi presenti in quel momento nessuno parlasse una parola di inglese! Questa volta alla nostra sorridente guida non siamo riusciti a scucire che il nome e la provenienza, India (non un grosso scoop, quasi tutti i sikh sono originari del Punjab indiano).
Al momento di uscire ci ha fatto segno di unirci al pranzo comunitario nella mensa… a causa delle difficoltà di comunicazione e del relativo imbarazzo nel non capire il funzionamento della cosa abbiamo rifiutato. Solo in seguito abbiamo scoperto che in ogni tempio è presente una cucina, il langar, che offre gratuitamente cibo ai poveri e a tutti i visitatori, senza distinzione di razza, credo, casta, sesso e stato sociale; essa esprime l’etica della condivisione, della comunità e dell’inclusione sociale.
 
Tempio Sikh Kuala Lumpur
Il tempio sikh di Kuala Lumpur

Fondamenti

La base del sikhismo si fonda su tre principi:
1) venerare il nome di Dio
2) lavorare con onestà
3) condividere con gli altri il guadagno e ciò che si possiede
 
“Prima di diventare sikh, musulmani, indù o un cristiani, cerchiamo anzitutto di diventare esseri umani”
Guru Nanak Dev Ji
 
I sikh sono convinti che ciascun individuo sia uguale di fronte a Dio, nel sikhismo il proselitismo non è contemplato e non esiste un clero: ogni fedele, uomo o donna che sia, può condurre la preghiera comunitaria.
 
“Tutte le fedi devono essere rispettate per la loro nobiltà d’intenti”
Guru Nanak Dev Ji
  
Ogni sikh aggiunge al proprio nome quello di “Singh” (leone) per gli uomini e “Kaur” (principessa) per le donne ed è tenuto a portare i cinque simboli distintivi, conosciuti come i cinque K:
1) kesh (capelli lunghi che gli uomini generalmente raccolgono in un turbante)
2) kangha (un pettine di legno infilato tra i capelli)
3) kara (un braccialetto di ferro)
4) kachera (un particolare tipo di biancheria)
5) kirpan (un pugnale, simbolo di giustizia)
 
“Quando non vi sia alcun altro tipo di rimedio, è giusto, in realtà sguainare la spada”
Guru Gobind Singh
 
matrimonio sikh
Matrimonio sikh (foto rubata online!)
 

Storia recente dei Sikh

I sikh ebbero un grande e ultimo capo nella persona di Ranjit Singh (1780-1839), condottiero che ebbe anche un ruolo importante nel Grande Gioco.
 
Disse di lui l’agente inglese – e protagonista del Grande Gioco – Alexander Burns:
‘La natura è stata davvero parca di doni con quest’uomo. Ha perso un occhio, è segnato dal vaiolo e la sua statura non è superiore a cinque piedi e tre pollici. Eppure egli ha l’attenzione istantanea di tutti quelli che gli stanno intorno. Non un uomo parla senza un suo segno, anche se la folla che lo circonda è più simile a un bazar che alla corte di un principe’
 
Alla sua morte il regno sikh, nell’attuale Punjab, decadde rapidamente e non si riprese più: nel 1849 passò sotto il controllo inglese (pare che l’attuale copricapo tradizionale derivi da quello utilizzato dai reparti sikh dell’esercito inglese), mentre dopo l’indipendenza dell’India e la successiva scissione fra India e Pakistan, il Punjab si trovò proprio sulla linea di frattura dei due Stati. A causa delle divergenze e degli scontri con i musulmani, buona parte dei sikh venne concentrata a forza nel Punjab indiano. Qui i contrasti con gli induisti furono altrettanto forti e lo scontro tra i separatisti sikh e il governo indiano raggiunse l’apice nel 1984, quando il primo ministro indiano Indira Gandhi ordinò l’operazione Blue Star: un attacco al Tempio d’Oro, il più sacro dei templi sikh, allo scopo di eliminare i vertici del movimento indipendentista. Il generale a capo delle forze armate indiane fece resitenza, sapeva che questo attacco sarebbe stato considerato sacrilego dalla comunità sikh, e venne rimpiazzato. L’operazione venne insabbiata, ma i morti – soprattutto civili – furono moltissimi, forse decine di migliaia. Tra le conseguenze di questo attacco ci fu l’omicidio della stessa Indira Gandhi ad opera di due sue guardie del corpo sikh, a cui seguirono gravi violenze di rappresaglia contro la comunità.
 
Ad oggi la diaspora sikh è diffusa in tutto il mondo, nonostante il 75% viva ancora nel Punjab; sebbene poco conosciuti essi sono 26-28 milioni, circa il doppio degli ebrei.
 
Tempio Sikh Kuala Lumpur
Tempio di Kuala Lumpur. Sebbene molte donne sikh portino il velo, l’obbligo vige solo all’interno del tempio

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

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