Shikoku: un’altra faccia del Giappone

Lo Shikoku è grosso circa come la Sardegna, è la più piccola e meno popolosa della quattro principali isole giapponesi ed è famosa soprattutto per un antico pellegrinaggio buddhista che tocca 88 templi. Difficilmente i pellegrini di oggi si sparano tutti i 1.200 km a piedi, ma persino in pieno autunno è abbastanza facile avvistarne qualcuno con i tipici abiti bianchi tradizionali, il cappello di paglia e il bastone con sonaglio.
Arrivando in treno dall’Honshu – collegato tramite una serie di ponti che attraversano isole minori – si coglie subito il diverso paesaggio, molto più campestre e meno urbanizzato, con vaste aree a vocazione agricola. Numerosissimi rapaci sembrano accompagnarci lungo il tragitto e passando tra colline boscose, risaie a terrazza, piccoli cimiteri incastonati ovunque e spartani paesini di provincia ci sentiamo molto lontani da Tokyo.
Dopo esserci abituati alla precisione e al silenzio dell’Honshu, qui si rimane un po’ colpiti dal (relativo) disordine e informalità, pare proprio di essere nel Giappone meridionale, volendo usare gli stereotipi italiani…
Qui si possono trovare cartacce per terra (ho personalmente visto un giovinastro che gettava a terra la plastica di un pacchetto di sigarette in stazione!! ma per fortuna il mondo è tornato in equilibrio settanta secondi più tardi, quando una signora delle pulizie è corsa a raccoglierla), bambini che fanno i capricci, ragazzini che schiamazzano a medio volume etc; abbiamo addirittura sentito squillare un telefono sul treno, roba da pazzi!! Qui esistono persino dei giapponesi ciccioni (*) e con questo si arriva al pezzo forte…la cucina è il massimo, i piatti sono molto saporiti e in dosi da caserma!!
I mezzi pubblici restano comunque efficientissimi e spaccasecondo, sebbene i treni locali siano ridotti a singole carrozze diesel che viaggiano su binario unico tra boschi e foreste di bamboo!

(*) non darei del ciccione ad un lottatore di sumo e, a dir la verità, quando a Tokyo ne ho visti tre uscire dagli allenamenti con il loro bello yukata variopinto nemmeno ho avuto il coraggio di avvicinarmi per fare una foto! Essendo delle belve con rapporto peso-potenza 1:1, se ne prendi uno e gli fai la liposuzione ti esce fuori l’incredibile Hulk…

Tokushima

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Questa cittadina di medie dimensioni sorvegliata dall’alto da DevilMan è carina, ma abbastanza anonima; in Giappone è nota per l’Awa Odori, una danza tradizionale che si svolge ogni anno durante il mese di agosto, oltre che per essere una delle basi principali del pellegrinaggio degli 88 templi.
In albergo ci ha accolto un anziano signore che non parlava una virgola di inglese, ma che ci ha fatto una lunga dissertazione in giapponese stretto tra mille inchini e “gosaimas” (il salamelecco nipponico). Dopo dieci minuti abbiamo capito che la nostra stanza non era ancora pronta, giusto in tempo perché un altro tizio corresse giù dalle scale per farci capire invece che era pronta! Il vecchietto della reception si è quindi inchinato altre seicento volte e ci ha fatto una foto da appendere al muro per la sua collezione di gaijin – poverino, ci ha messo 5 minuti perché le mani gli tremavano come foglie e non riusciva a mettere a fuoco – più tardi ce ne avrebbe data una copia, chiedendoci di scrivere i nostri nomi sulla sua 🙂
Eccoci benvenuti in Shikoku!

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Alle feste i giapponesi non possono esimersi dal vestirsi da imbec… ehm, da personaggi kawai
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Attivissima nonnetta volontaria

Abbiamo avuto la fortuna di capitare a Tokushima proprio durante un piccolo Matsuri, una festa tradizionale, dove abbiamo provato varie specialità gastronomiche e ci è stato persino offerto un generoso assaggio della famosa e costosa carne di Kobe! Tra le varie bancarelle non mancavano, come sempre, numerosi anziani volontari che divertivano i bambini con antichi giochi tradizionali, insegnavano ai giovani le tecniche di intreccio della paglia e cosi via.

Si rimane sempre colpiti dal modo in cui i giapponesi rispettano e si sforzano di tenere in vita le vecchie tradizioni, anche con interventi istituzionali, e di come anche i più giovani risultino coinvolti! Vedere dei bimbi di 8-10 anni che fanno numeri da circo con il kendama fa riflettere sulla differenza culturale che esiste tra il Giappone e il resto del mondo occidentale.
Ovviamente eravamo gli unici non giapponesi e abbiamo destato una certa curiosità, ma purtroppo qui l’inglese è merce rara e persino i ragazzi di 15-20 anni che dovrebbero studiarlo a scuola non sono in grado di capire le parole più semplici.

Matsuyama

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Ramen fatti a mano e cotti sul momento!

Si trova sulla cosa occidentale dell’isola ed è la città più grande della regione, raccolta intorno ad un antico castello circondato da un parco e punteggiata di piccole colline verdi che sorgono tra i palazzi. È un posto piacevole in cui abbiamo passato qualche giorno e a cui ci siamo particolarmente affezionati, anche perchè qui abbiamo trovato i ristorantini migliori del Giappone!!
Il primo si chiama Shuhei e, guardando la vetrina, a prima vista l’avevamo scambiato per una falegnameria…ma l’operaio che sembrava al tornio stava in realtà preparando ramen, che i suoi colleghi cuocevano nel mezzo di una cucina circondata dal bancone! La carne sulla griglia fumava e così sembrava anche il pavimento… non era un effetto ottico, qui la pasta viene scolata direttamente su un tombino a terra e le enormi scodellone di ramen che escono da questo caos di cucina sono BUONISSIME!!

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Gli ingredienti sono a scelta e si spazia tra carne, pesce, uova, verdure etc

Il secondo super-locale è l’Himawari grill e fa teppanyaki ovvero cucina alla piastra: il menù è vario e il locale molto carino, ma quel che conta è che i piatti sono gustosissimi e sfamerebbero uno yokozuna.

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Prima che lo chiediate… no, il cuoco del teppanyaki non parlava una parola di inglese!

Dogo Onsen è una delle stazioni termali più antiche e famose del Giappone e si dice che Hayao Miyazaki si sia ispirato ad essa per il suo “Spirited Away” (“La città incantata” nella demenziale traduzione italiana), famosissimo film di animazione di Studio Ghibli. Effettivamente possiamo confermarlo!

Dogo onsen by night
Dogo onsen by night
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Ross ha finalmente incontrato il suo idolo Totoro

Purtroppo nel corso degli anni sono sorti attorno a questo edificio in legno una miriade di palazzoni che lo soffocano e rovinano molto l’atmosfera che, con la mente al film, avrebbe potuto essere magica, e lo fanno sembrare più piccolo di quanto in realtà non sia. Un vero peccato, ma nonostante questo la spettacolare architettura merita assolutamente una visita. La onsen è ancora attiva e chi volesse provarla – cosa che noi non abbiamo fatto – può scegliere tra vari pacchetti “spa” più o meno esclusivi, ma comunque alla portata di tutti. Per chi è tirchio o non vuole mostrare le sue grazie in pubblico è disponibile nelle immediate vicinanze una “foot spa” gratuita, ovvero una fontana di acqua calda con panche in legno in cui tenere a mollo i piedi e rilassarsi un po’, magari ammirando l’adiacente orologio meccanico, con uno spettacolo di automi ad ogni ora. La foot spa è collegata alla onsen da una via commerciale con bei negozi di artigianato e ristoranti.

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Dogo Onsen

Nella zona di Dogo Onsen si trova uno degli 88 templi del pellegrinaggio dello Shikoku, ovvero Ishiteji, un complesso stranissimo e di origini antiche visto che la prima testimonianza risale al 700 dopo Cristo. 20151105-DSC_6251E’ costituito da un gruppo di santuari, alcuni in pessime condizioni, ciascuno dedicato ad uno specifico bodhisattva o a qualche figura sacra del buddhismo, oltre a una lunga grotta buia costellata di statue di Buddha e un grosso cimitero di bambini mai nati (una recente forma di culto che ha lo scopo di placare gli spiriti vendicativi dei bambini abortiti).
Di giapponese ha molto poco, data la confusione e caoticità degli elementi architettonici qui presenti: statue in stile indiano, pitture khmer, enormi incensiere che portano alla mente l’Indocina eccetera.

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Cimitero dei bambini mai nati, una delle tante forma di superstizione martellate nel buddhismo giapponese

Il parco del Matsuyama-jo occupa un’area molto vasta e vale davvero la visita. Si parte dai giardini al livello inferiore, Ninomari Shiseki Teien, antica sede del primo livello di difesa e attualmente occupati da un laghetto e da tantissimi alberi di agrumi di ogni tipo, tutti carichi di frutti.

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Carpe nel Ninomari Shiseki Teien

La salita al castello é impegnativa, ma la vista sulla cittá è già di per sé una ricompensa; la visita alle sale interne consente di apprendere molte informazioni sulle diverse strategie di difesa militare, ammirare una piccola collezione di armi, armature etc e una piccola, ma interessante esposizione dedicata alle complesse tecniche di costruzione a incastri che consentivano di evitare l’utilizzo di corde e chiodi (che pare indebolissero il legno, oltre ad essere poco adatti in chiave antisismica).

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Vista dal castello

Koshin-an è il luogo di ritiro del poeta di haiku Kurita Chodo, del quale abbiamo parlato qui. Si tratta di un piccolo cottage costruito appositamente per comporre versi, sorseggiare tè e godersi uno stile di vita rilassato e sereno in mezzo alla natura. La visita è gratuita e viene offerta una tazza di tè inseme con un breve testo introduttivo sul luogo.

Matsuyama é inoltre un’ottima base per una gita in giornata a Uchiko, di cui abbiamo già parlato qui.

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Partendo in traghetto per Beppu lasciamo un pezzetto di cuore anche in Shikoku

 

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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