Rohani, le statue coperte e il rispetto di sé

Sul tema Iran, da che l’ho visitato nel 2013, sono particolarmente sensibile perché ritengo che – negli ultimi decenni – ci sia stata tanta disinformazione unita a pregiudizi, connubio pericoloso che porta a facili strumentalizzazioni, tanto più in un contesto internazionale fluido e instabile. Per questo motivo ho assistito con entusiasmo all’avvicinamento Iran-USA (o meglio Iran-occidente) reso possibile dalla presidenza di Rohani e avallato dall’ayatollah Kahmenei. Mi è sembrata la via giusta per un paese che ha sì molto da fare sul fronte dei diritti umani e delle libertà individuali, ma che è anche stato demonizzato oltre misura e senza meritarlo, soprattutto se si pensa al differente trattamento riservato ad Arabia Saudita e ad altri partner commerciali dell’occidente che in tema di diritti e libertà hanno posizioni decisamente più retrograde e conservatrici della Persia.

La visita del presidente iraniano in Italia è stata una notizia fantastica e mi ha fatto ricordare i commenti entusiastici degli iraniani sulla cultura italiana, l’amore dichiarato verso il belpaese, la percezione di amicizia e affinità tra le nostre culture, nonostante i freddi rapporti istituzionali degli ultimi decenni.

E poi, quando é arrivato il momento glorioso della visita a Roma, é successo il fatto di cui ora tutti hanno parlato a livello internazionale: l’occultamento delle statue nude del Campidoglio. All’inizio pensavo fosse una bufala del web e l’ho trovata divertente, salvo poi scoprire che purtroppo la notizia era vera: era forse dai tempi di Berlusconi che non facevamo certe figuracce in mondovisione. Poi è sopraggiunta l’amarezza, la consapevolezza che la classe politica italiana cambia colore ma non muta in fatto di superficialità, pressapochismo e ignoranza. Come Sgarbi, nella sua antipatica lucidità, ha sintetizzato perfettamente: Rohani è una persona colta, non un terrorista dell’IS.

A parte questo errore di valutazione circa il background di un ospite tanto rilevante, c’è un aspetto grave che non va sottovalutato, ovvero la scarsa considerazione per la propria cultura e arte, per il proprio passato insomma. Non solo non siamo consapevoli di quello che gli altri pensano di noi, ma addirittura ci autocensuriamo nella speranza (folle, infondata) di compiacere un potenziale partner commerciale e di adularlo a sufficienza con un servilismo oscurantista. La nostra cultura, che ci viene invidiata dal resto del mondo, diventa qualcosa da nascondere, di cui negare l’esistenza se pensiamo che possa dare fastidio ai nostri ospiti.

Alcuni hanno paragonato tale episodio alla rimozione dei crocifissi nelle aule, ma si tratta di qualcosa di molto differente. Il crocifisso è un simbolo religioso e, come tale, va rimosso da ogni luogo pubblico e laico, nel rispetto della pluralità di pensiero e di credo; io stessa, in quanto atea, auspico la rimozione di ogni condizionamento religioso nelle sedi della cultura. La statua di un nudo, invece, è un prodotto culturale e, proprio in virtù di ciò, viene esposta nei luoghi pubblici a beneficio di chiunque. Che piaccia o meno, è espressione artistica e non ideologica, è il patrimonio che connota un popolo e la sua identità.

Come se l’occultamento delle statue non fosse stato già abbastanza grave in sé, a seguito della risonanza dell’evento a livello internazionale i nostri gloriosi rappresentanti politici hanno iniziato la caccia alle streghe: nessuno sapeva niente del perché le statue fossero state coperte, nessuno aveva dato indicazioni in merito, tutti pronti a gridare allo scandalo e a promettere la punizione del colpevole.

Eccoci di fronte all’ennesima Caporetto della classe dirigente italiana: una scelta sbagliata, per quanto esecrabile, è comunque sempre una scelta da portare avanti assumendosi le proprie responsabilità. Il problema è che in Italia abbiamo perso l’abitudine di assumerci responsabilità, i capi sono sempre pronti a prendersi gli onori ma non si accollano mai gli oneri richiesti dal ruolo ricoperto e ogni parola detta o azione compiuta può essere negata, plasmata, rimodellata e forgiata a seconda della moda del momento, con l’avallo dei media che non vanno mai in profondità, galleggiano al di sopra della verità per consentire che la farsa vada avanti.

Non so se verrà mai fuori il nome del colpevole, forse verrà punito l’ennesimo capro espiatorio (probabilmente uno stagista). Quello che mi preoccupa è la sensazione che l’Italia sia guidata da un branco di scimmie ululanti, senza dubbio chiassose, brave a parlare, ma pur sempre scimmie (senza offesa per i primati).

P.S.: Rohani, per calmare le acque, ha detto che l’occultamento delle statue non era stato concordato con il suo team ma che lo considera un segno della straordinaria ospitalità italiana. Lui sì che è un signore…

Ross

The mottos that best represent me? "Worry more about your conscience than your reputation. Because your conscience is what you are, your reputation is what others think of you. And what others think of you is their problem." and..."Frankly, my dear, I don't give a damn!"

2 pensieri riguardo “Rohani, le statue coperte e il rispetto di sé

  • 29/01/2016 in 12:50 pm
    Permalink

    concordo parola per parola, non sono mai stata cosi’ in sintonia con Sgarbi anche se la sua aggessivita’ a volte mi disturba molto

    Risposta
    • 30/01/2016 in 2:17 pm
      Permalink

      Che bello vedere che qualcuno la pensa come me ☺

      Risposta

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