Preparazione mentale per un viaggio a lungo termine

Siamo ad una settimana dalla partenza per il Giappone, prima tappa di un viaggio attraverso l’Asia che stiamo pianificando da un po’ di mesi. Messo da parte il grosso dell’organizzazione pratica e logistica (biglietti aerei, assicurazione, alberghi etc.), vorremmo fare il punto su questa scelta, che interrompe una vita “normale” che durava ormai da più di 10 anni.

Come mai abbiamo deciso di partire? 

Ross: sicuramente per delusione verso l’Italia. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una “Caporetto” generalizzata: classe politica imbarazzante e inconcludente, economia in crisi, società senza più valori. Allo stesso tempo abbiamo visto il trionfo della furberia, della prepotenza, dell’illegalità e abbiamo capito che vivere in questo paese non ci piaceva più. Ma c’è sicuramente un altro motivo che ci ha spinto a partire, ovvero l’amore per il viaggio e, soprattutto, per l’Asia. Ci siamo già soffermati altrove su cosa significa viaggiare per noi. Diciamo che non ci bastavano più le 2 settimane di ferie estive e avevamo bisogno di un’esperienza più profonda.

Ale: ci sono tanti motivi e nessuno in particolare. Uno è la situazione del nostro paese, non tanto dal punto di vista economico quanto da quello morale e sociale. Vivere in Italia è pesante, per questa paura onnipresente di dover cedere un millimetro al benessere economico acquisito, ma soprattutto per la mancata consapevolezza del fatto che questo arroccamento sta producendo ormai da anni un drastico calo della qualità sociale della vita: non crediamo più in niente e non ci fidiamo più di nessuno, quindi evitiamo sistematicamente di preoccuparci (se non a parole, che non ci mancano mai…) di tutto ciò che succede un centimetro fuori dalla porta di casa nostra. Il secondo motivo – seguendo un ordine assolutamente randomico – è la stanchezza verso questa società consumistica: come tanti ho la fortuna di guadagnare un po’ più di quello che mi serve per vivere decentemente… tenendo presente che PC, smartphone, tablet, macchina fotografica, sky, ADSL etc etc etc NON sono necessari per vivere decentemente, quindi non cominciate a pensare che io sia ricco! Ho lavorato per 10 anni facendo qualcosa che sicuramente mi piace, ma in cui non ho mai creduto, che non mi ha mai fatto sentire utile e appagato. E ora che ho qualcosa da parte mi chiedo perchè dovrei andare avanti… per poter spendere soldi in cianfrusaglie e tecnologie che non mi servono? Per farmi pulire casa da altri? Per la tv satellitare? Non mi interessa, non mi piace il “lusso” e penso anche che se abbiamo a cuore un mondo più equo dovremmo cominciare ad abituarci all’idea di rinunciare a qualche comodità Nel frattempo frotte di profughi arrivano dal Medioriente a illuminarci: ieri erano come noi, oggi non hanno più nulla… ma il mondo cambia e noi chiudiamo gli occhi: no, no, non è vero nulla, è solo colpa loro, nascondiamoci dietro un muro e tutto sparirà. Quindi l’unico motivo che mi spingerebbe a restare al mio posto dovrebbe essere la paura del futuro, del lavoro che non si trova, della pensione che non arriverà mai… ma può un giovane (… oh, ma che cazzo sorridete?! sono ggiovanissimo!!) arrendersi cosi, rinunciare a vivere per paura? Ormai si è appiattito tutto, ci siamo convinti di voler e poter essere giovani fino a 80 anni, nell’aspetto e negli atteggiamenti, ma nel frattempo dentro siamo diventati vecchi, senza più speranza, fiducia, curiosità. La vita è un viaggio, ma la tentazione è sempre quella di fermarsi alla prima stazione (… mmm, questa non escludo di averla letta sulla carta di qualche cioccolatino). Non so cosa voglio… vorrei poter dire “but i know how to get it”, ma non è esattamente cosi. Il viaggio è un’opportunità per fare esperienze nuove, per vedere mondi diversi, imparare ad adattarsi… e cercare di tirarne fuori il massimo. Alla fine forse troveremo una nuova strada, o forse torneremo sui nostri passi, ma sono sicuro che non avremo nulla di cui pentirci 🙂

Come mai l’Asia?

Perché abbiamo un legame particolare con questo continente, che per noi è quello con la storia e la cultura più interessanti al mondo. L’Asia racchiude in sé ciò che amiamo ed è un interessante oggetto di studio dal punto di vista geopolitico; insomma, rappresenta  un’inesauribile fonte di conoscenza e occasione di riflessione. E poi ci divertiamo a scorazzare tra le risaie in bici o in scooter, ci piace contemplare il riflesso delle nuvole sui fiumi limacciosi, vedere la vita che scorre ad ogni ora del giorno e della notte, gustare cibi con sapori particolari, difficili da trovare qui in Europa.

Cosa vorremmo fare durante questo viaggio?

Sicuramente esplorare i paesi che ancora non abbiamo visto e poi conoscere la gente del posto, cercare occasioni di confronto e dialogo e imparare qualcosa delle culture alle quali ci avvicineremo. Vorremmo anche riuscire a studiare e leggere, ovvero due cose che richiedono tempo e dedizione, beni preziosi e sempre più rari nella vita quotidiana. Faremo sicuramente tante foto; magari qualcuna sarà anche bella… e uno dei piccoli sogni è un progetto fotografico a tema sociale, chissà. In fondo il primo esperimento non è andato tanto male 🙂

Quanto tempo staremo via?

Questa è la risposta più facile da dare e che lascia perplessi quelli che ce lo chiedono: non lo sappiamo. Non abbiamo un’idea precisa di quando torneremo a casa, fermo restando che abbiamo preso un anno di aspettativa dal lavoro. Il punto è che non vogliamo fare programmi perché stiamo cercando di uscire dai binari di una vita programmata in ogni singolo aspetto. Quindi staremo via finché ne avremo voglia, finché i soldi basteranno, finché non sentiremo nostalgia di casa e delle persone che amiamo, finché non ci sentiremo stanchi.

Cosa succederà quando torneremo?

Su questo punto non abbiamo le idee chiare (ovviamente). La nostra idea, anche leggendo le esperienze di altri, è che si ritorna cambiati da viaggi del genere. Il che ci fa pensare che probabilmente non riprenderemo la vita di prima, così com’era. E’ divertente ripensare a come ogni viaggio già intrapreso ci abbia cambiato profondamente: 10 giorni in Cambogia ci hanno fatto dire che nulla sarebbe stato più come prima per via dell’ineguagliabile bellezza di Angokor, al ritorno dal Vietnam si è radicata in noi la convinzione che gli USA abbiano dei seri problemi sul concetto di democrazia e libertà, dopo l’Iran abbiamo capito che nulla è mai come viene descritto dagli altri e la fugace visita ai luoghi dello sbarco in Normandia ci ha fatto riflettere su quanto il mondo occidentale dia per scontata la pace nei propri territori e tenda a sottovalutare la tragedia della guerra nelle altre parti del mondo.

Quali aspettative abbiamo per il nostro futuro?

Ci muove la speranza di imparare tanto e di trovare un luogo migliore in cui vivere, sia esso fisico o solo mentale. Vorremmo tornare più ricchi (e ovviamente non ci riferiamo al conto corrente), più sereni e più leggeri nell’anima. E poi magari, prima o poi, scriveremo anche la nostra bucket list…

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

2 pensieri riguardo “Preparazione mentale per un viaggio a lungo termine

  • 13/10/2015 in 8:37 am
    Permalink

    Buon viaggio, amici! La vostra è una scelta complessa… nessuno può dire ora che cosa porterà, ma il bello è proprio questo. Non sapere la fine. Scelta affascinante, sicuramente. Teneteci aggiornati 😉
    buona strada

    Risposta
    • 17/10/2015 in 3:16 pm
      Permalink

      Grazie Vale!
      Le prime 24h sono andate splendidamente e se il buongiorno si vede dal mattino…;)
      A presto,
      Ross

      Risposta

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