Pelleginaggio alla collina sacra di Mihintale

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La cima della collina di Mihintale

Pochi km a est di Anuradhapura sorge la collina di Mihintale, importante e battutissima meta di pellegrinaggio buddhista, raggiungibile in 20 minuti con il tuk tuk. La lunga scalinata che porta alla cima è costituita da gradini con una alzata ridotta che si dice siano più di 1.800… la salita non è comunque molto faticosa, a patto di evitare le fasce più calde della giornata; al nostro arrivo, alle 8 di mattina, la temperatura era accettabile e i pellegrini ancora poco numerosi.

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La quiete di Kantaka Chetiya

Il sentiero, che parte da un piccolo parco dove potete lasciare le bici o il tuk tuk, è popolato dalle onnipresenti scimmie e costellato di piccoli dagoba, templi e statue, in buona parte ridotti a ruderi, ma comunque apprezzabili.

Consigliamo di non mancare il piccolo bivio a destra nella parte bassa del percorso, costituito da una scalinata relativamente ripida, che conduce ad un piccolo pianoro semiabbandonato in mezzo alla foresta. Qui potrete contemplare in tutta calma i resti dell’antico dagoba Kantaka Chetiya e a pochi passi troverete un’enorme roccia con grosse crepe attraversabili, anticamente utilizzate dai monaci come luogo di meditazione.

L’ultima rampa di scale è frequentata da numerose e simpatiche scimmie.

Sulla cima della collina sono presenti invece alcune strutture in condizioni migliori, ma anche la massima concentrazione di folla!

La più alta terrazza panoramica, situata su un roccione a picco sullo strapiombo, è il classico collo di bottiglia: il percorso da affrontare è molto stretto, passa su ripida roccia viscida – con alcuni gradini abbozzati grossolanamente – e va ovviamente affrontato a piedi nudi.

La vista dalla piccola terrazza panoramica Il vero problema però
La vista dalla piccola terrazza panoramica

Il vero problema però è la competizione delle centinaia di indigeni che premono per salire, mentre sulla cima altre decine di persone premono per scendere… la salita in realtà è breve e in condizioni ideali richiederebbe forse 5 minuti, ma noi ne abbiamo impiegati circa 40, imballati come sardine e pressati contro una misera ringhierina di ferro traballante, unico confine tra noi e il dirupo! Durante tutto il tempo abbiamo inoltre dovuto tenere a bada l’arzilla vecchietta alle nostre spalle che alternava tentativi di sorpasso a espliciti solleciti a darci una botta – pacche sul sedere abbinate a gesti traducibili con “vai, vai che c’è spazio, che cavolo aspetti?!”.

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La foto non rende giustizia al caos imperante sul roccione!

Confesso che per mantenere la serenità mentale serve un po’ di impegno in mezzo a quella follia (e che per un attimo ho persino rimpianto l’ordine e il buonsenso italiani, il che è tutto dire…), ma è stata sicuramente una delle esperienze di viaggio a cui non si dovrebbe mai rinunciare!

NB: attenzione a non indossare le scarpe in aree considerate sacre, visto che i cartelli con i divieti non sono sempre chiari. In caso di dubbio, per non offendere la sensibilità religiosa della gente del posto, è meglio chiedere.

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

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