Nagasaki, Hashima e la bomba

E’ difficile evitare l’associazione di Nagasaki con la bomba atomica, questa è la maledizione – o forse la benedizione – che la città si porterà dietro ancora per molti anni. Le storie dei due bombardamenti atomici subiti dal Giappone sono ovviamente ben note in occidente, ma è in patria che sono ancora vive nella memoria collettiva; il museo della bomba di Nagasaki, cosi come quello più famoso di Hiroshima, è visitato quotidianamente da innumerevoli giapponesi, soprattutto scolaresche (una cosa bellissima del Giappone è che è i ragazzi delle scuole e perfino degli asili vengono portati in gita molto di frequente) e colpisce vedere quanti di loro piangano sommessamente tradendo uno dei comandamenti del buon giapponese: “non mostrare le tue emozioni”. Anche in questo caso lo sforzo nel preservare la propria storia e la propria cultura origina una sorta di compressione temporale che fa sentire i giapponesi vicini a periodi storici che per noi distano intere ere geologiche.

La famosa statua nel parco della pace di Nagasaki
La famosa statua nel parco della pace di Nagasaki

Un po’ di storia

Nel 1945 la guerra volge al termine… in Europa la vittoria degli alleati e della Russia è certa da mesi, resta solo da capire chi vincerà nella corsa su Berlino: c’è una grossa torta da spartire e le due future superpotenze sanno che chi prima arriva meglio alloggia. A maggio la Russia vince la gara e la guerra in
Europa si chiude, ma resta ancora un secondo obiettivo: Tokyo. E questo gli USA non dovevano farselo scappare, la guerra fredda sta per cominciare a tutti gli effetti.
I giapponesi sono consci di non avere speranze e, sebbene alcuni membri dello stato maggiore persistano nel voler seguire i principi samurai che non prevedono la resa, altri sono in cerca di una resa onorevole, inaccettabile per gli alleati che pretendono invece una resa incondizionata.
Gli americani hanno speso un patrimonio per il progetto Manhattan, senza avere il tempo di utilizzare la bomba atomica contro la Germania… è il momento di “little boy” che il 6 agosto 45, con il Giappone in ginocchio, incenerisce Hiroshima. E’ la seconda esplosione atomica della storia, dopo il test di “the
gadget” in Nuovo Messico, e la prima a base di Uranio. Una conta approssimativa parla di 100 mila morti, compresi quelli dovuti alle conseguenze delle radiazioni.
Due giorni dopo la Russia entra in guerra con il Giappone e rapidamente invade la Manciuria.
Il lancio della seconda bomba, previsto nel giro di qualche giorno per dare il tempo al Giappone di arrendersi e forse per far avere un ultimatum a Hirohito, con la scusa del previsto maltempo viene improvvisamente anticipato.
Il 9 agosto è il turno di “fat man”. Kokura, il bersaglio designato, è avvolta dalle nubi, si passa quindi a Nagasaki, il piano B, ma nemmeno qui il tempo è ottimale. Si decide di lanciare comunque e l’ipocentro previsto, la fabbrica di armamenti Mitsubishi, viene mancata di circa 3 km; la bomba finisce in un quartiere periferico, all’interno di una vallata. Le colline fanno da schermo a buona parte della città e questo limita i danni: sebbene Fat Man fosse una volta e mezza più potente di Little Boy, i morti causati saranno inferiori. Una stima molta approssimativa parla di 70 mila caduti.

Dal porto di Nagasaki si vede la collina che schermò parte della città dall'esplosione
Dal porto di Nagasaki si vede la collina che schermò parte della città dall’esplosione

A lungo si è dibattuto sulle ragioni di questi bombardamenti e molti si sono domandati se queste morti non abbiano consentito di salvare molte più vite. Di certo c’è che questi attacchi vanno ad aggiungersi alla lunga lista dei crimini di guerra impuniti, in quanto commessi dai “buoni”. Limitandosi al numero di morti non sono nemmeno stati i peggiori, ad esempio un bombardamento incendiario a base di napalm su Tokyo causò oltre 100 mila morti e innumerevoli sfollati in una sola notte, il 10 marzo ’45.
Probabilmente però i bombardamenti atomici furono tra i più gratuiti in quanto, si è detto, il Giappone era un paese finito e l’obiettivo delle bombe sembrava più che altro quello di chiudere la partita anzitempo per frenare le conquiste russe e dare un forte segnale al nuovo avversario.

Leó Szilárd, uno dei fisici che lavorò al Progetto Manhattan, ma che in seguito si oppose fermamente all’utilizzo delle bombe, affermò:

«Se i tedeschi avessero gettato bombe atomiche sulle città al posto nostro, avremmo definito lo sgancio di bombe atomiche sulle città come un crimine di guerra, avremmo condannato a morte i tedeschi colpevoli di questo crimine a Norimberga e li avremmo impiccati».

Molti altri americani, civili e militari, condivisero questa affermazione.

Grandi tragedie, grandi opportunità

E’ importante tenere a mente le grandi tragedie della storia perché ogni shock può essere l’occasione per fermarsi a riflettere. Molti giapponesi lo hanno fatto e a partire dalla lezione della guerra hanno creato un forte movimento pacifista che si impegna periodicamente in campagne contro le armi atomiche e la guerra in generale, soprattutto qui a Nagasaki e a Hiroshima; alcuni giapponesi definirono coraggiosamente queste due città come gli agnelli sacrificali che avrebbero potuto mondare i peccati del Giappone e condurre ad una nuova era di pace duratura.
Il museo della pace e i vari monumenti sparsi per la città, spesso voluti e finanziati dagli stessi cittadini, puntano proprio in questa direzione. Pur ben conoscendo la storia è difficile non rimanere scossi dalle testimonianze delle terribili sofferenze delle vittime e sarei molto favorevole alla creazione di tanti nuovi musei che illustrassero i risultati di tutte le guerre, soprattutto le anonime guerre moderne, neutre, che non ci toccano e che non vediamo. Per mostrare a tutti che i bombardamenti che lanciamo ormai con tanta leggerezza non hanno mai portato civiltà, democrazia e giustizia, ma solo nuova sofferenza e i semi di nuove guerre.

«Chi desidera la pace non nasconde nemmeno un ago come arma.
Nemmeno se con l’intenzione di usarlo per auto difesa.

Chi ha un’arma non è titolato a pregare per la pace».
Takashi Nagai

Non è tutto oro quel che luccica…

Nel dopoguerra al Giappone è stata imposta una costituzione pacifica e fino ad oggi ha retto abbastanza bene, ma è noto che l’ala più conservatrice non abbia mai gradito la cosa e abbia sempre cercato di rileggere la storia in chiave revisionista; oggi, grazie al contributo della crisi globale, questi personaggi sono molto più forti e sono vicini ad apportare modifiche sostanziali al pacifismo di stato; la cosa ha causato grandi manifestazioni di protesta negli ultimi mesi e la partita ad oggi non è ancora chiusa.

Una curiosità, nella nostra stanza ho trovato un paio di libri sulla storia moderna del Giappone scritti dal direttore dell’albergo, un noto membro della destra radicale! Questi libri contestano fortemente la versione ufficiale della storia trattando frettolosamente vari episodi chiave:
il massacro di Nanchino? Tutta propaganda cinese! In realtà i giapponesi non uccisero nessun innocente, ma solo qualche militare cinese ben armato e travestito da civile; buona parte dei civili furono uccisi dagli stessi militari cinesi!
Le comfort woman koreane? Tutta propaganda koreana! In realtà erano ben pagate e trattate molto bene!
L’attacco di Pearl Harbour? In realtà il governo giapponese diede mandato all’ambasciata di consegnare la dichiarazione di guerra per tempo, il ritardo fu da imputare alle inefficienze dell’ambasciata stessa! E comunque gli americani non hanno ragione di protestare perché essendo in grado di decrittare i messaggi in codice giapponesi dovevano essere a conoscenza dell’attacco!
Il movimento pacifista di Hiroshima e Nagasaki? Creato dagli USA per mantenere il Giappone fuori dai giochi geopolitici!
E cosi via. Davvero uno spasso, ma anche abbastanza inquietante.

Nagasaki oggi

Sebbene meno famosa e meno iconica di Hiroshima (che può “vantare” il suo Dome, mentre a Nagasaki poco e nulla è rimasto da mostrare), la città si presenta moderna e dinamica, con una presenza occidentale abbastanza forte in relazione al resto del paese. Il porto di Nagasaki fu per gli europei la via d’accesso principale al paese fin dal sedicesimo secolo e questo la rese la città più occidentalizzata del Giappone; per tutto il periodo dell’isolamento rimase inoltre una roccaforte del cattolicesimo, una tradizione che mantiene ancora oggi.

Sono presenti diverse chiese tra cui una di legno in stile gotico costruita da missionari francesi nel 1865 che è piuttosto particolare; il complesso ospita anche un piccolo museo che illustra la storia dei cristiani nella regione, che vennero perseguitati per un periodo tra il XVII e il XIX secolo e dovettero entrare in clandestinità.
La cosa che forse più ci è piaciuta è un bel tempio confuciano gestito dall’ambasciata cinese che ospita anche un piccolo museo di arte antica cinese: tra i vari pezzi sono presenti vasi e porcellane, ma ad essere davvero impressionanti sono alcune statuette di avorio estremamente complesse e un finissimo modellino in sughero di un tempietto tra gli alberi; purtroppo non è presente nessuna didascalia in inglese.

Il cortile del tempio confuciano di Nagasaki
Il cortile del tempio confuciano di Nagasaki

Tra i numerosi templi shinto e buddhisti il più strambo è sicuramente il Fukusai-ji, a forma di tartaruga che sorregge sul suo guscio una grossa statua di Kannon!

Tempio buddhista Fukusai-ji di Nagasaki
Consigliamo anche il piccolo museo sulla vita di Takashi Nagai, un medico e scrittore, nonchè grande uomo di pace, di cui abbiamo già parlato qui.

Hashima, l’isola “nave da guerra”

Hashima è una piccolissima isola a pochi chilometri da Nagasaki, posizionata sopra ad un grande giacimento di carbone sottomarino, il cui sfruttamente, tra il 1891 e il 1974, la portò ad essere il luogo più densamente popolato del mondo con l’impressionante picco di 83.500 abitanti per chilometro quadrato
(5.259 abitanti su una superficie di 6,3 ettari) del 1959.
Il soprannome Gunkanjima significa “isola della nave da guerra” e gli è stato affibiato in quanto il profilo dell’isola, totalmente priva di vegetali, somigliava alla corazzata giapponese Tosa.

Il profilo "nave da guerra" di Hashima
Il profilo “nave da guerra” di Hashima

L’isola rimase in stato di totale abbandono dal 1974, ma da pochi anni è nuovamente visitabile; il numero chiuso impone una prenotazione anticipata presso una delle cinque compagnie che gestiscono il business (noi abbiamo utilizzato questa).
La storia dell’isola e del suo riconoscimento come patrimonio UNESCO è travagliata in quanto nella prima metà del ‘900 molti dei minatori furono koreani deportati sull’isola con la forza e la cosa non è mai stata ammessa ufficialmente dal governo giapponese. Nel luglio 2015 si è raggiunto un accordo con la Corea del Sud: il sito è stato ammesso come bene UNESCO, ma la questione dei lavoratori coreani dovrà essere esplicitata nel corso delle visite guidate. Ad oggi non sembra certo che i giapponesi vogliano rispettare il patto, ma purtroppo non abbiamo avuto modo di verificare: l’audioguida in inglese funzionava in modo davvero vergognoso e la guida non era in grado di rispondere alle domande scomode che ci eravamo preparati… “suuurii, no ingrissh!”. Sgrunt.
La visita prevede un viaggio di 40 minuti fino all’isola su un mare movimentato e un giro intorno alla stessa; purtroppo la barca è abbastanza sovraffollata e difficilmente la visibilità è decente per le foto. In questo senso è molto meglio salire al piano superiore all’aperto, preparandosi al rollio e ai giganteschi spruzzi sollevati dalla barca in corsa contro le onde…
Una volta sbarcati (condizioni del mare permettendo) la visita si limita ad un percorso blindato di due o trecento metri attraverso la vecchia zona industriale, l’unica messa in sicurezza (bella forza, è crollato praticamente tutto!!), mentre la zona residenziale, decisamente più interessante, è assolutamente off limits.
L’isola è un posto incredibile, ma nel complesso il gioco non vale la candela; consiglio di limitarsi ai bei filmati realizzati grazie a un drone che si trovano facilmente su youtube, avrete una visione molto più completa e dettagliata dei resti di questa città fantasma assolutamente unica.

La zona residenziale di Hashima è al di là di quella collina...
La zona residenziale di Hashima è al di là di quella collina…

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

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