Laos: diario di viaggio (seconda parte)

26/8/2012 Elemosina e rispetto

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I devoti donano riso per il pasto dei monaci nella questua del mattino

Alle 4 mi alzo per non perdere la processione dei monaci (mentre Ross è KO e resta a letto)… peccato che arrivato alla porta della guesthouse la trovo chiusa con un bel lucchettone dall’esterno! Tento di sgattaiolare dalla finestra, ma scopro che il guardiano sta dormendo in giardino proprio li sotto… cavolo, sono bloccato!! Dopo circa un’ora il ragazzo si sposta a dormire nell’atrio e posso finalmente evadere!


Attraverso la città e mi ritrovo nel mezzo della processione senza nemmeno accorgermene; è un rituale strano, ma decisamente toccante: tante donne con enormi pentoloni attendono il passaggio dei giovani monaci scalzi e con le mani gettano nella ciotola di ognuno di essi una palletta di riso; queste offerte storicamente erano condivise da tutti i monaci e costituivano il loro unico pasto… anche se oggi pare vengano integrate da altre offerte per fornire ai monaci un’alimentazione più completa e sostanziosa.

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Sul marciapiede ci sono anche vari ragazzini (presumibilmente) poveri che aspettano inginocchiati davanti ad una cesta di vimini; questa volta sono i monaci a condividere con loro parte delle offerte di riso. Il tutto si svolge in silenzio, in un’atmosfera molto rispettosa, almeno per quanto riguarda i laotiani… purtroppo fortemente disturbati dai soliti turisti imbecilli che si piazzano nel mezzo della processione, sparano flash in faccia ai monaci da mezzo metro di distanza e in generale non mostrano la minima civiltà; questo nonostante ci siano addirittura volantini e avvisi che spiegano l’ovvio: mantenere una distanza rispettosa, non usare flash, non fare rumore.
Ma se uno è imbecille c’è veramente poco da fare.

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Nel centro di Luang Prabang i monaci sono centina

Insomma, l’esperienza merita sicuramente la levataccia, ma sarebbe meglio cercare un monastero più defilato e lontano dai principali centri turistici: lo “spettacolo” sarà meno grandioso, ma di certo chi cerca esperienza autentiche potrà rispettosamente godere di un rituale cosi peculiare senza alcun disturbo a rovinarne l’atmosfera.
Dopo circa un’ora (alle 6.30) la processione è finita e torno a recuperare Ross che, dopo la visita ai Wat rimanenti, decide di passare un paio d’ore al Big Brother Mouse, un piccolo centro dove turisti e volontari dal buon inglese aiutano i ragazzi laotiani a fare pratica: una buona occasione per fare amicizia con qualche locale, cosa non facilissima data la loro indole mediamente molto riservata.
Io nel frattempo faccio foto e mi godo i canti dei monaci in una pagoda… e all’uscita per pochi centimetri non mi becco un cocco in testa! Terrore. Ora capisco perchè qui nessuno parcheggia sotto gli alberi….

27/8/2012 All Lao Elephant Camp – primo tentativo

Laos0844 Alla ricerca del Lao Elephant Camp
Bici rosa VS mare di fango

Affittiamo due fantastiche bici rosa da passeggio e ci dirigiamo verso il Lao Elephant Camp, un centro di addestramento per elefanti tramite cui è possibile effettuare brevi escursioni a dorso di pachiderma, situato qualche km fuori città. Appena lasciato l’abitato la strada diventa sterrata e… è un lago di fango!! Proseguiamo lo stesso, ma poco dopo dobbiamo arrenderci all’evidenza: con le nostre virilissime bici non ce la possiamo fare. Infangati per bene ripieghiamo e visitiamo l’altra sponda del NamKham, un giro molto piacevole, e pranziamo al Dyen Sabai, ottimo anche se un po’ troppo turistico.

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Dopo pranzo arriviamo al Wat Xieng Mouane, che ospita anche un laboratorio artigianale di monaci, ma lo troviamo “stranamente” chiuso… dopo un po’ chiediamo ad un ragazzo spaparanzato li fuori
– “A che ora apre il laboratorio?”
– “Alle 14”
– “Ah… perchè sulla porta c’è scritto 13.30… e comunque sono le 14.30…”
– “…” [espressione di impassibile serenità di chi non capisce il problema… insomma, prima o poi aprirà, che fretta c’è?] This is pure Lao Style!!
In effetti alla fine qualcuno arriva ad aprire e acquistiamo un bel disegno naif che oggi fa bella mostra di sé nella nostra sala. Chiudiamo la giornata con il Big Brother Mouse e con una bella cena al night market.

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La strada verso l’Elephant Camp… oggi occorre desistere

28/8/2012 Pak Ou e Tat Kuang Si

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La grotta di Pak Ou

Sveglia alle 5 per assistere alla questua dei monaci, ma il tempo è pessimo e piove a dirotto… spostiamo la sveglia alle 7 e torniamo a dormire! Alle 8 abbiamo appuntamento al centro turistico per l’escursione alle grotte di Pak Ou dove conosciamo un simpatico indiano leghista che detesta i musulmani… tutto il mondo è paese! Il viaggio in barca dura circa due ore e la grotta è carina, ma non certo memorabile.

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Per raggiungere le grotte occorre risalire il Mekong

In compenso vediamo uno scorpione enorme in un sentiero laterale isolato, è bellissimo! Vorrei passare la giornata a fargli un servizio fotografico, ma Ross ha il terrore che mi faccia pungere o che perda la barca e mi trascina via… L’escursione si chiude con un piccolo villaggio di produttori di LaoLao, niente di che.
Nel pomeriggio abbiamo una seconda escursione prenotata, alle cascate di Tat Kuang Si e ad un centro di recupero per gli orsi della luna e del sole (molto simili tra loro, i primi hanno una macchia bianca a forma di mezzaluna, mentre i secondi ce l’hanno gialla).

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Orso della luna nel centro di recupero di Tat Kuang Si

Purtroppo ancora oggi esistono molti allevamenti clandestini dove questi orsi vengono usati come “produttori di bile”, usata nella medicina cinese, e costretti a vivere in condizioni tremende.
La zona è racchiusa in un parco dove è possibile fare una bella passeggiata; alcuni turisti fanno il bagno ai piedi della cascata, ma i segni sanguinanti su alcune delle loro schiene confermano la presenza di sanguisughe.

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E’ possibile risalire fino alla cima della cascata, ma se l’acqua è alta è necessario affrontare le rapide!

29/8/2012 Febbre

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Ci alziamo alle 5 per rivedere la processione dei monaci e a fare un giro, ma oggi è il mio turno e dopo pranzo mi metto a letto con la febbre.

30/8/2012 Corso di cucina

Il nostro fantastico tutor di cucina che ci spiega la preparazione di un piatto
Il nostro fantastico tutor di cucina che ci spiega la preparazione di un piatto

Appena sveglio decido che, nonostante la febbre, non mi voglio perdere il corso di cucina laotiano organizzato dal Tamarind Restaurant! Siamo in gruppo con altre tre coppie (USA-AUS-ISR) e ci dirigiamo con il nostro chef al più grande mercato di Luang Prabang, il Phosi, per selezionare spezie e ingredienti. Il mercato è molto interessante e ci ripromettiamo di tornarci: tra frutta tropicale, pipistrelli e strane erbe osserviamo anche un feto di vitello, che ci dicono essere una prelibatezza. Ci trasferiamo in tuktuk in una sede fuori città, in mezzo al verde e accanto ad un laghetto, dove il nostro chef (un ragazzo molto simpatico) ci insegna a preparare il riso appiccicoso con relativo condimento, il pesce cotto nelle foglie di banano, il pollo fritto con l’erba limoncina, l’insalata di bufalo tritato e lo sticky rice dolce con la frutta. La lezione è impegnativa e pranziamo con le nostre creazioni: nel complesso niente male!
Tornati in città scegliamo un bel ristorantino per festeggiare il nostro tredicesimo anniversario e assaggiamo alghe del Mekong fritte con salsiccia di Luang Prabang e gamberetti di fiume fritti con funghi, annaffiati con due birrozze d’ordinanza: tutto ottimo!

31/8/2012 All Lao Elephant Camp – secondo tentativo

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Oggi la strada è decisamente più agevole!

Ritentiamo la traversata del mare di fango, questa volta muniti di una fiammante Honda Wave. La strada è in condizioni migliori della volta precedente, ma ad un certo punto ci blocchiamo davanti ad uno scavatore in un lago di melma: sembra che il manovratore stia spostando terra a caso e non stia combinando nulla… dopo un po’ se ne va, la melma comincia a defluire lentamente verso il fiume e poco dopo la strada è di nuovo percorribile!

Raggiungiamo un piccolo agglomerato di edifici che paiono abbandonati, ma che recano le insegne dell’Elephant Camp… gironzoliamo li intorno come fessi finchè non incontriamo una ragazza e un uomo che trasportano una canoa. Non parlano una parola di inglese, ma a gesti sembra ci stiano indicando di attraversare il fiume.

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Sulla riva del fiume in attesa di un passaggio

Scendiamo fino alla riva fangosa dove non troviamo nessuno a parte dei bimbi che giocano… poco dopo arriva un signore sorridente nella canoa manconcia che abbiamo visto prima che ci fa segno di salire: non parla inglese e non capiamo chi sia… e non siamo sicuri che abbia capito dove vogliamo andare, ma saliamo.
Dopo 15 minuti di pagaiate in mezzo al nulla il barcarolo si ferma su una sponda fangosa in mezzo alla giungla… scendiamo un po’ perplessi e lo seguiamo addentrandoci tra la vegetazione, mentre Ross comincia a sospettare un rapimento da parte dei ribelli Hmong. Per fortuna arriviamo presto in una radura dove spuntano una decina di elefanti e qualche mahout! Fortunatamente un paio di loro parla un po’ di inglese e ci convincono a fare un giretto a bordo di un elefante con una brutta cicatrice in testa; pare che abbia preso una testata contro un albero mentre camminava distratto!

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Sul docile cucciolone

Il mahout scende quasi subito di “sella” e mi cede il suo posto sul collo dell’elefante; è altissimo e noi siamo tra le fronde degli alberi, ma è molto quieto, anche se si spaventa e “salta” ogni volta che vede una farfalla! Il mahout mi spiega come farlo andare avanti e come farlo girare, è facile, basta dargli dei calcetti dietro le orecchie, e lui ubbidisce senza fare storie… sempre che non ci siano bambù nelle vicinanze! In caso contrario parte come un treno e occorre appiattirsi su di lui per non dare capocciate contro a qualche ramo. Rientrati alla base lo ricompensiamo con tante coccole e qualche banana. Uno dei mahout ci riaccompagna alla barca, è il figlio del barcarolo e sta cercando di migliorare il suo inglese per entrare nel circuito del turismo, che ovviamente è il più ambito in paese cosi povero.

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Un elefantino si ripara dal sole con una bella doccia di terra

Il padre pare sia venuto da lui solo per portare una fascina di bambù agli elefanti e ci sta aspettando col suo bel sorriso alla barca; ci riaccompagna al nostro scooter e lo ringraziamo con tanti sorrisi e una piccola mancia… è davvero un peccato non poter comunicare con lui. Torniamo in città felici e pranziamo al TonKham Restaurant, lungo il Nam Kham. Proviamo lo Yam-Yo, un piatto strano e piccante a base di maiale: consigliato! Facciamo l’ultima passeggiata per Luang Prabang, è davvero una città meravigliosa da esplorare, soprattutto nelle zone più periferiche; sarà molto difficile dimenticarla.

1/9/2012 Frana gigante

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Bagaglio ingombrante? No problem!

Partenza per Vientiane con il bus VIP delle 8. Dopo 2 o 3 ore di viaggio ci troviamo bloccati da una enorme frana fresca fresca… le dimensioni fanno impressione, ma non possiamo dirci stupiti viste le decine e decine di frane già “rattoppate” che abbiamo incontrato in questi giorni. Fortunatamente quattro scavatori sono già al lavoro da un pezzo e stanno aprendo un varco nel mezzo della montagna di terra che blocca la strada. Dopo forse un’ora si riparte e il viaggio prosegue senza altri intoppi; il tempo finale sarà poco superiore alle 11 ore e mezza dell’andata, una media di circa 30 km/h.

2/9/2012 Il palloncino pederasta

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Ross e il famigerato palloncino

Riproviamo a visitare il National Museum e questa volta siamo più fortunati, è aperto! Quanto a strutture sembra fermo agli anni ’70, ma i reperti e le didascalie sono abbastanza interessanti.
Affittiamo due bici e ci mettiamo in cerca del Textile Museum senza però riuscire a trovarlo… e alla fine scappiamo in camera perchè sotto il sole stiamo arrostendo.
Durante il tour fotografico nel mercato serale sul Mekong incontriamo tre invalidi che realizzano bellissime figure componendo palloncini colorati e ne acquistiamo uno. Tutti ci guardano come se fossimo matti e cerchiamo di sbolognare il palloncino a qualche bimbo nei dintorni, ma nessuno si lascia avvicinare… decidiamo quindi che il palloncino dev’essere senza dubbio il simbolo del pederasta laotiano.
La pioggia rovina la nostra ultima sera in Laos, ma pazienza, in fondo dopo 3 settimane siamo contenti di tornare a casa.

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I simpatici palloncinari

3/9/2012 Gay pride a Vientiane

Laos1603Partiamo per l’ultima passeggiata con il nostro palloncino fieramente infilato nello zaino a mo’ di bandiera. Più o meno tutti ci guardano male, ma è divertente! Alla fine incontriamo un gruppetto di ragazze con un bimbo che ridono spudoratamente e ci indicano; ridiamo di ritorno e regaliamo il palloncino al pupetto; seguono grandi ringraziamenti e ancora risate 🙂 un bellissimo momento.
Chiudiamo il nostro viaggio con una passeggiata sul Mekong a caccia di monaci da fotografare sullo sfondo di un magnifico cielo asiatico.
Arrivederci Laos, non siamo stati comodi, ma sei davvero speciale e speriamo di riportare in Italia un po’ della tua quiete.


Posted by Ale
Posted by Ale

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AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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