Laos: diario di viaggio (prima parte)

Laos0105L’altro giorno, facendo ordine nell’armadio, è saltato fuori il mio vecchio quadernetto degli appunti risalente al viaggio in Laos, che avevo dato per disperso molto tempo fa! Ne approfitto per recuperare il mio buon vecchio proposito di sitemarlo!

17/8/2012 Arrivo

Wat Si Sa Ket
Wat Si Sa Ket

Arriviamo all’aeroporto di Vientiane alle 12.55 locali, le pratiche burocratiche di ingresso sono rapidissime (spendiamo 70$ per i due visti turistici) e cerchiamo un taxi per l’aeroporto, visto che il pick-up dell’albergo per qualche oscuro motivo è saltato… Ci stupiamo subito della mancanza di intraprendenza dei taxisti, dobbiamo andarli a cercare noi! Ridiamo al ricordo dei viaggi in Vietnam e Thailandia, dove sarebbe servito un bastone per tenere a bada l’assalto dei tassinari; questo sembra davvero un altro pianeta!
Ci dicono che dobbiamo fare il biglietto (meno di 6€) e attendiamo pazientemente il nostro turno, nonostante in coda non ci sia nessuno e di taxi liberi se ne vedano una decina. Dopo qualche minuto si parte con molta flemma e alle 14 siamo in camera, ma usciamo quasi subito per esplorare la capitale orientale più tranquilla e lenta che abbiamo mai visto.
Visitiamo il Wat Si Saket (le cui pareti sono costellate da centinaia di nicchie contenenti dei piccoli buddha), un paio di mercati e passeggiamo sul lungofiume, prima di concederci una deliziosa cena a base di maiale in salsa piccante con verdure crude, noodles con verdure e polpette, involtini di verdure crude e due bottiglie di beerLao. Il tutto a 5,5€.

18/8/2012 Primo giorno a Vientiane

Laos0103 Esistono vari programmi per istruire i monaci in restauro e arti tradizionali
Esistono vari programmi per istruire i monaci in restauro e arti tradizionali

Sveglia alle 7 e colazione con caffè istantaneo e pane tostato liscio (la marmellata rosso fluorescente odora di BigBubble all’uva e fa un po’ senso…). Visitiamo l’ “arco di trionfo” Patuxai (detto “Pista verticale” perchè costruito negli anni ’60 con il cemento che gli USA avevano fornito per l’aeroporto), che contiene un incredibile mercatino di souvenir al suo interno e offre una stupenda vista sulla città; segue visita al Pha That Luang, tempio e dimora del patriarca del buddismo laotiano.

Il COPE visitor center illustra i problemi legati agli UXO (gli ordigni inesplosi risalenti alla guerra del Vietnam – soprattutto cluster bomb – che sono ancora numerosissimi in Laos e mietono decine e decine di vittime ogni anno) e l’opera gratuita che il centro presta per aiutare mutilati e malformati a ritrovare una certa autonomia.
La sera facciamo un giro in un bellissimo mercato notturno (in senso molto laotiano visto che apre alle 17…) nel nord della città, pieno di bancarelle alimentari molto invitanti. Chiediamo quanto costano delle frittelle rotonde; “1.000 kip l’una” dice la proprietaria, e deve aver sparato altro perchè nella bancarella a fianco un sacchettino di frittelle simili costa 500 kip. Ne prendiamo comunque cinque e la signora ce ne regala una sesta; forse si sente in colpa pensando di averci derubato, mentre noi paghiamo 0,5 € per delle ottime frittelle dolci di riso!

19/8/2012 Today closed

Una delle statue esposte nel tempio-museo Haw Pha Kaeo
Una delle statue esposte nel tempio-museo Haw Pha Kaeo

Di buon mattino visitiamo lo splendido tempio-museo Haw Pha Kaeo e poi puntiamo sul Museo Nazionale del Laos, inspiegabilmente chiuso.
Ci dirigiamo quindi alla stazione sud dei bus a bordo di un tuktuk (60.000 kip, circa 6€); prendiamo un bus per Thong Long (80.000 kip in due), ma nessuno parla inglese e non capiamo bene dove scendere per cambiare mezzo e arrivare a Ban Khoun Kham (aka Ban Na Hin). Qualcuno ci fa capire che dobbiamo scendere all’incrocio… ma è un viaggio di almeno tre ore, che cacchio di indicazione è?! Beh, in effetti era l’indicazione giusta, l’UNICO incrocio con una strada propriamente detta era proprio a tre (o meglio quattro) ore di viaggio!!
Per arrivare villaggio di Ban Khoun Kham prendiamo un taxi collettivo (Songthaew) che viaggia su una strada in pessime condizioni in un paesaggio spettacolare: ci sono solo foreste, qualche minuscolo villaggio con case a palafitta, tanti bambini che giocano nel fiume, monti scoscesi completamente coperti di vegetazione e tantissimi buoi e bufali d’acqua lungo la strada.

Verso Ban Khoun Kham
Verso Ban Khoun Kham

Troviamo un alberghetto molto scalcinato dotato di un attivissimo e rumorosissimo karaoke… la proprietaria ci cucina una zuppa e del curry arricchiti da una quantità di insetti provenienti dai campi adiacenti e finiti accidentalmente in pentola! Ok, l’igiene è quella che è, ma non c’è proprio motivo di lamentarsi perchè il sapore è ottimo!

20/8/2012 Incontri ravvicinati del LaoLao tipo

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La canoa che ci accompagnerà per un paio d’ore nella grotta. Il difficile è salire!

Affittiamo una scalcinata motoretta e ci dirigiamo alle grotte di Tham Kong Lo, distanti circa 50 km. La grotte, lunghe 7 km, sono famose per essere attraversate da un fiume navigabile su piccole canoe, un’esperienza davvero emozionante.
La strada è semplice (anche qui di incroci se ne vedono davvero pochi!!) e molto panoramica: è pieno di piccoli villaggi circondati dalle risaie, ponticelli e l’onnipresente fiume in cui sguazzano bimbi e bufali. Arrivati a destinazione affittiamo una barchetta a motore per 11 €; due barcaroli armati solo di torcia ci conducono all’imboccatura della grotta e ci avventuriamo tutti insieme lungo il fiume sotterraneo immaginando cosa debba essere stata la prima traversata fatta da un esploratore francese su una zattera all’inizio del secolo scorso e durata ben 21 ore!

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Usciti dalla grotta…

La grotta è completamente buia – se non si considera la nostra torcia elettrica – lo scroscio dell’acqua riempie il silenzio, la nostra barchetta oscilla e raramente si incontrano altre canoe nella direzione opposta… davvero una bella emozione!

La gita dura oltre due ore e comprende una breve passeggiata nel cuore della grotta, una piccola area asciutta in cui è possibile ammirare le classiche concrezioni, e una breve sosta nella foresta all’uscita della grotta, prima di invertire la rotta e fare ritorno al punto di partenza (praticamente al buio perchè la pila del barcarolo si scarica e ci dobbiamo arrangiare con un paio di minuscole torce da taschino!).

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… attracchiamo in mezzo alla foresta per una breve sosta.

Il tempo nel frattempo è peggiorato e ripartendo con il nostro scooter abbiamo il nostro bel da fare per superare un breve tratto di strada ricoperto da uno spesso strato di fango molliccio; ci inzaccheriamo per bene, ma alla fine riguadagniamo la strada asfaltata. Sulla via del ritorno, tra uno scroscio di pioggia e l’altro, restiamo bloccati nel mezzo di una processione buddista; i contadini sono tutti allegri e mezzi ciucchi e continuano ad offrirci il loro Laolao artigianale, il tipico liquore di riso laotiano. Dopo qualche insistenza accetto tra le risate generali! Sono pronto al peggio, ma in realtà è una specie di grappa molto leggera e non è affatto cosi male come dice qualcuno 🙂

21/8/2012 Paint it black

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Davanti alla guest house di Ban Khoun Kham… non proprio una Las Vegas

Non ci dispiace affatto alzarci presto per lasciare definitivamente la nostra camera: è soffocante e umidissima, priva di finestre, ma ricca di insetti e termiti che divorano i mobili… per non parlare del bagno, ma considerando che ci è costata la bellezza di 9 €per due notti non è il caso di fare troppe storie!

Ripercorrendo la trafila dell’andata torniamo a Vientiane e troviamo un albergo “di lusso”, il Vayakorn Hotel (20 €/notte), che ci consente di dare una lavata ai vestiti e riposare decentemente.

Uno dei mercati notturni di Luang Prabang
Uno dei mercati notturni di Luang Prabang

22/8/2012 Zucca infernale

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Il parco dei Buddha ospita statue che raffigurano vari personaggi mitologici, per lo più a noi ignoti.

Ci svegliamo alle 6 per approfittare del fresco e ci mettiamo in cerca di uno motorino da affittare… il problema è che qui tutti se la dormono della grossa fino alle 8.30!! Che paese fantastico :)! Alla fine riusciamo a trovare un “PUO”, una curiosa catena vietnamita che vende Pho (la zuppa di spaghettini) e affitta motorini. Lo scooter non è male, ma i caschi sono troppo piccoli e decidiamo subito che indossarli ridurrebbe drasticamente le nostre possibilità di sopravvivenza!

Partiamo alla volta del parco dei Buddha e usciamo dalla città; poco dopo aver superato il ponte dell’amicizia che collega Laos e Thailandia la strada corre lungo il Mekong facendo da confine naturale tra i due paesi.

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L’ingresso della zucca gigante, il pian terreno ospita l’inferno

Siamo a poche centinaia di metri eppure salta subito all’occhio la differenza tra le case thailandesi, piuttosto moderne, e i miseri seppur dignitosi agglomerati laotiani… comunque, purtroppo o per fortuna, anche a Vientiane stanno aprendo decine di grandiosi cantieri che puntano a cambiare per sempre il volto del paese.

Il parco dei Buddha è un posto piacevole (anche se sarebbe molto meglio non visitarlo a mezzogiorno… si crepa di caldo!!), pieno di statue curiose di ogni dimensione, tra cui un demone che litiga con una cavalletta gigante e una strambissima zucca gigante (esplorabile!) che contiene una rappresentazione dei tre livelli dell’aldilà.

Laos0393 Tornati in città ci dirigiamo alla casa museo di Kaysone Phomvihane, storico leader comunista laotiano; da qui non sembrano passare molti turisti e l’accoglienza è molto simpatica. In attesa che la guida torni dalla pausa pranzo ci intrattengono due bimbi con cui giochiamo a nascondino, tra le risate generali degli adulti! La guida parla un inglese maccaronico, ma il giro per la residenza di Kaysone è interessante; ci dirigiamo poi allo sfarzoso museo dedicato all’amicizia tra Vietnam e Laos, molto più retorico e meno ispirato.
Ceniamo in un ristorante viet dove una cameriera molto carina ci mostra come confezionare dei perfetti roll con carta di riso, carne, verdure, spezie e salsine… mentre tutte le colleghe ridono della sua premura nei nostri confronti facendole segno di imboccarci anche!

23/8/2012 L’autobus laotiano

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Lungo la strada per Luang Prabang

Partenza mattiniera per Luang Prabang; il bus è previsto in partenza per le 8, ma l’assenza di puntualità in Laos riesce a stupire persino degli italiani! Finalmente si parte, ma dopo quattro minuti l’autista decide di fermarsi a fare uno spuntino (sic)… inoltre abbiamo ormai appreso che sui bus laotiani ogni 30 minuti, sistematicamente, qualcuno chiede di fare un pipi stop, l’autista ferma in mezzo alla strada, TUTTI scendono a fare i loro bisogni a bordo strada e poi con estrema calma si riparte. Ovviamente se a bordo è presente un bimbo con qualche problemino intestinale il viaggio può diventare mooolto lungo! Ma vedere la nonna che corre con il piccolo in braccio dall’autista che INCHIODA ISTANTANEAMENTE in mezzo alla strada per una-cinque-dieci volte in due ore senza che nessuno batta ciglio non ha prezzo. Questo è il Laos, questi sono i laotiani, a volte possono fare innervosire il mio “spirito occidentale”, ma alla fine non posso non amarli.

La strada passa per magnifiche montagne e offre paesaggi mozzafiato tra foreste, cascate e piccoli villaggi, ma è in pessime condizioni e superiamo decide e decine di tratti distrutti dalle frane! Per percorrere i 350 km tra Vientiane e Luag Prabang impieghiamo ben 11 ore e mezza, rispetto alle 8 previste.
Ceniamo a prezzo irrisorio nel bel mercatino notturno del centro (straconsigliato il petto di pollo grigliato!) e LP ci fa subito una bella impressione, ma purtroppo la zona è molto turistica e per la prima volta dall’inizio del viaggio ci troviamo circondati da un sacco di stranieri!

24/8/2012 Luang Prabang

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Il Phu Si è immerso nella vegetazione

Partiamo all’alba per esplorare la città; alle 8.30, mentre saliamo sulla collina in mezzo alla città per visitare il Phu Si, già si muore di caldo! Ma dalla cima la vista è stupenda e a 360 gradi si vedono solo foreste: questo è il paese più verde che abbiamo mai visto!
Scendiamo e visitiamo il TAEC (Traditional Arts and Ethnology Centre), il museo delle tribù di montagna, bellissimo e con ottime spiegazioni persino in italiano.

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Segue la visita all’Ock Pop Tok, bel laboratorio di tessitura tradizionale, dove è possibile vedere le tessitrici al lavoro sui telai. Qui è presente anche un ristorante… e la fame ci frega: il menù è occidentale e i prezzi turistici.
Ultima tappa della giornata è l’UXO visitor center, gestito da un’associazione che raccoglie fondi e si impegna a bonificare il terreno da mine e cluster bomb risalenti alla guerra del Vietnam, che ancora oggi colpiscono gravemente soprattutto le popolazioni più povere e isolate del paese.

25/8/2012 Chinese doctor

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Il cielo del Laos

Ci alziamo alle 6 per cercare di incrociare la famosa “marcia” dei monaci in cerca di elemosine, ma quando arriviamo nel quariere nord-est (il migliore da questo punto di vista) la processione è già conclusa da più di un’ora!
Ci consoliamo visitando il palazzo reale, modesto per i nostri canoni, ma comunque carino. Peccato solo per le mostre correlate, un po’sottotono.
A pranzo ci sfondiamo di sticky rice: prima quello salato e poi quello dolce, cotto nel latte di cocco e “condito” con mango, fantastico!
Ci ritiriamo in camera perchè Ross ha un po’ di febbre e decliniamo l’offerta di un vicino di camera ammeregano che ci consiglia insistentemente un miracoloso “dottore” tradizionale cinese… mah.


Posted by Ale
Posted by Ale

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AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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