Nagoya: la sorpresa e la bulimia del turista

Dopo qualche giorno sulle Alpi siamo rientrati “nella civiltà” ovvero Nagoya. La scelta di questa meta, fatta a tavolino quando eravamo ancora in Italia a programmare il viaggio, era dovuta più che altro a motivi logistici e alla necessità di riposarci dopo le prime due settimane di viaggio. Non ci aspettavamo niente se non un hotel comodo, lavatrici e internet.

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Deve essere stata proprio l’assenza di aspettative ad accendere qualcosa, un entusiasmo per questa città che si è rivelata una gran bella scoperta. Già all’arrivo, trovarci tra grattacieli e centri commerciali sotterranei ci ha fatto sentire un po’ come a Tokyo, la nostra prima “casa” giapponese. Poi si è aggiunta la scoperta che di musei e luoghi da visitare qui, in realtà, ce ne sono molti!

La capitale del design e della porcellana

Innanzi tutto a Nagoya merita una visita l’International Design Centre, un intero palazzo dedicato al design, dal museo con pezzi da collezione di inizio Novecento alle creazioni di artisti contemporanei, sebbene buona parte del palazzo sia dedicata a corsi di studio, artisti e “addetti ai lavori” più che ai turisti.

E subito dopo va menzionato lo splendido Noritake Garden. Il nome può fuorviare, perchè il giardino è solo una parte di questo complesso museale dedicato alla fabbrica di porcellane Noritake, la cui storia è davvero bella e interessante. A fine Ottocento i fratelli Morimura aprirono a New York un’attività di vendita di antichità giapponesi e beni di vario genere, tra cui ceramiche. Il commercio di queste ultime divenne tanto redditizio da spingere i Morimura ad aprire a Nagoya un centro di produzione che si ispirava allo stile europeo di porcellane da tavola. All’inizio del Novecento, dopo circa 20 anni di duro lavoro di perfezionamento della tecnica per raggiungere la qualità di prodotto desiderata, la Noritake (questo il nome della fabbrica di Nagoya) fu finalmente in grado di competere sul mercato a livello internazionale. Nemmeno la seconda guerra mondiale, durante la quale la fabbrica venne riconvertita per scopi bellici, riusci a fermare la crescita tant’è che nei decenni successivi non solo venne ripresa la produzione delle porcellane, ma furono anche individuati nuovi settori di specializzazione tra cui ad esempio i sanitari (con la creazione della società Toto, attuale leader di settore in Giappone) e la componentistica per computer, a dimostrazione dell’elevata specializzazione tecnologica di questa fabbrica.

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Noritake Garden

Un piccolo museo, oltre a narrare la storia di Noritake, espone alcune delle più pregevoli realizzazioni; garantiamo che non occorre essere degli appassionati per apprezzare! Nella parte dedicata alla descrizione del processo creativo – che parte dalla selezione della materia prima fino alle varie fasi alterne di cottura e decorazione – è possibile ammirare parecchi artigiani/artisti al lavoro! Purtroppo non si potevano scattare foto, un gran peccato, ma abbiamo rispettato il divieto.

E infine parliamo di Oasi 21. Non sappiamo bene come definirla: una specie di piazza sospesa, un “disco volante” di vetro e acciaio con una piccola passeggiata circolare intorno ad una fontana/laghetto sospeso sopra ad giardinetto e ad un centro commerciale sotterraneo…. ci siamo goduti molto la nostra passeggiata serale sopra e intorno a questo UFO illuminato.

Oasi 21 visto da sopra
Oasi 21 visto da sopra

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A fianco di Oasi 21 scorre un grosso viale alberato nel cui centro è stato ricavato un piccolo parco cittadino chiamato poco modestamente “Central Park” in cui, tra aiuole e laghetti abbiamo incontrato – non sappiamo quanto casualmente – alcune enormi e bellissime farfalle! La famosa TV tower invece ci è sembrata una bruttissima copia della torre eiffel.

20151029-DSC_5870In zona abbiamo trovato anche una delle tante statue giapponesi dedicate ai cani e agli animali in generale, ma questa ci ha colpito perché ritraeva un cane guida per ciechi a tre zampe e nei pochi minuti in cui siamo stati in zona si è beccata carezze e diversi inchini da parte dei passanti. Cercando su internet abbiamo più o meno capito che si tratta di Saab, uno dei più famosi cani giapponesi, che nel 1982 subì un infortunio sul “lavoro” e rimase invalido. Questo episodio portò ad una modifica della legge giapponese, che da quel momento stabilì che i cani guida dovessero essere considerati come un’estensione del corpo del cieco ed un loro infortunio andasse quindi compensato con un risarcimento o una pensione integrativa.

Una delle attrazioni principali “classiche” di Nagoya resta comunque il bel castello (ricostruito dopo la seconda guerra mondiale) con relativo parco, a cui vanno aggiunti una montagna di locali dove mangiare e passare la serata in mezzo a un sacco di gente allegra.

La bulimia del turista

Alla fine di questi due giorni trascorsi a Nagoya e delle prime due settimane in Giappone, senza mettere in discussione l’entusiasmo per l’esperienza che stiamo vivendo, c’è però un senso di limitazione… o meglio: vivere le giornate in modo così intenso e ricco è un po’ come essere bulimici. Ci si riempie di immagini, nozioni, più in generale di vita al di sopra della propria capacità di immagazzinare ricordi e sensazioni, ed è triste pensare che parte di tutto questo si perderà perché non è possibile ricordare tutto o trasformare ogni stimolo in qualcosa di pratico e spendibile per il proprio futuro.

Per le prossime settimane cercheremo di rallentare e di concentrarci su quanto realmente vogliamo vedere più che sul tentativo di coprire ogni meta. Diciamo che dobbiamo ancora trovare l’equilibrio nell’organizzazione dei tempi in questo nuovo stile di vita.

Qualche informazione pratica

  • La città è servita molto bene sia dai treni JR sia dagli autobus. La compagnia principale dei bus è la Meitetsu, che copre praticamente tutto il Giappone
  • Per il pernottamento consigliamo il Sun Hotel, situato nei pressi della fermata metro Sakae e di Oasi 21. Il quartiere è zeppo di locali a luci rosse e loschi figuri in giacca e cravatta, ma fa parte del divertimento

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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