Kosovo e il Visoki Decani

Arrivare dal cuore del Montenegro, un luogo che pare quasi incontaminato, al confine kosovaro è un po’ una botta: più ci si avvicina e più si ha un’anticipazione di una bruttura molto diffusa nel paese, l’immondizia sparsa ovunque.

Il paese negato

Il Kosovo è un paese che non si è ancora completamente ripreso dalla guerra del ’90 e ciò è aggravato dalla complessa situazione geopolitica in base alla quale la dichiarazione d’indipendenza del 2008 non è stata riconosciuta da molti paesi ONU. Gli oppositori principali sono la Serbia, che continua a considerarlo una propria provincia autonoma, la Russia, che ha come ultimo alleato balcanico proprio la Serbia, e la Cina, la cui linea è sempre ostile alle secessioni per non creare precedenti che potrebbero giocare a favore degli Uiguri dello Xinjiang.

Per ragioni del tutto analoghe a quelle cinesi, restano numerosi i paesi che hanno rifiutato di riconoscere il Kosovo (Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia…), sebbene l’ONU abbia infine stabilito che la dichiarazione d’indipendenza kosovara non comportasse alcuna violazione del diritto internazionale.

Kosovo
Sono molte le targhe dedicate agli albanesi caduti nell’ultima guerra; questi due civili sono “morti per mano di criminali serbi”. Il processo di riconciliazione dovrà attendere

Nessuna delle assicurazioni auto stipulate in Europa è valida in Kosovo, ma un minuscolo ufficio alla frontiera è dedicato all’emissione di economiche polizze temporanee (nel nostro caso 15 € per 15 giorni) ovviamente obbligatorie.
I doganieri sono molto gentili, ma quando gli chiediamo di non timbrare il passaporto per non rischiare rogne alla frontiera serba hanno una lunga conversazione tra loro. Sembrano avere qualcosa di poco carino da dire sui colleghi serbi…
Il passaporto deve essere timbrato, ma ci suggeriscono di aggirare ogni discussione con i serbi mostrando loro la nostra sola carta d’identità: in base agli ultimi accordi europei sarà sufficiente.
Solo dopo qualche giorno ci accorgiamo con stupore che i passaporti non sono stati timbrati.

Le montagna che attraversiamo mentre scendiamo a valle verso la città di Peja è verdissima e spesso le mucche al pascolo invadono la carreggiata in brutte condizioni. Rallentiamo per non spaventare un gruppo di vitellini e l’anziano pastore fa un grande sorriso mentre ci saluta con un ampio gesto della mano; ricambiamo e gli sorridiamo mentre ci si apre il cuore.
Siamo felici di essere qui.

Kosovo

Kosovo o Albania?

Appena scesi a valle saltano subito all’occhio alcune cose: la bandiera del Kosovo non compare quasi da nessuna parte, mentre a comparire ovunque è la bandiera albanese! Ogni indicazione stradale riporta i nomi di città e paesi nelle due lingue ufficiali albanese e serbo, ma la versione serba è molto spesso cancellata con della vernice. Non ci mettiamo molto a capire che la stragrande maggioranza della popolazione è albanese (oltre il 92%) e che i serbi sono concentrati in una piccola regione a nord. Sembra proprio di trovarsi in una regione dell’Albania e non ci sono dubbi sul fatto che se venisse concessa alla popolazione la possibilità di ricongiungersi ad essa tramite un referendum l’esito sarebbe scontato.

Non potevamo cominciare la nostra visita del Kosovo con qualcosa di più impressionante del Visoki Decani, uno splendido monastero ortodosso patrimonio UNESCO purtroppo destinato a creare grandi tensioni in quanto gestito dalla chiesa ortodossa serba.

Visoki Decani, il monastero conteso

Il monastero è circondato da campi e boschi che da secoli i monaci curano e coltivano, ma per poter accedere a quest’area, chiusa in una piccola valle, è necessario passare attraverso un surreale check-point del KFOR (Kosovo Force, forza militare internazionale guidata dalla NATO) con tanto di paracarri disposti a zig-zag e soldati armati di tutti punto. Il punto di controllo è del tutto identico a quelli americani in Iraq e Afghanistan, che abbiamo imparato a conoscere dai telegiornali, e trovarsi li in mezzo è un piccolo shock. Per noi turisti occidentali il processo è comunque veloce e indolore: per entrare è sufficiente lasciare il proprio passaporto ai militari.

Visoki Decani

Sapevamo che queste misure erano necessarie alcuni anni fa, quando granate e molotov cadevano con una certa frequenza nel perimetro del monastero, ma pensavamo che dal 2007 (data dell’ultimo grosso attacco) ad oggi la situazione si fosse calmata. Purtroppo ci è stato riferito (e ne abbiamo trovato conferma online) che a fine gennaio quattro estremisti islamici albanesi sono stati bloccati mentre cercavano di introdursi all’interno del perimetro armati di pistola e kalashnikov.

Visoki Decani

Il cuore del monastero è una grande chiesa immersa in un verde prato perfettamente curato e circondato dalle abitazioni dei monaci, dalla mensa e da altri edifici accessori. A parte i 25 monaci che vi abitano e il manipolo di soldati a loro protezione, l’area è completamente deserta e regna una calma assoluta, se si escludono le numerose rondini che hanno nidificato ovunque e turbinano nell’aria cinguettando. Entrando nella chiesa rimaniamo sbalorditi dalla bellezza e dalle perfette condizioni degli affreschi che ricoprono muri e soffitti, è davvero incredibile che un luogo come questo non sia impacchettato di turisti!

Visoki Decani

Un giovane monaco si avvicina e scopriamo che parla un discreto italiano; ci spiega che i nostri militari hanno sempre svolto un ruolo chiave nella difesa del monastero, nella KFOR cosi come nella seconda guerra mondiale, e negli ultimi anni di convivenza si è divertito a farsi insegnare l’italiano.
Il monaco è molto ospitale e oltre al caffè ci offre vari prodotti del suo monastero: salatini, succhi di frutta e un ottimo liquore di ciliegia. Ci racconta che oggi la situazione è meno drammatica che in passato e che alcuni confratelli ogni tanto escono per andare in paese a comprare e vendere i loro prodotti, ma che purtroppo la protezione dei militari è ancora necessaria.

Consigliamo a tutti di approfittare di questa situazione per visitare e godersi in pace questa meraviglia prima che, inevitabilmente, diventi un’affollata meta turistica di primo piano.

NOTA: sfortunatamente non sono consentite fotografie all’interno del complesso e questa è la ragione per cui molte delle foto di questo articolo non sono nostre.

Foto aerea del monastero
Foto aerea del monastero

Una libera interpretazione della realtà

Ci ha colpito vedere la strumentalizzazione di un edificio religioso di tale portata che per i serbi appartiene alla chiesa SERBO ortodossa, mentre per gli albanesi è una proprietà a loro sottratta, una antica chiesa cattolica albanese poi rimaneggiata dai serbi. La storia raccontata dalle due parti è al solito contrapposta e le due versioni sono entrambe abbastanza fantasiose, ma sembra che il monastero sia effettivamente stato gestito dai serbi ortodossi più o meno ininterrottamente per circa 700 anni.

La domanda che ci siamo fatti è perché le chiese ortodosse serba e albanese non si parlino cercando di bypassare le questioni politiche e trovando una soluzione “cristiana” al problema, ma non sembra che per il momento la riconciliazione interessi davvero a qualcuno.

Foto di gruppo dei monaci del Visoki Decani
Foto di gruppo dei monaci del Visoki Decani

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

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