Kanchanaburi: death railway e ponte sul Kwai

Kanchanaburi - ponte fiume kwaiKanchanaburi è famosa soprattutto per il ponte sul fiume Kwai, reso celebre dall’omonimo film, e che è situato alla periferia nord della città, in corrispondenza della zona più turistica. Buona parte della attrazioni sono correlate alla Death Railway, la ferrovia costruita dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale facendo largo impiego di lavoro forzato dei prigionieri di guerra alleati. L’obiettivo dell’impero era collegare la Thailandia alla Birmania in modo da aprire una via terrestre per l’invasione dell’India, evitando cosi di doverla raggiungere via mare con il rischio di incorrere nella temibile marina britannica.

La prima cosa che si apprende in queste lande è che la storia narrata nel film è completamente inventata; tanto per cominciare il ponte non è mai stato minato da improbabili commandos, ma più prosaicamente è stato bombardato dagli aerei alleati. Alcuni ex prigionieri di guerra dichiararono che il colonnello Nicholson del film non era minimamente realistico e che nel mondo reale mai avrebbe avuto la stima dei suoi sottoposti (pare che molti ufficiali alleati portassero avanti continui tentativi di sabotaggio arrivando persino a raccogliere termiti da introdurre nelle travi di legno dei ponti). Inoltre il film ha molto offeso i giapponesi per l’impreparazione che viene attribuita ai loro ingegneri, che in realtà furono sorprendentemente abili, soprattutto considerando il difficile contesto e la scarsità di risorse con cui dovevano operare. In compenso il ponte originale è stato riparato e conserva buona parte del suo aspetto originario; inoltre, benché buona parte della vecchia ferrovia sia ormai stata abbandonata, alcuni tratti sono ancora aperti e regolarmente utilizzati, compreso quello che passa per Kanchanaburi.

Kanchanaburi - ponte fiume kwai

Un po’ di relax prima del rientro

Kanchanaburi

Kanchanaburi è a poco più di 100 km da Bangkok ed è molto facile da raggiungere, ma viene definita dai suoi abitanti come un binario morto poiché è l’ultima grande città della lunga valle che conduce al Myanmar attraverso il remoto passo delle Tre Pagode.

Considerando che siamo arrivati alla fine del viaggio e che abbiamo accumulato una stanchezza epica, abbiamo deciso di trattarci bene e passare le tre notti in un albergo con piscina spendendo la folle cifra di 35 euro al giorno. Nonostante la città sia immersa nella campagna il caldo è intenso e la piscina è utile per cercare un po’ di refrigerio… anche se a dire il vero la temperatura dell’acqua supera tranquillamente i 30 gradi.

Il primo giorno partiamo con le nostre biciclette per esplorare la città e abbiamo subito un incontro ravvicinato con un tailandese ubriaco fradicio che dopo aver perso il controllo del suo motorino ed essere entrato in sgommata sulla strada principale da una traversa, si esibisce in una derapata a spirale crescente a 720° sfiorando prima una venditrice ambulante, poi Ross, per poi chiudere la sua prodezza contro la mia bici. Dopo essere rovinato al suolo, il nostro prode biker posa la testa a terra e si addormenta sotto il motorino (!), ma viene subito soccorso dalla folla che, in men che non si dica, lo rimette in piedi e lo lancia di nuovo in strada verso nuove mirabolanti avventure.

A giudicare dagli orari in cui è vietata la vendita degli alcolici (dalle 14 alle 17 e dalle 22 alle 10), questa pare essere una vera piaga sociale tra le classi meno abbienti; ma nonostante questa surreale esperienza non possiamo che parlar bene del popolo tailandese, sempre posato, sorridente e disponibile come la gran parte dei popoli del sudest asiatico, ma anche molto educato ed istruito. Sotto molti punti di vista la Thailandia è davvero insuperabile ed è esattamente come ce la ricordavamo dalla nostra prima visita del 2008: un paese ricco di natura e cultura, tranquillo e preparatissimo all’accoglienza dei turisti.

Kanchanaburi: una città sulla Death Railway

Kanchanaburi è base di partenza per la visita a diversi parchi naturali e ricoveri per animali selvatici, ma essendo interessati alla sua storia noi ci siamo concentrati solo sulla città.
Tra i numerosi musei dedicati alla Death Railway il più bello ed esaustivo è sicuramente il Thailand-Burma Railway Center che illustra il grandioso progetto, le condizioni lavorative, le ingegnose soluzioni giapponesi e l’evolversi della situazione. Quest’ultima passò da una tranquilla fase iniziale ad un vero incubo a causa del sopraggiungere della stagione umida, delle difficoltà logistiche legate al progressivo spostamento dei campi di lavoro sempre più nel cuore della giungla e della fretta di completare i lavori a causa dell’andamento della guerra.

Kanchanaburi - cimitero di guerra Don Rak
Uno dei due cimiteri di guerra alleati gestiti dal Commonwealth

Nonostante gli enormi cimiteri militari occidentali si scopre ben presto che le vittime civili, provenienti soprattutto da Malesia e Indonesia e impiegate in modo più o meno volontario, superarono di gran lunga quelle dei POW, sia in termini assoluti (una stima molto approssimativa parla di 90.000 caduti) che percentuali.
La cosa non sembra avere molta rilevanza quando si passeggia tra i verdissimi prati fioriti che ospitano le tombe dei 133 americani caduti e dei 12.000 inglesi, australiani e olandesi; non potrebbe essere altrimenti visto che le spese le pagano loro.
La sola soluzione sarebbe forse un mondo in cui i paesi onorino le vittime che causano, ancor prima dei propri caduti.

La campagna circostante

Affittando uno scooter si scopre che uscire dalla città è questione di un attimo, basta attraversare uno dei ponti e ci si ritrova immersi in una bellissima campagna verde che ospita diversi templi interessanti.

Kanchanaburi - cimitero cinese
Cimitero cinese
Kanchanaburi - Wat Ban Tham
La scalinata del Wat Ban Tham

Vicino al Chong Kai, grande cimitero di guerra del commonwealth, sorge il Wat Tham Khao Poon, un tempio tra cui pascolano le mucche e che è stato costruito accanto ad una complessa grotta sacra: questa è costituita da 9 stanze collegate da strettissimi cunicoli al cui interno sono state ricavati altari e sale di preghiera. Strisciando all’interno dei grezzi “corridoi” nel silenzio più assoluto è frequente essere incrociati e sfiorati da simpatici pipistrelli.

La zona a sud della città è fortemente influenzata dalla cultura cinese e accanto alla statale è ben visibile un enorme e spettacolare cimitero. Il Wat Ban Tham è un grosso tempio che si sviluppa sul fianco di una collina, attraversando una suggestiva grotta; la copertura della scalinata è modellata con la forma di un grande drago e dà decisamente nell’occhio.

Qualche chilometro più avanti si incontra il Wat Tham Khao Noi, un altro enorme tempio buddhista cinese: se il precedente sembrava kitsch, qui davvero si esagera!

Kanchanaburi - Wat Ban Tham
Una delle sale del Wat Ban Tham è all’interno di una grande grotta naturale

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

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