Iran: diario di viaggio (terza parte)

4 settembre 2013 – Persepolis

Dettaglio di scultura a Persepolis

Salutiamo Shiraz con un po’ di delusione perchè non è stata cosí bella come ci aspettavamo… un sacco di iraniani ce l’avevano descritta più bella di Esfahan, ma a noi non sembra proprio, sebbene sia sicuramente una città interessante. Persino gli abitanti ci sono sembrati meno socievoli degli altri iraniani! Comunque alle 7 del mattino si parte, un autista privato ci preleva al nostro hotel e si va a Persepolis. Il problema che emerge immediatamente è che a lui risulta di dover andare a Fahraj, mentre con l’agenzia di viaggi contattata il giorno prima avevamo concordato di visitare lungo la strada Persepolis, le due necropoli, Pasargadae, Abarqu e Zein-o-din. L’autista è gentile ma si capisce che sperava di tornarsene a casa in tempo per la merenda… Visitiamo Persepolis e Nask-e Rostam, un po’ malcombinata la prima e molto bella la seconda, purtroppo meriterebbero ben altro afflusso turistico internazionale e la carenza di fondi ne risente.

Dopo una pausa pranzo con un ottimo panino che per una volta non sapeva di kebab puntiamo dritti al caravanserraglio di Zeinodin. Dritti si fa per dire, perchè l’autista continua a perdersi… e il bello è siamo nel deserto e c’è un bivio ogni 200 km… mah! Il mio orologio arriva a segnare 52 gradi, poi lo metto all’ombra perchè temo possa sciogliersi.
Con un ritardo mostruoso arriviamo a Zeinodin, un caravanserraglio dall’architettura semplice esternamente, ma spettacolare all’interno: è stato ristrutturato di recente e ospita uno spartano, ma davvero suggestivo albergo. Il gestore ci fa fare il giro, mentre i suoi bimbi ci zampettano intorno; la bimba è socievolissima e continua a giocare intorno a Ross, che bello!

Cucù!

Salutiamo la splendida famiglia, che ritorna al suo picnic sulla sabbia, e ripartiamo per Faraj… ma i soldati ci fermano per un controllo e perdiamo un bel po’ di tempo. È tardi, siamo stanchi morti e decidiamo di puntare su Yazd.
Salutiamo il nostro autista scoprendo che è il professore di inglese con il peggior inglese del mondo ed entriamo in uno dei peggiori hotel dai tempi di Nam Kham. All’uscita incontriamo di nuovo il nostro amico cinese di Shiraz che ci porta al suo hotel raccomandandocelo e noi, con una piccola sceneggiata, facciamo uno switch con una penale di soli 5 €.
La gente qui sembra molto socievole, siamo ottimisti per i prossimi 2 giorni!

5 settembre 2013 – Yazd 

Al mattino facciamo colazione in compagnia di un pappagallo gigante non molto socievole, poi partiamo per il tempio di Zoroastro, dove rimaniamo molto colpiti dalla bellezza e attualità di alcuni insegnamenti (apprendiamo che molti concetti fondamentali delle religioni monoteiste siano in realtà originari proprio dello zoroastrismo!).
Qui conosciamo due signori croati che vivono in Australia e si dicono molto felici di avere abbandonato l’Europa anni prima.

Compagnia a colazione
Compagnia a colazione

Visitiamo poi il Museo dell’acqua, dove approfondiamo la nostra conoscenza degli incredibili qanat – canali sotterranei per l’approvvigionamento idrico nel mezzo del deserto, un’arte di cui i persiani erano e sono ancora maestri – e al mausoleo di Sayyed Roknaddin.
Pranziamo in camera a pane e acqua e dopo un po’ di riposo usciamo per fare qualche foto nel centro storico ma fa troppo caldo: Yadz è la città più calda tra quelle visitate, sembra di stare in un forno ventilato e ci sembra di squagliarci!
La sera usciamo e andiamo fino all’estremità della città per visitare un parco con casa storica, ma non troviamo l’ingresso e rinunciamo. La giornata finisce con qualche foto notturna alla Jam-e Mosque, più bella e suggestiva da fuori che da dentro, dove incontriamo Mohamed e famiglia… ma riusciamo solo a scambiare qualche gesto e qualche sorriso perchè ovviamente parlano solo farsi! E, come tutti gli iraniani, puntano a fare la consueta foto-ricordo con il turista 😉
Rientriamo in hotel per l’ultima notte decente che trascorreremo in Iran: ormai è quasi giunta la fine del viaggio. Ci fanno tanta compagnia delle simpatiche zanzare del deserto che non patiscono né i 50 gradi all’ombra né l’aria condizionata a bomba, che straordinarie creature! Probabilmente è una specie esotica che vive solo in questo albergo…

6 settembre 2013 – Yazd

Oggi è tutto chiuso e desolato, decidiamo di provare a visitare i giardini persiani e questa volta, grazie ad un simpatico gommista che ci accompagna in macchina (e pensare che noi volevamo solo un’indicazione!), riusciamo a trovarli. Il giardino è molto bello, merita sicuramente una visita, e incontriamo anche una simpatica coppia di Kashan in vacanza.
Nel torridissimo pomeriggio facciamo una tonica passeggiata per il centro storico, scoprendo qualche scorcio carino e una gang di socievoli mocciosi.

Qui anche i bambini vogliono il reportage fotografico
Qui anche i bambini vogliono il reportage fotografico

Alle 21 partiamo per la stazione dei bus, che è lontana e in mezzo al nulla! Abbiamo qualche problema a capire dov’è il nostro bus perché è tutto scritto in farsi ma come sempre ci aiuta qualche gentile iraniano. Questa volta abbiamo un “capitan schettino” anzianotto, che tiene un sacco di peluches appesi al finestrino, parla inglese ed è molto simpatico, ma guida come un pazzo e per un po’ non riusciamo a prendere sonno per la paura che si schianti contro qualche macchina o che finisca in una duna.

7 settembre 2013 – Teheran

Ultimo giorno di vacanza: arriviamo a Teheran alle 7.30 del mattino, non conosciamo il terminal in cui siamo capitati ma riusciamo ad infilarci in un bus urbano grazie ad un gentilissimo bigliettaro…. che però, per la prima volta, ci chiede di separarci: Ross in zona donne e io in zona uomini (Ross tra l’altro si era già buttata a pesce nella zona uomini e l’hanno dovuta ripescare per smistarla nel reparto corretto).

Il WC che tutti vorremmo nel momento del bisogno...ah il caro Giappone
Il WC che tutti vorremmo nel momento del bisogno… ah il caro Giappone

Arriviamo in hotel stanchi morti e ci dicono che c’è da aspettare un’ora per la camera, solo che dopo un’ora e passa ci dicono che boh, non hanno idea di quando sarà pronta. In ogni modo ci mandano in un altro hotel partner che dovrebbe avere una stanza subito disponibile e così è. La struttura è molto bella, la stanza un po’ meno e per la prima volta abbiamo un gabinetto alla turca (qui i WC giapponesi non vanno certo di moda…).
Ma va tutto bene, abbiamo finalmente un letto su cui dormire un po’ prima di andare a visitare il Museo dei Tappeti, che raggiungiamo faticosamente per via della strada di accesso in salita e del caldo torrido. Il museo è meraviglioso, al di sopra delle nostre aspettative, con tappeti di ogni tipo, grandi come campi da calcetto, tridimensionali, fantasiosissimi e originali! Se vi capita andateci, per me è forse il meglio che Teheran ha da offrire.

Splendido tappeto che raffigura le quattro stagioni
Splendido tappeto che raffigura le quattro stagioni

Seduti su un divanetto per recuperare qualche energia, deliberiamo all’unanimità che la colonna sonora del nostro viaggio è composta da:

  • Sapore di sale, in ricordo di Masoud
  • il tema di Batman, in cui la parola Batman è sostituita da Badgir, in ricordo delle onnipresenti torri di ventilazione di Yazd

Usciamo per l’ultima passeggiata iraniana ed entriamo in vari bazaar e centri commerciali pieni di abiti da sera barocchi e super scollacciati… Ci sono un sacco di ragazze moderne che li ammirano, li provano e ci chiediamo in quali occasioni potranno mai indossarli…
Per l’ultima cena decidiamo di sfondarci di dolci e arriva infine l’ora di preparare la valigia: alle ore 1.30 della notte arriva il taxi per andare in aeroporto.

8 settembre 2013 – Istanbul

Siamo ad Istanbul! Il volo è andato bene, ieri sera ci siamo addormentati presto e siamo riusciti a riposarci anche in aereo. Adesso ci aspettano 5 ore di tedio prima del volo per casa, quindi scriviamo le ultime note ed impressioni sul viaggio:

  1. l’autista che ci ha portato in aeroporto guidava in perfetto stile farsi, ovvero 120 km/h su curve strette con limite di 30 km/h
  2. il receptionist dell’hotel non smetteva di salutarci e ringraziarci per aver visitato il suo Paese
  3. il velo delle donne è durato giusto il tempo di salire sul volo per Istanbul e poi via! alcune di loro, che fino a 10 minuti prima erano super coperte, sono rimaste in calzoni attillatissimi e magliette senza maniche super aderenti, con la schiena scoperta. Avranno avuto cosi caldo?!
  4. togliermi il velo dopo due settimane è stato un po’ strano e ho dovuto litigare con i capelli che, rimessi in liberà, non volevano più stare al loro posto. In ogni modo sono contenta di tornare agli abiti occidentali, mi mancava la libertà di vestirmi leggera quando faceva tanto caldo e penso che non sia bello costringere le donne a rispettare un determinato codice di abbigliamento anche quando non vogliono andare in giro velate.

Di seguito copio il testo di un pannello che abbiamo letto in una casa storica a Shiraz e che ci è piaciuto molto:

In persian mithology, Ghoghnus (Phoenix) is a colorful, sweet singing bird, whose beak has 360 holes in it. Facing the wind, she sits on the peak of a high mountain and amazing melodies come from her beak.

It is said that she lives for a thousand years and, when her time approaches, she gathers a huge pile of wood. Then she sits at the top of the pile, sings and sings untul she is thrown into extasy and starts moving her wings so that they sparkle and set fire to the pile of wood. In this way she burns in her own fire and in her ash there appears an egg from which comes out a new phoenix. It has no spouse and menkind has learned music from her singing.

Iran, just like this strange unique bird has been burnt in its fire and has been reborn from its ash several times during its long history. Iran is a remarkable country and its colourful history is the one of a great nation. This fascinating history encourages us to move on with no fear of failure.

Looking back at the happy and sad days, a nation can learn patience and sapience. Iranians, throughout the history, have never failed to think and seek the solution. This is the secret why a nation lasts. So many brave men, so many poets, writers, philosophers and sages, so many creative minds have grown up in this land, the very name of whom is enough for anyone of us to be proud of being iranian.


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AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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