Intervista e pranzo con i Sikh

Come abbiamo già avuto modo di dire, il nostro tentativo di ottenere qualche informazione aggiuntiva sulla comunità sikh di Kuala Lumpur si è miseramente infranto contro una cortina di ferrosa non-anglofonia.
Una volta giunti a Georgetown abbiamo scoperto che, proprio a poche centinaia di metri dalla nostra guesthouse, sorgeva un grosso tempio e con una rapida indagine su internet abbiamo individuato l’attiva pagina facebook della comunità. Poichè la nostra mail di richiesta di un appuntamento è stata completamente ignorata abbiamo deciso di passare all’azione e di tentare la via del blitz, questa volta muniti di una bella lista di domande per i nostri amici turbantati!

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Sul gurdwara sventola sempre la bandiera dei sikh

Incontro con il presidente Balvinder Singh

Entrati nel tempio incontriamo solo un anziano barbuto, sembra che la cosa cominci male… ma il sikh ci sorprende con un ottimo inglese e ci ha prega di entrare e girare liberamente per l’edificio. Gli diciamo che avremmo piacere di rivolgergli qualche domanda sul sikhismo e sulla comunità e lui con grande cortesia accetta di dedicarci una buona ora del suo tempo, rispondendo a tutti i nostri quesiti e fornendoci anche un po’ di materiale informativo.
Il nostro cicerone, Balvinder Singh, è il presidente del gurdwara (ossia “casa del guru” – vedi questo articolo – è cosi che i sikh definiscono il loro luogo di culto e non “tempio”, che indica invece la “casa di dio” degli hindù e dei taoisti) e nonostante all’apparenza sembri un gran conservatore, si è dimostrato nei fatti molto aperto e moderno, un po’ come tutti i sikh che aremmo incontrato in seguito.

“Il sikhismo nasce nel XV sec. d.C. nel Punjab, regione che giaceva alla confluenza di due grandi e antiche civiltà, violentemente contrapposte l’una contro l’altra e bisognose di un messaggio di tolleranza e mutua comprensione. Questa situazione appare averne promosso la rapida diffusione”

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Il presidente del gurdwara Balvinder Singh (col turbante blue) mentre serve il pasto comunitario

Intervista con il sikh

Noi: “Le cinque K [ossia i cinque segni distintivi: i capelli lunghi raccolti in un turbante, il pettine simbolo di ordine e di igiene, il braccialetto di metallo segno di fedeltà a Dio, il pugnale simbolo di lotta contro le ingiustizie e i mutandoni] sono un obbligo per i Sikh?”
Balvinder: “Si, è una regola introdotta dal nostro decimo e ultimo guru umano, Gobind Singh, che ha poi eletto suo successore il libro sacro”. Il sikh sorride: “Comunque sapete com’è, il mondo va avanti e i nostri giovani spesso non hanno voglia di seguire le vecchie regole”.

Noi: “Ma le 5 K valgono solo per gli uomini o anche per le donne?”
BS: “Le regole sono assolutamente le stesse, tra uomo e donna non c’è nessuna differenza nel sikhismo.”

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La preparazione del pasto comunitario

Noi: “Quindi è vero che portate sempre un pugnale? Questo in alcuni paesi potrebbe essere vietato, come gestite la cosa?”
BS: “Si, è un simbolo di giustizia e lo portiamo sempre con noi. Ne esistono di diverse misure e il governo ci accorda un permesso speciale che, in quanto sikh, ci garantisce la necessaria autorizzazione. Quando entriamo in luoghi sensibili come banche o aerei siamo tenuti a consegnarlo alle guardie che lo custodiscono per noi fino all’uscita.”

Noi: “Quante volte si va al tempio ogni settimana e in cosa consiste la preghiera?”
BS: “La nostra è una religione molto semplice, non abbiamo regole precise sulla preghiera, ognuno può venire al gurdwara quando vuole e leggere liberamente il Guru Granth Sahib [il testo sacro]. Ogni mattina presto nei gurdwara si tiene la cerimonia di risveglio del guru, in cui il libro viene trasferito dalla sala di ricovero notturno alla sala di preghiera, per essere messo a disposizione dei fedeli. Ogni sera, viceversa, si tiene la cerimonia di messa a riposo.
La venerazione che portiamo non è comunque verso il libro, ma verso l’insegnamento in esso contenuto.”

Noi: “La preghiera avviene in lingua punjabi o in malese? Tutti conoscono il punjabi?”
Balvinder sorride: “Il punjabi è la nostra lingua originaria, ma non è importante la lingua che si usa per pregare, Dio capisce tutte le lingue. Il punjabi si sta perdendo tra i nostri giovani che parlano abitualmente il malese, ma per noi questa è solo una questione culturale, non religiosa. Oggi il libro è stato tradotto ed è disponibile in molte lingue.”

Noi: “Quanto è chiusa la comunità Sikh? Sono ammessi e frequenti i matrimoni misti?”
BS: “Si, oggi i matrimoni misti sono molto frequenti [ci verrà detto in seguito che storicamente in Punjab i matrimoni con gli hindù sono sempre stati frequenti, mentre lo stesso non si può dire per i musulmani con cui i rapporti sono un po’ meno cordiali], ma per la cerimonia religiosa è richiesta la conversione e il battesimo.
Una caratteristica peculiare del sikhismo è che siamo contrari alla predicazione: se qualcuno vuole convertirsi è il benvenuto, ma noi non andiamo a cercare nessuno!”

Noi: “In questi giorni in Italia si sta molto discutendo su una legge che dovrebbe regolamentare le unioni civili, comprese quelle gay, e la chiesa cattolica sta facendo grosse pressioni. Cosa pensate del matrimonio – ovviamente civile – tra gay?”
BS: “Queste sono questioni personali che non riguardano assolutamente la religione”.

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La cerimonia del risveglio mattutina

Noi: “Abbiamo letto che siete vegetariani, è vero?”
BS: “In ogni gurdwara c’è una mensa che offre a tutti i visitatori, di ogni razza e credo, cibo vegetariano a titolo gratuito; nei gurdwara più grandi essa è aperta 24 ore su 24… ma a casa mia non sono vegetariano”, dice ridendo. In effetti sembra che in pochi lo siano, probabilmente solo i più rigorosi. “Ai sikh è vietata ogni sostanza intossicante: alcool e fumo [oltre alle droghe ovviamente]. Il divieto di fumo è molto rispettato, ma quello sull’alcool quasi da nessuno”, dice scoppiando in un’altra bella risata.

Dopo averci raccontato parecchie altre cose ci invita a tornare l’indomani, quando la mensa sarà aperta, per pranzare con gli altri; pare che ci saranno anche degli ospiti speciali. Accettiamo volentieri e gli chiediamo se le cerimonie mattutine e serali sono accessibili anche ai non fedeli.
“Certamente, sono aperte a tutti!”.
Noi: “Sarebbe possibile scattare anche qualche foto?”
BS: “Certo, non ci sono problemi, avvertirò il custode che verrete cosi domattina vi farà trovare il cancello aperto”.

L’ora della cerimonia mattutina non sembra chiara, il presidente inizialmente ci dice che è alle 4, poi chiede conferma al custode – un giovane di carnagione scura con un lungo barbone e un gran sorriso – che nelle risposte posticipa due o tre volte fino ad arrivare alle 5.30. E’ probabile che sarà lui a doversi alzare!

“Poiché Dio ama la sua creazione, l’uomo è tenuto a fare la sua volontà prendendosi cura di tutte le creature sue compagne nel mondo”

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La preparazione del pasto comunitario

La cerimonia serale

Alle 18.30 torniamo per assistere alla cerimonia di ritiro del guru: sei o sette ragazzi trasferiscono, con grande riverenza, le quattro copie del testo sacro presenti nelle sale di preghiera alla stanza notturna. I grandi libri vengono trasportati con uno specifico rituale: uno dei fedeli legge alcuni passaggi del Guru Granth Sahib, lo chiude e con delicatezza lo poggia su un cuscino che tiene sulla testa. A questo punto parte una piccola processione che conduce ad un baldacchino nella saletta notturna adiacente, dove il libro viene riposto e avvolti in apposite stoffe. Durante tutto il processo, che viene ripetuto per ognuna delle copie presenti nel gurdwara, un secondo fedele resta alle spalle del primo ondeggiando una sorta di spolverino intorno al libro.

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I sikh presenti sono tutti abbastanza giovani, ma piuttosto eterogenei nell’aspetto: si va dai tre elegantissimi e barbutissimi ragazzoni in completo bianchissimo, al tamarro in canotta e braghe corte, bandana e pizzetto.
Il nostro arrivo suscita un po’ di curiosità e una ragazza si stacca dal gruppo per venire a salutarci, ma a quel punto il custode fa il giro per spiegare a tutti che eravamo attesi e già eruditi sul rituale.

“Un sikh prende la vita seriamente e fa la sua parte all’interno della società; non c’è dicotomia tra vita spirituale e vita temporale, e questo implica il rifiuto di ogni tipo di ascetismo”

La cerimonia del risveglio

Il giorno dopo la sveglia suona alla 4 in punto e alle 5.15 arriviamo davanti al gurdwara pronti per la cerimonia del risveglio… ma il cancello è chiuso! Non troviamo nessun campanello e vedendo la luce accesa nella sala di preghiera cominciamo a temere che la nostra levataccia sia stata inutile… poi spunta uno dei ragazzi in bianco dalla terrazza e ci sbracciamo per farci notare. Pochi minuti dopo arriva il guardiano a torso nudo e senza turbante, i lunghi capelli sciolti e crespissimi sparati in ogni direzione… evidentemente si è appena svegliato, ma ci accoglie con un sorriso e un “benvenuti!”.

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La cerimonia del mattino non è molto diversa da quella serale, ma questa volta gli unici officianti sono i tre ragazzi in bianco. Alla fine del rituale ci vengono messe in mano delle pallette di porridge sacro (incandescente) da mangiare: questo è sempre a disposizione dei fedeli su un tavolino “self service” nella sala di preghiera.

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I tre ragazzoni ci spiegano di essere degli ospiti del tempio provenienti dal Punjab, turisti un po’ come noi, e ci regalato un paio di libri di principi e preghiere sikh, avvolti in un panno rosso in segno di rispetto.

“L’amore per la giustizia è radicato nel carattere di un sikh. Egli si opporrà sempre a ingiustizia, sfruttamento e repressione. Egli è chiamato a combattere, anche armi in pugno quando ogni altro tentativo sia fallito, per proteggere i deboli e gli oppressi”

Il pranzo comunitario

Dopo qualche commissione torniamo al gurdwara alle 11 e lo troviamo decisamente più affollato. Nella sala di preghiera veniamo calorosamente accolti da un gruppetto di donne sikh che si apprestano a preparare il pasto collettivo. Mentre tastiamo il terreno per capire se possiamo offrirci di dare una mano ci fanno capire che siamo molto ben accetti in cucina e ci ritroviamo subito ai fornelli circondati da un sacco di signore chiacchierone! A noi si uniscono anche una bella coppia di sikh inglesi in vacanza e tutti insieme prepariamo una gran quantità di pane chapati.

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Le cuoche sono tutte molto gentili e ci raccontano un sacco di cose, dei loro figli (molto poco conservatori) e parenti in giro per il mondo, delle superstizioni degli hindù (che loro chiamano semplicemente “indiani”, evidentemente sottolineando che loro, in quanto punjabi, non si sentono tali) e ci forniscono un sacco di consigli di viaggio.

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Il pasto – rigorosamente vegetariano – è molto buono e comprende chapati, riso, curry di melanzane e una gustosa salsa alla cipolla.

Prima del pasto c’è una sorta di benedizione del cibo ad opera degli ospiti illustri – tra cui i tre ragazzi in bianco – che pranzano per primi seduti a terra. Il presidente Balvinder ci chiama a raccolta per assistere alla cosa invitandoci a fare foto… ma siamo un po’ in imbarazzo, sono degli ospiti illustri che pregano e mangiano, non ci sembra rispettoso… ma lui “vai vai, scatta, scatta!”

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I tre ragazzi punjabi erano i più giovani tra gli ospiti illustri

Ci viene spiegato che per un sikh avere ospiti è una grande gioia in quanto il cibo offerto arriva da Dio e a loro spetta l’onore di fare da tramite.
Dopo aver pranzato e lavato i piatti, alcuni sikh ci dicono che per loro è ora di contare i soldi delle offerte e che se vogliamo possiamo aiutarli… ma sono matti a fidarsi cosi dei primi italiani che passano??
Ci sembra un po’ troppo e decliniamo, cosi ci invitano a tornare per merenda: dopo la preghiera delle 2 ci saranno the e spuntini per tutti.

Dopo qualche ora torniamo per un ultimo saluto e tutti hanno qualche buona parola per noi: “tornate presto a trovarci”, “fatevi sentire via mail”, “la prossima volta avvertiteci in anticipo e sarete ospiti del gurdwara”.
Siamo un po’ commossi, è stata una bella esperienza e i nostri amici sikh, al di là di ogni questione religiosa, ci hanno dato veramente una bella lezione di accoglienza e apertura.
Ce li ricorderemo a lungo 🙂

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Ross e Raminder Kaur

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

Un pensiero riguardo “Intervista e pranzo con i Sikh

  • 17/03/2016 in 9:04 am
    Permalink

    veramentre commovente l’incontro con queste persone. sono veramente felice per voi di quello che vivete. comunque il messaggio, da qualunque religione arrivi, più o meno è lo stesso: amore accoglienza e condivisione. anche io sto vivendo quello che vivete voi. Grazie, mamma

    Risposta

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