Il velo e i codici d’abbigliamento

Ross in perfetta tenuta "Iran"
Ross in perfetta tenuta “Iran”

In Iran vige un codice d’abbigliamento preciso che impone a uomini e donne, quando si trovano in pubblico o in presenza di estranei, di vestirsi in modo discreto e modesto.

In particolare, gli uomini devono indossare calzoni lunghi e camicie (mai canottiere smanicate) mentre le donne devono indossare, oltre a calzoni o gonne lunghe e maglie con maniche lunghe almeno fino al gomito (ma meglio se fino al polso) anche un velo.

A seconda dell’età delle donne e delle zone del paese, più o meno legate alla tradizione, si trovano donne abbigliate in modo diverso. A Teheran ad esempio il foulard è di solito variopinto, appena appoggiato su uno chignon e il capo è quasi completamente scoperto. A Yazd invece è facile incontrare donne con mantelli neri lunghi, che le coprono dalla testa fino ai piedi.

Abbigliamento da moschea

Nelle moschee capita di dover indossare, sopra i propri abiti, un lungo manteau a fiori che viene fornito dal personale.  Di solito le signore che lo distribuiscono aiutano anche a indossarlo. L’effetto finale è molto buffo, soprattutto per chi non è abituato a questo genere di coperture…

Se decidete di visitare l’Iran, cercate sempre di rispettare queste regole e di non urtare la sensibilità delle persone con un abbigliamento “errato”. Nessuno vi dice niente se il velo vi cade per il vento e rimanete a capo scoperto: a me è successo due volte, nell’indifferenza totale di chi mi stava vicino. Un conto però è avere un piccolo “incidente”, un conto violare deliberatamente una norma e offendere la tradizione di un popolo: questo non è assolutamente giustificabile e potrebbe causarvi dei disagi.

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

2 pensieri riguardo “Il velo e i codici d’abbigliamento

  • 15/05/2015 in 3:39 pm
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    Nel nostro caso la caduta accidentale del velo si è addirittura trasformata in un momento di simpatica socializzazione. Io e la mia ragazza ci trovavamo in un piccolo negozietto in una delle vie principali di Yadz, intenti a scegliere un anello che ancora oggi indosso con molto orgoglio. Erano circa le 23 (i negozianti iraniani seguono orari che per noi sono abbastanza assurdi) ma faceva ancora molto caldo, e il ventilatore acceso all’interno della piccola gioielleria aveva fatto scivolare all’indietro il velo di Chiara; di solito mantenevamo sempre un’attenzione abbastanza maniacale (e ripensandoci, ingiustificata), ma in quel momento eravamo talmente assorti nello studio degli anelli da non accorgercene per svariati minuti. Dopo un po’ di tempo un signore alle nostre spalle, che teneva in braccio un bambino ed era accompagnato da un amico, mi toccò in modo cordiale e rispettoso la schiena, indicandomi l’incidente. Rimediammo subito e ci profondemmo in scuse molto sentite, al che l’amico accanto a lui scoppiò in una fragorosa risata e, alzando le mani al cielo a simulare una preghiera, cominciò a recitare “Allah, Allah!” indicando l’amico, prendendolo in giro per il suo bigottismo, che evidentemente riteneva eccessivo. Come se ciò non bastasse, fece lo stesso con il figlio dell’amico, che avrà avuto 3 o 4 anni, pronunciando in un persiano abbastanza chiaro anche per noi una sorta di “Anche lui Allah, Allah!”: l’eccessiva religiosità era evidentemente una caratteristica di famiglia. I negozianti si unirono alle risate, e anche noi accennammo un sorriso, anche se in modo più rispettoso. L’amico, reo di averci fatto voler rispettare la legge, sorrise a denti stretti, un po’ imbarazzato, ed uscì tra gli schiamazzi. Insomma, quella iraniana è una popolazione sempre accogliente e cordiale, ma molto variegata: siamo stati ospiti più volte nelle case di famiglie diverse, e abbiamo assistito alle scene più disparate: madri in chador e mogli che hanno mantenuto l’hejab per tutta la nostra permanenza, altre ben più liberali che appena entrate in casa (o persino in macchina!) gettano il velo maledicendo Khomeini 😉

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    • 15/05/2015 in 4:08 pm
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      Beh, direi che pur essendo partita da un “incidente” è stata una bellissima esperienza!
      Abbiamo notato anche noi che molti iraniani hanno un fantastico senso dell’umorismo e un approccio molto aperto e flessibile verso la religione.
      E poi, ad essere sincera, ho vissuto l’obbligo del velo come un fattore culturale ancora prima che religioso, per cui non è stato assolutamente fastidioso, anzi…caldo a parte, s’intende 😉

      Risposta

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