Il Grande Gioco

I servizi segreti in Asia centrale

di Peter Hopkirk

Fu definito “Grande Gioco” lo scontro tra i servizi segreti inglesi e quelli russi per il controllo dell’Asia centrale nel corso di buona parte del diciannovesimo secolo. I paesi della zona, dagli emirati afghani alle città stato di Chiva e Buchara, passando per Samarcanda e Tashkent, avevano per entrambe le potenze un altissimo valore strategico, trovandosi incuneate tra la Russia e l’India britannica.
La “battaglia” si combattè principalmente tramite agenti segreti, spesso giovanissimi ufficiali dell’esercito, talvolta mercanti o anche intrepidi cani sciolti. Questi temerari erano in grado di parlare varie lingue e dialetti locali, pronti a spacciarsi per pellegrini musulmani, buddhisti o mercanti indiani, ed erano disposti a rischiare pesantemente la propria vita esplorando territori sconosciuti, sfidando bande di predoni cacciatori di schiavi e puntando a incontrare megalomani khan dall’umore instabile. Lo scopo era aprire nuove vie commerciali, stringere alleanze con i regnanti locali e in generale sabotare gli analoghi approcci della potenza rivale… anche a costo di rimpiazzare il governante di turno con un pupazzo più malleabile.
Niente di nuovo sotto il sole insomma, in fondo la politica e l’economia sono cose sporche almeno dai tempi di Sun Tzu, ma questi agenti speciali erano degli avventurieri, dei veri boy-scout rispetto agli 007 con licenza di uccidere, torturare, bombardare, rovesciare governi democratici, mentire alla propria opinione pubblica e causare tragedie umanitarie che abbiamo imparato a tollerare ed accettare nel ventesimo secolo.
Le storie tratte dai loro diari ci illustrano come spesso si instaurasse una vera e propria amicizia tra agenti e regnanti, o anche tra agenti delle due potenze rivali, che non esitavano a offrirsi ospitalità reciproca in quelle lande desolate e che si salutavano affettuosamente augurandosi di rivedersi presto: “che sia in pace o in guerra, sono certo che la tua accoglienza sarà calorosa!”.

Copertina del libro "Il grande gioco" di Peter HopkirkChi riusciva ad attraversare le terre di nessuno infestate da briganti, schivando guerre tribali e colpi di stato, veniva spesso accolto con grandissima considerazione del governante di turno; piccoli re di piccoli stati che nulla conoscevano del mondo circostante e che non avevano idea di cosa fossero la Russia e l’Inghilterra. Fa sorridere il compiaciuto Khan di Chiva che chiede al capitano Abbot: “Quanti cannoni ha la vostra regina d’Inghilterra? Io ne ho ben 20!”.
Molti di questi brillanti e coraggiosi giovani hanno ovviamente perso la vita, altri sono stati più fortunati e hanno potuto ammirare con i loro occhi meraviglie di cui oggi purtroppo nulla resta, come buona parte dell’Afghanistan, rimasto invischiato in nuovi grandi giochi e tuttora nel tritacarne della storia…

Un libro utile a coprire qualche buco su una regione chiave di cui purtroppo sappiamo poco e di cui quasi nessuno parla, se non a sproposito.

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

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