Serbia, l’altra voce sulle guerre balcaniche

Avendo già visitato Bosnia, Croazia e Kosovo, ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa sulle dinamiche delle guerre dei balcani, ma serviva ancora una tessera del puzzle, ovvero la Serbia.

A Sarajevo abbiamo visitato il museo sulla strage di Srebrenica, il tunnel della speranza e visto tutti i palazzi distrutti dai bombardamenti. In Croazia ci siamo documentati sull’assedio di Dubrovnik. In Kosovo abbiamo percepito una devastazione ancora più evidente. Mancava solo la voce della Serbia, il grande “invasore”, e non vedevamo l’ora di sentirla.

La via pedonale Skadarska di Belgrado Serbia
La via pedonale Skadarska di Belgrado

Peccato che della guerra non abbiamo trovato tracce o musei; forse non li abbiamo cercati a sufficienza, forse siamo stati superficiali nel’approccio. Abbiamo solo constatato, a Belgrado, la presenza di edifici distrutti probabilmente dai bombardamenti della Nato, ma nulla in confronto agli altri paesi sopra citati.

E nemmeno i serbi che abbiamo incontrato ci hanno raccontato nulla; sono stati gentili, sorridenti, molto “welcoming” e non abbiamo percepito un nazionalismo particolare o tracce dolorose del recente passato. L’unico elemento riferito direttamente al conflitto sono stati degli enormi striscioni davanti al palazzo del governo a Belgrado; recavano foto di uomini (molti soldati) morti negli anni ’90 e poche laconiche scritte contro gli USA e l’Europa, colpevoli di ignorare le vittime serbe.

Nis

La nostra visita alla Serbia è iniziata da Nis, città vicina al confine con la Bulgaria e con una lunga storia, se è vero che si tratta di una delle città più antiche d’Europa (anche qui i Romani si stanziarono e fondarono un fiorente insediamento). Fu per secoli sotto il controllo dell’impero ottomano e teatro di una terribile battaglia tra i turchi e i rivoluzionari indipendentisti serbi. Memoria di tale battaglia, che finì male per i Serbi, è la Skull Tower, una torre sulle cui pareti esterne il governatore di Nis fece incastonare centinaia di teschi dei ribelli uccisi, a memoria e minaccia per chiunque pensasse di tentare nuovamente l’impresa. Si narra che il risultato fu opposto alle aspettative e quella torre, agli occhi della popolazione, divenne un monumento alla resistenza e al coraggio degli eroi sconfitti. Ora la torre è ridotta a un moncherino e sono pochi i teschi rimasti, ma fa comunque un certo effetto.

Nis Serbia - campo di concentramento
Il campo di concentramento di Nis non è particolarmente interessante

Tra le altre attrazioni della città, la fortezza con il bel parco racchiuso all’interno della cinta muraria, la via pedonale Obrenoviceva, il sito archeologico di Mediana (più interessante per chi non è italiano, visto che si tratta dei resti di un insediamento romano) e il Red Cross Concentration Camp, campo di concentramento nazista fondato nel 1941 per imprigionare serbi, ebrei e rom. Il campo è noto per un tentativo di fuga di massa parzialmente riuscito. Delle 35.000 persone detenute qui, circa 10.000 furono uccise.

Nis Serbia - campo di concentramento
Le celle del piccolo campo di concentramento di Nis

La capitale della Serbia

Belgrado è una città dinamica e vivace. Il motivo principale che ci ha portato qui è il Tesla Museum, dedicato a uno dei più grandi inventori di tutti i tempi, ma gli dedicheremo un post apposito.

Tesla Museum di Belgrado Serbia
Ross accende un neon con la sola imposizione delle mani grazie alla bobina di Tesla

Poco a sud del centro si può visitare un interessante complesso museale dedicato a Tito. Oltre alla tomba, sono presenti una sala espositiva con alcuni dei doni ricevuti dal padre della Jugoslavia (a quanto pare i rappresentanti delle nazioni di tutto il globo terreste facevano a gara per ricoprirlo di omaggi) e una breve esposizione sulla cerimonia funebre.

Belgrado - Mausoleo di Tito - Serbia
Un museo raccoglie le migliaia di doni ricevute da Tito da parte dei capi di stato stranieri

Non abbiamo molto altro da dire su questa città, che è tanto piacevole per i bei negozi e ristoranti quanto – tutto sommato – poco caratteristica e un po’ povera di connotati specifici. L’atmosfera multietnica che abbiamo respirato altrove qui non c’è, non ci sono tracce di pluralismo religioso ed è un peccato.

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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