Giorni giapponesi: viaggio nel paese delle meraviglie

Siamo quasi arrivati alla fine del nostro mese di viaggio attraverso il Giappone, inizio di un vagabondare di più lungo termine attraverso il continente asiatico (almeno nelle intenzioni, poi chissà). È stato un mese intenso, in continuo movimento da un luogo all’altro, troppo rapido per riuscire a lasciar sedimentare i ricordi come avrei voluto.

Panorama urbano a Tokyo

Nuova vita, nuova routine

La prima sfida di questo nuovo stile di vita è stata impostare i ritmi e la quotidianità in modo che fosse compatibile con il programma di viaggio e sostenibile sul medio termine. La settimana trascorsa a Tokyo è stata molto utile da questo punto di vista.

Oltre ad allinearci al fuso locale, abbiamo iniziato a strutturare le giornate cercando di alternare tempi di visita, momenti di pianificazione e studio in camera, commissioni indispensabili (cibo, biglietti dei bus etc). Nel corso delle settimane questi ritmi sono diventati regolari e ci hanno permesso di dosare al meglio le energie e di non sentire troppo il “trauma” per lo stravolgimento di 10 anni di vita trascorsa sui binari.

Il contatto costante con amici e familiari in Italia è stato sicuramente uno degli stimoli che hanno sostenuto e facilitato questo primo mese di viaggio. Sentire la vicinanza di tante persone, svegliarsi al mattino leggendo messaggi e mail di chi ci segue e incoraggia è stato una dose di energia quotidiana che ci ha trasmesso tanto entusiasmo e ha fatto sì che non ci sentissimo mai soli.

Essere riusciti in qualche modo a raccontare le impressioni del viaggio e aver stimolato la curiosità in chi ci legge hanno arricchito il senso di questa esperienza.

La perfezione e la bellezza

Il Giappone è un paese bello, perfetto, armonioso ed efficiente. Io ne sono letteralmente innamorata, ho un’infatuazione incontrollata e un entusiasmo infantile, lo ammetto. Questo luogo meraviglioso racchiude in sé praticamente tutto ciò che desidero: ottime infrastrutture, società civile coesa, cittadini onesti, rispetto dell’autorità, musei ed eventi culturali.

Se voglio spostarmi ho a disposizione mezzi pubblici che mi portano ovunque e a prezzo onesto; se voglio fare shopping non ho che da entrare in uno dei numerosi ed enormi centri commerciali. Se voglio collegarmi ad internet, attivo  il wi-fi sul tablet e trovo punti di accesso pubblici e gratuiti ovunque, anche nella campagna remota.

Mi sento sicura, circondata da gente rispettosa, certa che qui non mi può succedere nulla di brutto, che nessuno potrà farmi del male o cercare di fregarmi. I giapponesi mi hanno sempre donato grandi sorrisi e momenti di gioia e risate, generalizzando direi che sono gioiosi e portano dentro di sé la leggerezza e la bella ingenuità dei bambini.

In aggiunta a ciò c’è tanta natura, parchi e aree rurali che sembrano rimaste ferme nel tempo. Vivere qui è come trovarsi in paradiso: tutto perfetto, tutto luccicante, tutto goloso in senso non solo metaforico.

Il cibo è stato uno degli aspetti più intriganti del Giappone: c’è una concentrazione impressionante di locali in cui mangiare, si ha solo l’imbarazzo della scelta e due pasti al giorno sembrano troppo pochi in rapporto a tutte le esperienze gastronomiche che si vorrebbero provare.

Il sortilegio di Spirited away

Ed è così che ad un certo punto, dopo essermi lasciata letteralmente inebriare e inebetire da questo mondo sfavillante e perfetto, mi sono fermata un attimo e mi sono sentita come in Spirited away. E’ un’illusione irresistibile, una tentazione cui è piacevole abbandonarsi. Ma facendo così ci si trasforma e si perde di vista se stessi.

Io amo il Giappone e vorrei fermarmi qui per non ripartire più, ma sono al tempo stesso consapevole che questo splendido luna park in cui mi trovo non è il mondo reale, non è l’Asia che amo e in cui voglio perdermi almeno per qualche mese.

Questo è un luogo tanto perfetto quanto artificiale, che basa la propria efficienza sulla chiusura al resto del mondo.

Contraddizioni e ancora contraddizioni

La sensazione dominante è che la contraddizione qui regni sovrana, è come se ogni cosa avesse sempre un rovescio della medaglia.

Innanzi tutto l’ordine perfetto ti fa sentire sui binari: non c’è spazio per le deviazioni. La macchina funziona solo se tutti restano negli ingranaggi e fanno esattamente ciò che devono. La scheggia impazzita, la rotella che va fuori posto esce dal sistema e diventa per esso invisibile. E’ un po’ quello che succede con i senza tetto che qui, nelle grandi città, sono purtroppo numerosi. Mi chiedo: un paese così magnificamente perfetto, che mette cura in ogni singolo dettaglio, come può non riuscire a risolvere il problema di queste persone? Uno stato che lotta contro le cartacce per strada e le foglie cadute fuori posto, che riesce a gestire l’imprevedibilità dei terremoti e a sfruttare ogni centimetro quadrato di terreno, davvero è impotente di fronte al fenomeno degli homeless? O semplicemente non se ne fa carico perché questi soggetti sono fuori dal sistema?

E poi c’è la questione del rincoglionimento: stare in un luogo in cui non devi preoccuparti di nulla perché tutto è sempre perfettamente organizzato da altri per te è di fatto un incentivo ad abbassare le difese e seda irrimediabilmente il cervello. Questo paese è tanto perfetto quanto fragile; ho come l’impressione che prima o poi verrà di nuovo travolto dalla storia e gli eventi lo coglieranno impreparato.

Il mondo reale non è come il Giappone (purtroppo o per fortuna, ai posteri l’ardua sentenza), ma stando qui ci si illude che le cose vadano bene, che non ci sia niente di cui preoccuparsi o per cui angustiarsi. I bombardamenti in Siria sono lontani, come tutte le crisi sociopolitiche ed economiche. Ma davvero vogliamo preoccuparci dei problemi del mondo, quando qui tutto è così perfetto?

One pillar temple in Nagasaki

Bilancio: il viaggio va avanti

C’è stato un momento in cui avrei voluto strappare i biglietti per Taiwan e cercare lavoro qui; la prospettiva mi allettava non poco, mi sentivo già pronta per l’inizio di una nuova vita. Poi sono riuscita a spezzare (almeno per ora) lo splendido incantesimo che il Giappone mi aveva lanciato addosso e il nostro viaggio continua. Sicuramente mi porto dietro l’invidia (sana) per una società che è riuscita a realizzare qualcosa di stupendo, che in Italia purtroppo non avremo mai.

Ma sono anche contenta di andare verso nuove sfide, incontro ad esperienze che spero saranno più profonde di quelle vissute qui.

Due parole sui “Giorni giapponesi” originali

Il titolo di questo articolo non è un caso. Volevo che le mie parole fossero in qualche modo un tributo a Tiziano Terzani e a sua moglie Angela Terzani Staude, autrice del bellissimo diario “Giorni giapponesi“. Per la mia formazione e la mia crescita interiore i loro libri sono stati un pilastro portante. La lettura di Terzani ha accompagnato mesi della mia vita, arricchito il mio immaginario, approfondito la mia conoscenza storica e geografica, ma soprattutto ha accresciuto la mia curiosità verso il mondo e mi ha trasmesso l’amore per la scoperta e la comprensione del diverso.

Auguro a tutti di trovare una fonte di ispirazione tanto grande e profonda quanto questi due scrittori e viaggiatori lo sono stati per me.

Giorni giapponesi di Angela Terzani Staude

Ross

The mottos that best represent me? "Worry more about your conscience than your reputation. Because your conscience is what you are, your reputation is what others think of you. And what others think of you is their problem." and..."Frankly, my dear, I don't give a damn!"

4 pensieri riguardo “Giorni giapponesi: viaggio nel paese delle meraviglie

  • 16/11/2015 in 8:37 am
    Permalink

    Mi sta sorgendo il dubbio che volessi fermarti in Giappone per non incontrare i tuoi suoceri !!
    O no !
    E poi dovevate iniziare a lavorare ……..
    salutoni
    A & I

    Risposta
    • 16/11/2015 in 8:53 am
      Permalink

      Azz, mi avete scoperto!!! Preparatevi per Taiwan che ci sarà da girare un bel po’ 😉

      Risposta
  • 18/11/2015 in 8:17 am
    Permalink

    Devo dire che il tuo entusiasmo per il Giappone riesce ad essere quasi contagioso persino per chi ha veramente poca propensione verso quel particolare stile di vita… parlo per esempio di me e devo sottolineare quel “quasi”: come ti avevo già accennato, a me gli scritti di Terzani sul Giappone hanno suscitato sentimenti diametralmente opposti ai tuoi. Dai tuoi racconti e dalle foto si percepisce innanzitutto bellezza e ordine, però non saprei, mi pare una questione molto “di facciata”, come una bella mano di vernice molto lucida su un oggetto che sotto sotto non è poi così autentico.
    Sicuramente sbaglio e la mia impressione nasce da una sostanziale non conoscenza… però, intanto……
    Buona continuazione!

    Risposta
    • 18/11/2015 in 9:08 am
      Permalink

      Sicuramente c’é tanto di facciata,tanta formalitá spesso con poca sostanza sotto, ma nonostante tutti i difetti e le contraddizioni é comunque un bel mondo in cui vivere.
      Purtroppo é tanto bello quanto avulso dal contesto globale, non riesce a confrontarsi seriamente con il resto del mondo, ed é questo che riesce a freddare i miei entusiasmi e a rompere l’incantesimo.

      Risposta

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