El Nido e Palawan, per chi ama il mare

Dopo le giornate trascorse in scooter a Bohol, abbiamo fatto tappa a Palawan – definita da Condé Nast come la più bella isola del mondo nel 2015 – e più precisamente a El Nido: molti bloggers ne parlano, decantando le acque cristalline e l’ottimo cibo a buon prezzo che si può gustare in questo lembo di terra.

Siamo arrivati via aereo e ci siamo fermati una notte a Puerto Princesa, la principale città dell’isola. L’aspetto non è troppo dissimile da quello di Tagbilaran: vie polverose piene di negozietti, tricycle sgangherati ovunque e tanti ragazzi in giro. Il giorno successivo comunque siamo subito partiti per El Nido su un minivan caricato all’inverosimile aggiungendo sedili “fai da te” per riempire ogni centimetro cubo disponibile.

Stazione degli autobus a El Nido
Ovviamente non era questo il nostro minivan…

El Nido

El Nido è la meta principale del turismo di Palawan nonché una delle destinazioni top delle Filippine. Dista da Puerto Princesa solo 230 km, ma ci vogliono tra le 5 e le 6 ore di minivan (ancora di più in autobus) per arrivarci. La strada si snoda tra colline e villaggi, presenta tratti in sterrato e molti lavori in corso: condizioni davvero pessime se si considera che dovrebbe essere l’arteria più importante dell’intera isola.
In ogni modo, se già il viaggio merita per i paesaggi attraversati, l’arrivo a El Nido è altrettanto suggestivo: il villaggio si trova a ridosso di un roccione che preclude parzialmente la visuale sul mare, e la baia è affacciata su un arcipelago di isole con rocce a picco, molto simili a quelle di Halong.

Vista sulla baia de El Nido
Vista sulla baia de El Nido

Non è tutta cristallina l’acqua che luccica…

Se da una certa distanza le cose sembrano perfette, è avvicinandosi ad esse che se ne colgono i difetti e così ci è successo qui: la splendida baia, con colori dallo smeraldo al turchese, in realtà ha acque terribilmente inquinate per le numerosissime barche ormeggiate e perché – udite udite – l’abbozzato sistema fognario del paese scarica direttamente nel bel mezzo della spiaggia!
Non ci aspettavamo certo una cittadina modello, né una spiaggia incontaminata, ma questo ci ha abbastanza colpito! La spiaggia è inoltre popolata dai numerosi cani degli alberghi che fanno i loro bisogni dappertutto… ma questo non basta ancora a scoraggiare qualche temerario turista dal farsi un bel bagno in compagnia dei tanti bimbi filippini.

Scarico fognario nella baia
Scarico fognario nella baia

Il villaggio è in forte espansione, ad ogni angolo ci sono cantieri – alcuni attivi altri abbandonati – e ai bordi delle strade spesso scorrono rigagnoli di acque nere o sorgono cumuli di spazzatura che ogni sera vengono bruciati dalla gente del posto, inondando di fumo nero le strade già polverose.

La strada che collega El Nido a Puerto Princesa
La strada che collega El Nido a Puerto Princesa

L’impressione generale è che qui il turismo abbia letteralmente travolto un tranquillo villaggio di mare che si è attrezzato rapidamente su alcuni fronti (escursioni, ristoranti etc), ma che non ha saputo gestire con altrettanta efficienza le infrastrutture e i servizi collettivi: l’elettricità non è presente 24 ore su 24, ma solo in fasce orarie precise; l’acqua corrente è scarsa anche negli hotel di buon livello, mentre i locali la pescano con pompe manuali da pozzi di dubbia qualità; l’assenza di una rete fognaria strutturata favorisce la circolazione di simpatiche pantegane che non è raro avvistare anche tra i tavoli dei più bei ristorantini in riva al mare (noi l’altra sera abbiamo fatto un bel salto quando il rattone che tenevamo d’occhio da un po’ è corso sotto il nostro tavolo… poverino, dobbiamo averlo spaventato a morte ^_^).

Abitazioni sulla spiaggia di Corong Corong
Abitazioni sulla spiaggia di Corong Corong

Le escursioni all’arcipelago Bacuit

20160114-DSC_9094Se quelle sopra descritte sono le pecche e i difetti de El Nido, è doveroso parlare delle bellissime escursioni in barca, il vero motivo per cui ci si reca qui: sicuramente il viaggio nelle Filippine vale la pena di essere fatto anche solo per questo.

Ci sono 4 pacchetti standardizzati – tour A, B, C e D – offerti allo stesso prezzo (1.200-1.900 php a testa, ossia 23-36 €) da tutti i numerosi tour operator o sedicenti tali del villaggio; ognuna di queste quattro escursioni comprende cinque tappe all’interno dell’arcipelago Bacuit, formato da decine di isolette rocciose – e dalla morfologia estremamente aspra che le rende assolutamente inabitabili – generalmente a picco sul mare e ricoperte di vegetazione. Qui si possono ammirare varie lagune, calette nascoste, spiagge ornate di palme e fondali ricchi di coralli ottimi per il diving e lo snorkelling.

Tour A, prima tappa

Noi abbiamo provato il Tour A e il Tour C e abbiamo trascorso due giornate tanto meravigliose da ripagarci della fatica di questo viaggio. Le escursioni sono così strutturate: ci si ritrova alle 9 in spiaggia, ci si immerge con molto entusiasmo nella baia fognaria per arrivare alla piccola barca (generalmente da 10-15 posti) e si parte. Ad ogni tappa sono dedicati 30-60 minuti e in corrispondenza della terza tappa, a metà giornata, è prevista la pausa pranzo con cibo cucinato direttamente dallo “staff” durante la navigazione… grigliare carne e pesce su una barcarola di legno non sembra una pratica molto sicura, ma non abbiamo visto nessuna imbarcazione prendere fuoco, quindi i filippini sanno il fatto loro! Il rientro alla base è previsto tra le 16 e le 17.

Le acque sono limpide, trasparenti, con colori incredibili che vanno dal cristallo al turchese al verde smeraldo al blu cobalto e in alcuni tratti la varietà e la quantità di coralli presenti sul fondale – a pochi metri da riva – è eccezionale… è davvero un paesaggio spettacolare, che nemmeno l’affollamento di barche per turisti riesce a rovinare.

Un bilancio complessivo

Purtroppo quello di El Nido è un ecosistema che rischia di essere rovinato completamente dal turismo: la popolazione non ha grande rispetto per l’ambiente e sarebbe difficile pretenderlo da gente che vive in prevalenza in baracche di bambù… è lo stato a sembrare assente. Qui non si tratta di prepararsi adeguatamente ad accogliere il ricco turismo occidentale, ma di preservare e sfruttare correttamente quella che per le Filippine è una miniera d’oro, una delle poche fonti di ricchezza del paese.

Le trafficate vie del centro di El Nido
Le trafficate vie del centro di El Nido

20160116-DSC_9111Una cosa che ci ha colpito è che in ogni ristorante è affisso un bel cartello che chiede ai turisti di farsi rilasciare la ricevuta per ragioni fiscali: è grazie a queste tasse che saranno possibili interventi di manutenzione e miglioramento infrastrutturale. Bene. Ma la realtà è che NESSUNO rilascia mai alcuno scontrino e se il turista “rompipalle” (a occhio ce n’erano solo due in tutto El Nido durante la nostra permanenza…) lo richiede sono in pochi a farlo senza storie e alcuni lo negano anche dopo una lunga insistenza: è abbastanza evidente che chi dovrebbe controllare preferisce incassare la sua bella tangente piuttosto che far rispettare le regole…

Ci sarebbe inoltre una tassa ambientale che ogni turista deve pagare (nelle Filippine i turisti pagano un sacco di piccole tasse ovunque…) e che dovrebbe servire a tutelare le isole, ma ci chiediamo che fine facciano veramente questi soldi: ci sembra che manchi una pianificazione di medio-lungo termine, che non vi sia un’amministrazione forte e presente, in grado di guidare l’evoluzione e la crescita che questo territorio sta attraversando.

Questo è veramente un peccato, non solo per la bellezza dei luoghi, ma anche per rispetto verso chi vive qui. In queste due settimane abbiamo imparato ad apprezzare sinceramente i filippini; parliamo ovviamente di impressioni “superficiali”, ma non per questo da trascurare.

Fuori dal centro de El Nido

Ci hanno colpito i loro sorrisi e la loro gentilezza, l’allegria che riescono a trasmettere anche quando non c’è apparentemente nulla per cui essere allegri, date le condizioni in cui molti di loro vivono e le contraddizioni che ogni giorno noi turisti gli portiamo agli occhi. I venditori ambulanti, gli autisti di tricycle, i negozianti, tutti sono simpatici e mai insistenti nel proporre i loro servizi. Nessuno nega mai un sorriso e tutti si divertono se gli si chiede una foto, dagli operai che dipingono le barche a quelli arrampicati su ponteggi improvvisati. Praticamente nessuno chiede l’elemosina e per strada tutti i bambini gridano “Hello sir, hello madame, good afternoon!”.

Bambini a Corong Corong

Uno dei luoghi più emblematici per quanto riguarda la convivialità di questa gente è la sala giochi all’aperto di El Nido: si tratta di una serie di banchetti con semplici giochi d’azzardo e qualche videogame d’annata sotto dei piccoli tendoni a bordo strada, tra cani e galli da combattimento (uno degli “sport” più popolari nei villaggi) che scorrazzano. Qui ogni sera si ritrovano persone di tutte le età a giocare con questi intrattenimenti semplicissimi, in uno dei pochi spazi non colonizzati dai turisti. La “sala” è sempre piena di gente allegra e la nostra presenza contribuiva non poco all’ilarità di tutti!

Sala giochi a El Nido
Sala giochi a El Nido

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi