Dove e come socializzare con gli iraniani?

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Questi ragazzi non parlavano molto l’inglese, ma ci tenevano molto ad essere fotografati… la loro ultima richiesta è stata: “please, don’t delete the picture!”

Come abbiamo già affermato in un precedente articolo, uno degli aspetti più belli del viaggio in Iran è l’incontro con le persone.

In ogni città visitata abbiamo incontrato decine di persone che ci hanno parlato, raccontato di sé e chiesto del nostro Paese e del motivo per cui avevamo deciso di andare in Iran durante le vacanze. La frase che ci siamo sentiti ripetere più spesso da chiunque, anche da poliziotti e guardie, è stata Welcome to Iran, sempre accompagnata da splendidi sorrisi.

Se alla lunga sarete stanchi di trascorrere la giornata a chiacchierare e scattare foto con la gente, potete declinare gli inviti a fare due parole e a prendere una bevanda insieme, ma siate sempre gentili e sorridenti per non offendere chi ha cercato il contatto con voi. Alla lunga può risultare snervante essere fermati ad ogni angolo, soprattutto se siete stanchi o state cercando di visitare un monumento, ma bisogna sempre tenere a mente che, per gli iraniani, le occasioni di contatto con il mondo esterno (diciamo il mondo occidentale) sono molto rare e poter conversare e stare un po’ con gli stranieri per loro è un evento di cui vantarsi.

Di seguito riportiamo l’indicazione delle zone dove è più facile e piacevole incontrare gente e qualche consiglio per interagire al meglio e ricambiare l’ospitalità degli Iraniani.


Teheran

  • Parco degli Artisti, vicino alla fermata metro di Taleqani: è un giardino abbastanza grande in cui la sera è facile trovare bancarelle con creazioni artigianali (vestiti, gioielli, ceste). Ci sono anche bar e un bel ristorante vegetariano. Qui è sempre pieno di giovani che si ritrovano nella sede dell’Iranian Artist Forum per esporre o anche solo per trascorrere una serata in compagnia.

In questo parco noi siamo stati “abbordati” da un simpaticissimo signore in pensione appassionato di Italia degli anni ’60, che ha cenato con noi e poi ci ha fatto fare un giro in auto per il centro di Teheran. Era la nostra prima sera in Iran e l’esperienza è stata tanto divertente quanto strana, perché non eravamo ancora abituati alla travolgente ospitalità e curiosità persiana…e anche perché, non appena saliti in macchina, il nostro ospite ha subito messo una cassetta di Gino Paoli che cantava Sapore di sale.


Kashan

Ibrahim e il futuro Mullah Nasrollah
  •  Moschea e madrasa di Agha Bozorg
  • giardini in fondo ad Alavi Street sulla destra, prima della rotonda e vicino ai resti delle mura antiche e della ghiacciaia. In questi giardini le famiglie organizzano pic nic serali
  • Bagh-e Fin

La moschea è soprattutto frequentata dai giovani che studiano nella madrasa per diventare mullah. A dispetto della serietà dei loro studi, i ragazzi che abbiamo incontrato ci sono sembrati in realtà spigliati e aperti di mentalità, oltre che aggiornati sugli avvenimenti internazionali.

Con Ibrahim e Nasrollah abbiamo passato più di un’ora a parlare di attualità, di USA, di religioni e di ogni altra cosa ci passasse per la mente. E quando è giunto il momento di salutarci, abbiamo scattato questa foto per ricordarci della serata trascorsa insieme fuori dalla moschea.

In troppi per ricordare i nomi!

Nei giardini di Alavi Street ci siamo seduti su una panchina per guardare dei bambini che giocavano e, nel giro di 5 minuti, alcune bambine ci sono venute incontro per offrirci del thé. Da lì è iniziato uno scambio di sorrisi tra noi, i bambini e i loro genitori e dopo qualche minuto ci siamo ritrovati in mano anche due piatti di zuppa! Nessuno parlava inglese a parte noi, ma ciò non ci ha impedito di solidarizzare, stingerci la mano e scattare tante foto insieme.

Benham e Ale (perché hanno tutti e due la testa inclinata a sinistra?!)

Unico rimpianto, non aver trovato nessun negozio nei paraggi in cui comprare qualche dolce da offrire in cambio.

Poco fuori da Kashan si possono visitare i giardini persiani di Bagh-e Fin, dove se si è fortunati ci si imbatte nella giovane aspirante guida Benham, che non solo ci ha accompagnato per tutta la visita, ma ci ha seguito fino ad Esfahan con suo zio (lui vera guida turistica).


Esfahan

La “metà del mondo” (così viene chiamata dagli iraniani) è una meta molto turistica e pullula letteralmente di iraniani aspettano solo di imbattersi in un turista.

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In piazza Naqsh-e jahān ci si sente dei veri VIP…
  • Naqsh-e jahān è il cuore pulsante della città, tanto bella ed enorme da togliere il respiro e far venire le lacrime agli occhi…e vi assicuriamo che non siamo particolarmente sentimentali! Qui c’è sempre un grande viavai di gente, dalle prime luci del mattino quando apre il bazaar, sino a tarda sera, quando la gente si rilassa sui prati e cena alla luce delle moschee illuminate
  • Sio-o-se e Khaju sono due bellissimi ponti del 17° secolo, con passaggi pedonali disposti su due livelli: uno in superficie e l’altro sotto le arcate. Nel tardo pomeriggio, quando il sole inizia a tramontare e il caldo è meno intenso, ci si ritrova a chiacchierare sotto i ponti e capita spesso di ascoltare anziani che cantano canzoni tradizionali, circondati da gente che li ascolta in silenzio e con ammirazione.

Nella piazza di Naqsh-e jahān abbiamo conosciuto giovani curiosi di sapere qualcosa sull’Europa (uno di loro, con cui siamo rimasti in contatto, è riuscito a ottenere un permesso di studio e ora vive in Germania), studenti alla ricerca di turisti a cui sottoporre questionari di gradimento sull’offerta turistica dell’Iran, anziani che volevano invitarci a casa loro per cena e, di fronte al nostro gentile rifiuto, si sono limitati a offrirci una manciata di caramelle tirate fuori dalla tasca, proprietari di botteghe interessati più a fare conversazione in inglese o in italiano che non a venderci i loro prodotti. Questo è un altro bellissimo aspetto dei bazaar iraniani: i venditori non sono mai stati insistenti e sono rimasti cordiali e gentili anche dopo aver fatto capire loro che non eravamo interessati all’acquisto.


 Shiraz

  • Karim Khan Arg
  • Ymamzadeh-ye Ale Ebn-e Hamze
  • Aramgah-e Hafez
  • Madraseh-ye Khan

La zona del fortezza di Karim Khan è molto frequentata soprattutto di pomeriggio e di sera. E’ piacevole passeggiare intorno al forte gustando un gelato persiano comprato da Mahdi Faludeh o in una delle altre gelaterie di Naser Khosro St.

Dall’altra parte del fiume Khoshk, proseguendo su Bazar-e No St (che poi diventa Hafez St), si trova la moschea Ymamzadeh-ye Ale Ebn-e Hamze. Diversamente da altri luoghi di culto più frequentati dai turisti, qui ci sono accessi separati per gli uomini e per le donne. E’ facile incontrare folti gruppi di madri con figlie in preghiera, o meglio: che chiacchierano e trascorrono un pomeriggio insieme, nelle spendide sale della moschea. Qui alcune signore, non appena mi hanno visto entrare, mi sono venute incontro per offrirmi uno dei panini con cui stavano banchettando. Al che, per ringraziarle del gesto e per cercare di socializzare, ho preso il cellulare e mostrato loro una foto mia e di Ale, indicando le sale della moschea riservate agli uomini per far capire loro che ero lì con mio marito. Questa “rivelazione” mi ha fruttato un secondo panino, ovviamente: la generosità degli iraniani non va mai sottovalutata. Dopo alcuni minuti di sorrisi, risate e tentativi di comunicare a gesti in assenza di una lingua comune, mi sono avviata verso l’uscita per raggiungere Ale…seguita da tutto il gruppo di donne, curiose di incontrare, salutare mio marito e scattare le foto di rito.

Intrusa tra le vamp della moschea

I panini sono stati la nostra seconda cena offerta e li abbiamo gustati nel bellissimo parco del mausoleo di Hafez, ammirando il tramonto.

A Shiraz si è verificano inoltre l’unico episodio strano e un po’ pericoloso (potenzialmente…) di tutto il viaggio. Mente eravamo nella piazza di fronte alla fortezza di Kharim Kan siamo stati avvicinati, come di consueto, da un ragazzo che ci ha detto di essere uno studente della Madraseh-ye Khan e si è offerto di accompagnarci a visitare una bella moschea un po’ fuori dalle principali rotte turistiche. Noi abbiamo accettato e l’abbiamo seguito fino alla moschea, molto antica e bella, situata appena dietro le vie del centro e in un quartiere molto tranquillo. Abbiamo visitato insieme la moschea e abbiamo chiesto al ragazzo di fare una foto insieme ma lui si è rifiutato, ci ha detto che doveva tornare alla madrasa e che potevamo raggiungerlo lì, dove avremmo potuto fare tutte le foto che volevamo. Prima di lasciarci ci ha suggerito di andare a vedere una moschea poco distante, a pochi isolati di distanza da dove ci trovavamo. Ci siamo dati appuntamento alla madrasa e ci siamo incamminati da soli verso la moschea da lui indicata. Dopo pochi passi siamo stati fermati da un poliziotto in scooter che pattugliava la zona e che, in inglese molto stentato, ci ha detto che quella zona era pericolosa e che saremmo dovuti tornare indietro.

Al che siamo tornati sui nostri passi e ci siamo diretti verso la madrasa, dove non c’era traccia del nostro “amico” e nessuno sapeva dirci di lui. Avrà cercato di truffarci con un’imboscata? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo, però, è che nel giardino della bellissima madrasa c’era un mullah anziano che, quando ci ha visto, ci ha sorriso e ci ha fatto un cenno di benedizione. Senza quel presunto tentativo di raggiro non saremmo mai andati a visitare la Madraseh-ye Khan e non avremmo mai vissuto quei bellissimi momenti di scambio emotivo senza parole, che il mullah ci ha saputo donare.


Zein-o Din

Chi c’è sotto il velo?

Il bellissimo caravanserraglio nel mezzo del deserto è gestito da una cordiale e simpatica famiglia con bambini piccoli. Inutile dire che la parte più interessante della visita è stata proprio giocare con le due piccole pesti e farsi portare in giro da loro, mano nella mano.

 

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

4 pensieri riguardo “Dove e come socializzare con gli iraniani?

  • 05/04/2015 in 7:03 pm
    Permalink

    Articolo interessantissimo come tutti quelli che avete scritto sull’Iran (e il vostro reportage su YouTube!).
    È un “mondo” poco conosciuto ma davvero affascinante… nei confronti del quale l’Occidente ha tanti ingiusti pregiudizi: ben vengano quindi esperienze come la vostra a sfatarli!
    Essere accolti con tutto questo calore ed interesse è sicuramente inusuale, ma bellissimo. Le persone sono sempre la parte più interessante di un viaggio:)

    Risposta
    • 07/04/2015 in 11:57 am
      Permalink

      Grazie Serena,
      è proprio come dici! Ormai siamo talmente poco abituati alla condivisione che l’ospitalità di alcuni popoli è davvero spiazzante e commovente…
      e il pensiero dei brutti pregiudizi contro questi paesi, cosi radicati in occidente, mette tanta tristezza.
      A questo proposito, al nostro ritorno, ci siamo sentiti in dovere morale di organizzare una piccola mostra fotografica… ma ne parleremo in uno dei prossimi post!

      Risposta
  • 15/05/2015 in 3:50 pm
    Permalink

    Mi associo, e penso sia assolutamente fondamentale che chiunque vada in Iran lo faccia con cognizione di causa. Dopo uno splendido giro di tre settimane per il paese, da Tabriz fino all’estremo sud di Shiraz, tornammo nell’ormai “nostro” ristorantino-narghileria di Teheran per congedarci malinconicamente dal paese: poche ore più tardi, quella stessa notte, sarebbe partito l’aereo che ci avrebbe riportato a Istanbul. Una volta conclusa la cena e la fumata facemmo conoscenza con un gruppo di sei ragazzi italiani poco più vecchi di noi, ma comunque ampiamente sotto la trentina, che stavano per iniziare un giro simile al nostro. I primi due giorni a Teheran li avevano sconvolti, e sembravano persino infastiditi dalla curiosità e dalla disponibilità mostrate dagli iraniani. Non abbiamo voluto approfondire il discorso, altrimenti avremmo rischiato il litigio :/ (come si fa a non apprezzare i “nostri” amati iraniani?!). Questo per dire che la popolazione locale è parte integrante del viaggio, e con il tempo il loro ricordo probabilmente finirà con il prevalere sugli altrettanto meravigliosi paesaggi, sulle architetture… Chiunque voglia andare nell’Iran che ho conosciuto, sperando che si mantenga così il più a lungo possibile, deve essere bendisposto e conscio dell’invadenza (ma avrei abbastanza riserve a definirla così) a cui andrà incontro: asociali, restate a casa! 😛

    Risposta
    • 15/05/2015 in 4:00 pm
      Permalink

      Effettivamente non tutti i turisti apprezzano la curiosità e socievolezza degli iraniani. Ad esempio noi abbiamo conosciuto un ragazzo cinese che ci ha detto di sentirsi “stalkizzato” dalla gente del luogo. Ha vissuto in modo traumatico l’essere fermato ogni 5 minuti da sconosciuti che gli facevano domande e lo invitavano a casa loro!!!
      Noi non abbiamo mai avuto una reazione così negativa, anche se a volte abbiamo dovuto declinare inviti e richieste di chiacchierata perché eravamo stanchi o volevamo stare un po’ da soli.
      Diciamo che, nella maggior parte dei casi, ci siamo sentiti delle vere superstar!!!

      Risposta

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