Iran: diario di viaggio (seconda parte)

30 agosto 2013 – Esfahan

Una delle tante bellissime chiese armene di Jolfa
Una delle tante bellissime chiese armene di Jolfa

Oggi per noi è una giornata speciale e abbiamo voglia di starcene per i fatti nostri: dobbiamo solo farlo capire agli iraniani che ci si attaccano addosso come gli insetti sulla carta moschicida…
In mattinata visitiamo il quartiere armeno di Jolfa, tranquillo e in apparenza molto benestante, che si trova a sud del centro, al di là del fiume Zayandeh, e ospita una nutrita comunità cristiana che nel tempo ha edificato una quindicina di bellissime chiese.
Nell’affollata cattedrale Vank – come al solito – riscuotiamo molto successo tra i locali e, dopo qualche manovra di allontanamento e disimpegno, ci troviamo contesi tra il solito Benham, giunto fin qui insieme al suo giovane zio, e da due ragazze del posto (che tra le altre cose ci raccontano che vorrebbero rinunciare all’islam, ma che in Iran è una cosa vietata e si rischia la vita). Andiamo a prendere un caffè insieme e in pochi minuti ci hanno già programmato le visite per tutta la giornata e anche per domani!
Alla fine per riuscire a liberarci di loro dobbiamo dirgli sinceramente quali programmi avevamo e che vorremmo stare un po’ da soli in giro per la città… loro capiscono ma ci restano comunque male.
Giriamo un po’ per Jolfa e incontriamo un ragazzo che lavora in un’agenzia di viaggi e parla francese. Anche lui vuole accompagnarci a fare quattro passi per il quartiere ma, quando decliniamo l’invito, fortunatamente non insiste.

In serata ci dedichiamo alla visita dei ponti storici di Esfahan: oltre ad essere molto belli sono da sempre un luogo di ritrovo per gli iraniani e sotto di essi troviamo alcuni anziani che cantano e riscuotono un certo successo di pubblico. Pare che questa sia una lunga tradizione, ma i giovani – ci dicono – non si dedicano più a questa arte, hanno troppi problemi per la testa a causa del lavoro che manca.

31 agosto 2013 – Esfahan

La giornata inizia con un giro a Jolfa e alla chiesa armena di Betlemme, un po’ meno bella della cattedrale di ieri ma più tranquilla. Poi cerchiamo il tempio zoroastriano ma lo troviamo chiuso.
Mentre giriamo alla ricerca di un bancomat, ci imbattiamo in un signore anziano molto gentile che ci accompagna all’ufficio di cambio e inizia a farci l’elenco di tutti gli attori e cantanti italiani che conosce (rigorosamente degli anni ’60)!
Pranziamo con Benham dal kebabbaro già provato la sera prima e ci facciamo una bella passeggiata in un parco. Parliamo con lui di religione e lo mettiamo in difficoltà ma deve aver ripassato un minimo di teoria nella notte perché sembra leggermente meno “capra” di ieri. Si scusa con noi della propria ignoranza dicendo che è ancora giovane… ed effettivamente ha ragione poverino! Mentre ci salutiamo compare una famiglia che ci tiene d’occhio da un po’, sono madre, padre e figlia e non parlano inglese (a parte la figlia che però è troppo timida per aprire bocca): non resta che chiedere a Benham di farci da interprete. Sono molto curiosi e ci chiedono a lungo del buddhismo, dell’Italia, di quello che pensiamo dell’Iran… poi cercano di comprare il ciondolo di Buddha di Ross e al suo rifuto si scusano molto. Prima delle foto di rito Ross rilascia persino un autografo con dedica in italiano e in inglese. Salutiamo (DEFINITIVAMENTE) Benham, che ci fa un sacco di foto, e andiamo a riposarci un po’ al fresco dell’hotel.
Prima di lasciare Esfahan facciamo ancora una bella passeggiata lungo il fiume e sotto al ponte Khaju, dove si esibiscono gli anziani cantanti, incontriamo un caro insegnante di scuola elementare in pensione che ci spiega tutte le caratteristiche e le particolarità del “ponte più bello del mondo”. Questa la definizione dell’archeologo americano Pope che, insieme a sua moglie, ha amato talmente Esfahan e questo ponte da voler essere sepolto nel parco adiacente. E’ stata una storia davvero commovente…

Alla stazione del bus ci accompagna il taxista Mahdi di 31 anni, che mentre guida ci mostra le foto della sua bimba nata da poco. Peccato solo che non conosca una parola di inglese!
Mentre aspettiamo il bus notturno che ci porterà a Shiraz, Ale conosce il “power engineer” Mohammed che sta studiando per il PhD a Teheran. Il suo inglese è pessimo e forse ha anche qualche handicap nel parlare ma è un ragazzo dolcissimo ed estremamente gentile, oltre che un devotissimo musulmano.

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Mohammed, poco inglese, ma tantissima cordialità! Veramente un bellissimo incontro

1 settembre 2013 – Shiraz

Il viaggio notturno verso Shiraz sul bus VIP procede bene e all’arrivo prendiamo un taxi con un nostro nuovo amico cinese di Pechino. Purtroppo il nostro hotel da 40 € a camera è troppo caro per il suo budget e ci dobbiamo salutare, peccato perché era un tipo simpatico; ci ha anche raccontato che, ad Esfahan, si è sentito vittima di un vero e proprio stalking, dimostrando di non apprezzare assolutamente le attenzioni e il caloroso benvenuto che gli devono aver rivolto gli iraniani… (chissà, probabilmente ha incontrato Benham).
Girovagando per la città incontriamo Saman, uno studente universitario del sud dell’Iran in vacanza con tutta la famiglia, tra cui uno zio medico mattacchione che lavora da 25 anni per Amnesty International. Saman è molto gentile, ci accompagna in giro per il bazaar e abbiamo anche modo di parlare di politica internazionale.

Ross attorniata da Saman e parenti
Ross attorniata da Saman e parenti

In serata ci dirigiamo verso la tomba del famosissimo poeta Hafez e visitiamo una bella moschea lungo la strada. Qui c’è un ingresso separato per uomini e donne, quindi per la prima volta dall’inizio del viaggio, Ale e io dobbiamo separarci. Io vengo subito abbordata da un gruppo di signore e ragazze che non sanno una parola di inglese ma mi riempiono di sorrisi e mi regalano un panino. Per cercare di comunicare con loro faccio vedere una foto di Ale indicando che è nella parte della moschea riservata agli uomini: nessun problema, mi regalano un panino anche per lui! Le saluto ed esco, ma non faccio in tempo a raccontare ad Ale del bellissimo incontro che escono tutte quante per vederlo e fare le solite foto insieme!
Riprendiamo la strada verso la tomba di Hafez e questa volta ci accompagna un signore che vive a Shiraz da 32 anni. La tomba è bella, ma un po’ affollata e di conseguenza anche qui qualcuno si avvicina e ci saluta per fare due parole. Ci godiamo lo stupendo tramonto mangiano i nostri panini iraniani e ritorniamo in centro chiacchierando con un ragazzo che fa il calciatore e vorrebbe andare a vivere in Australia.

2 settembre 2013 – Shiraz

Oggi pare un giorno di festa (a nostra insaputa) ed è quasi tutto chiuso! In giro non si vede nessuno e persino il bazaar è sbarrato. Troviamo comunque una bella moschea e una coppia di antiche abitazioni a sud est della città e trascorriamo così la mattinata.

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Questo giardino, ricco di aranci e palme, conduce al palazzo Naranjastan-e Qavam, costruito nel 19°secolo e decorato con soffitti a cassettoni, dipinti di paesaggi alpini e ritratti di donne della borghesia occidentale dell’epoca, mentre altre decorazioni richiamano l’arte indiana e orientale

Pranziamo in camera con due bei panini al pollo e dolcetti comprati al mercato, quindi nel pomeriggio passeggiamo lungo il fiume cercando i giardini persiani a nord-ovest ma sono anch’essi chiusi!
La sera troviamo una bella libreria e acquistiamo due libri di poesie iraniane e ci pappiamo due buoni gelati; sembra che finalmente tutti i negozi abbiano riaperto e che la popolazione si stia riversando nelle piazze. E’ dura trovare un punto in cui piazzare il cavalletto e, appena ci riusciamo, si presenta un signore con i suoi due figli: è afgano e ci dice che qui, dopo oltre 10 anni di residenza, è considerato uno straniero. Persino i suoi figli, nati in Iran, sono considerati afghani e non iraniani, e non possono andare a scuola; ci dice che non è nemmeno concesso aprire una scuola per gli immigrati, se ci provassero verrebbe subito chiusa dalla polizia. Lui ha dovuto studiare inglese presso una scuola clandestina perché legalmente non gli sarebbe stato permesso… addirittura racconta che poco tempo fa alcuni ragazzini afghani che studiavano in una scuola coranica sono stati prelevati dalla polizia e rispediti in Afghanistan per direttissima… Gli spieghiamo che anche in Italia abbiamo grossi problemi ma non a questi livelli… ci spiace molto, ma non sappiamo cos’altro dirgli e finiamo per salutarci.

3 settembre 2013 – Shiraz

Giornata light: visita all’hammam dove ci aspettavamo di trovare degli artigiani dei tappeti e invece ci sono solo statue di cera con il rigor mortis. Dopo un giretto per il bazaar e un pranzo con il solito kebaab, nel pomeriggio incontriamo Samir, un traduttore arabo-persiamo che dice di lavorare in una madrasa che ieri abbiamo cercato di visitare ma che abbiamo trovato chiusa a causa della festività. Ci accompagna a visitare un’antica moschea in ristrutturazione e poi ci indirizza verso una seconda moschea, dove lui non può accompagnarci perché deve rientrare nella madrasa: ci aspetterà lì per le 19. Sulla strada verso la moschea consigliata da Samir ci imbattiamo in un soldato in motorino (con AK47 d’ordinanza) che ci ferma e ci dice di non andare da quella parte perché è una zona pericolosa: continua a ripetere “Danger, Danger”. E’ molto gentile e ovviamente lo ascoltiamo! Una volta alla madrasa, Samir non si vede ma incontriamo un mullah con turbante nero, un po’ avanti negli anni, che ci sorride e ci saluta calorosamente. Prima di andarcene proviamo a fare due parole ma non capisce una parola di inglese e ce la caviamo con grandi sorrisi e una probabile benedizione da parte sua. Ci viene il dubbio che Samir fosse un truffatore e che ci stesse mandando in un vicolo malfamato per farci rapinare… tra le altre cose sospettose il fatto che non abbia voluto farsi fotografare. Boh, in ogni modo oggi abbiamo incontrato un bravo soldato e un bravo mullah! E, soprattutto, ci siamo mangiati un buon gelato, il secondo qui a Shiraz… anche se in Iran tutti i gelati sanno di latte condensato!!!

Arg-e Karim Khan - Shiraz Questa fortezza domina il centro della città e risale al 18° secolo
Arg-e Karim Khan – Shiraz, questa fortezza domina il centro della città e risale al 18° secolo

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AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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