Cuba: diario di viaggio (prima parte)

31 dicembre 2013 – Partenza per Cuba

Alle ore 12 arriviamo al Charles DeGaulle di Parigi, maledicendo i cugini francesi per l’organizzazione logistica dell’aeroporto e per la pulizia dei gabinetti (NdAle: vabbè, qualche buona scusa per prendersela con i francesi si trova sempre!). Tuttavia l’opinione negativa di Ale vacilla quando scopre che il terminal in cui ci troviamo è disseminato di postazioni gratuite per giocare con la Playstation… che venduto! Per fortuna una buona parte delle postazioni è rotta e Ale torna sulla retta via dell’ostilità.

Alle 18 (ovvero mezzanotte ora italiana) arriviamo all’aeroporto José Marti de l’Havana e inizia ufficialmente il nostro primo viaggio in America. La casa particular in cui siamo alloggiati è molto carina, con soffitti altissimi, statuette tribali e tante foto (nonché poster di film di Chaplin, che meraviglia). Ci hanno colpito il caldo e l’umidità, non così diversi da quelli che troviamo sempre in Indocina nella stagione estiva.

Il panorama sul quartiere dalla nostra casa particular
Il panorama sul quartiere dalla nostra casa particular

1 gennaio 2014 – Havana

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Le strade del centro, a pochi metri dal Campidoglio

I festeggiamenti per strada non ci interessavano, per cui ieri sera ci siamo messi a dormire verso le 21 e chissenefrega del capodanno! Dopo una dormita epica partiamo all’esplorazione della città; l’impatto non è dei migliori, già dal balcone della nostra casa particular possiamo ammirare strade allagate, fogne rotte e case diroccate – sebbene abitate. Anche in pieno centro la situazione non cambia e rimaniamo ancora più colpiti dai quartieri più noti e turistici, come quello cinese attaccato al Campidoglio, che sono in condizioni disperate: immondizia, escrementi, preservativi e vomito ovunque, gente che rovista tra i rifiuti etc. È questo il fascino della decadenza? Mah, se si tratta solo di andare a vedere un paese che va a ramengo abbiamo tanti casi anche in Europa, di sicuro meno costosi e meno turistici. I cubani sono sicuramente un popolo gentile e accogliente, ma occorre fare attenzione alle solite microtruffe, abbastanza naif, ma frequenti.
A parte l’impatto un po’ forte, bisogna ammettere che la città è ricca di palazzi, monumenti e scorci; se fosse tenuta bene potrebbe fare una concorrenza spietata a Parigi, tanto dovevano essere magnifici gli edifici d’epoca… girovagando per il centro scopriamo anche specifiche vie agghindate e tirate a lucido ad uso e consumo dei turisti.

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Moltissime case sono in condizioni tremende. Spesso sono abitate, ma sembra che nessuno se ne curi minimamente. Le “erbacce” che crescono sui balconi talvolta diventano alberi. Letteralmente

2 gennaio 2014 – Havana

Il programma teoricamente prevede di visitare alcune chiese e musei ma con sommo disappunto scopriamo che qui è tutto chiuso. “Sono in ferie”, ci dicono. Il fatto che questa sia considerata altissima stagione e che i prezzi degli hotel siano alle stelle rende la cosa poco digeribile. Alla fine una delle chiese apre, forte di un esercito di 30 guardiani culoni comodamente spaparanzati su apposite sedie (ma non potrebbero alzare il sedere e andare ad aprire gli altri musei chiusi!?). Un paio di donnoni ci pedina come un’ombra per evitare che trafughiamo qualche lapide mortuaria da 2 tonnellate… tanto chi ti nota se vai in giro per Havana con una pietra sulle spalle tipo Obelix?

L’unico altro museo aperto è quello della Revolucion, una tragicomica propaganda rivoluzionaria in ritardo di almeno 30 anni! A Ross viene anche fischiato fallo quando prova a sedersi di fronte alla motozzappa del nonno di Fidel: un imperdonabile affronto! L’ultima missione della giornata è trovare un negozio che venda qualcosa da mangiare per domani, missione davvero ardua.

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Un paese fermo agli anni 50

Altra esperienza tragicomica della giornata: la ricerca di una connessione web. La nostra casa, che è all’avanguardia, ha un modem 56k. Dopo 30 minuti di speranza che la home della nostra casella di posta si carichi, ci arrendiamo e ci lanciamo alla ricerca di una connessione decente in un mega hotel lungo il Malecon. Lì troviamo quello che cercavamo, ma restiamo anche sconvolti nel vedere un lusso sfrenato in stile Las Vegas, quando pochi isolati più in là le case cadono a pezzi e la gente ravana nei cassonetti. Insomma, Cuba ci pare la terra delle contraddizioni, la facciata sta in piedi ma il resto… lasciamo perdere! Ci chiediamo se lontano dalla capitale la situazione sia diversa, ma temiamo di conoscere già la risposta.

3 gennaio 2014 – Sancti Spiritus

CUBA_0222 Finalmente è arrivato il momento di andarcene dalla capitale e di scoprire il resto del paese. Il viaggio in bus si rivela meno comodo e veloce del previsto, con numerose soste in stile laotiano, ma alla fine arriviamo comunque in orario. A Sancti Spiritus troviamo ad attenderci Hector, il simpatico e gentilissimo proprietario della casa particular in cui pernottiamo. La cittadina è molto bella, pulita e ordinata, con negozi in tutte le strade, che bel cambiamento rispetto all’Havana!
Giriamo un po’ all’ora del tramonto e poi ci gustiamo una cena ottima e molto sostanziosa, probabilmente preparata dalla mamma di Hector. Dopo usciamo di nuovo per una passeggiata digestiva che però non dura più di 10 minuti, nemmeno questa sera riusciamo a resistere e crolliamo addormentati prima delle 22.

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Fantasioso murale che probabilmente rappresenta una critica allo sfruttamento dell’uomo nel sistema capitalistico
L'evoluzione umana secondo gli artisti cubani
L’evoluzione umana secondo gli artisti cubani

4 gennaio 2014 – Trinidad

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Quasi tutti hanno una figlia, una sorella o una nipote sposata con un italiano…

Facciamo ancora una passeggiata per Sancti Spiritus prima di partire e incontriamo un signore cubano che ci racconta di avere una figlia in Sicilia. Qui sembra che quasi tutti abbiano almeno una parente sposata con un italiano… no comment.
Verso le 10 partiamo con Hector alla volta di Trinidad: si viaggia a chiappe strette alla velocità del suono per un tempo che pare infinito, ma quando finalmente scendiamo a baciare il suolo scopriamo che è passata solo poco più di un’ora.
Trinidad è molto turistica, ma bella e troviamo negozi e servizi un po’ più decenti rispetto ai giorni scorsi.CUBA_0273

Facciamo presto conoscenza con le buffissime lucertole locali, che corrono con la coda ritta all’insù e la pancia sollevata da terra, uno spettacolo! Dopo una lunga passeggiata per questa variopinta città ci ritiriamo nella nostra casa particular, dove la padrona di casa Marbelis ci coccola con una cena da paura. Diciamo pure che il vitto cubano è uno dei migliori in assoluto. Dopo cena la figlia di Marbelis, ovvero la piccola Marianne, ci insegna a giocare a domino e poi andiamo tutti a nanna.
Breve nota sugli acquisti nei negozi: dopo i crackers cinesi e il burro tedesco, oggi è la volta dei biscotti brasiliani (con “aromi artificiali identici a quelli naturali”): ma non producono niente in questo paese!?

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Le case di Trinidad sono allegre e variopinte

Vai alla seconda parte

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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