L’arrivo a Cetinje: this is a wild country!

Dove eravamo rimasti? Lungo la strada tra Budva e Cetinje, circa 30 chilometri di serpentina sulle montagne a strapiombo sul mare, eravamo stati fermati a breve distanza dalla meta, in quanto la strada era chiusa per lavori in corso… e anche di una certa entità, a giudicare dai gesti con cui il ragazzo messo al controllo della barriera cercava di farci capire il motivo per cui non potevamo proseguire il viaggio, continuando a dire “I am sorry”.

Il capo ha detto sì

Dopo 10 minuti di suppliche e tentativi (non riusciti) di sfondamento delle transenne, ad un certo punto è successo l’inaspettato: è arrivata una macchina bianca con luce lampeggiante sul tetto, ha detto qualcosa al ragazzo, che poi è venuto da noi e ci ha riferito che il capo aveva dato il suo ok, potevamo passare. COSA??? Subito!!!

Siamo partiti sgommando, increduli per quello che era successo, ridendo come matti per la gioia di non dover circumnavigare (quasi letteralmente) il Montenegro: saremmo arrivati a Cetinje nel giro di poco. Davanti a noi, il “capo” teneva la velocità di crociera, seguito dalle nostre benedizioni e canti di gioia.

Il cantiere sul valico

Nel giro di breve ci siamo accorti del motivo per cui la strada era chiusa: vari mezzi pesanti erano in azione sul fianco della montagna per allargare la strada… che era quindi sparita sotto un cumulo di macerie e rocce. Per un attimo abbiamo pensato che ci avessero fatto arrivare fin lì solo per farci capire il motivo dello stop, invece ci sbagliavamo, eravamo davvero autorizzati a passare ma dovevamo aspettare che le escavatrici abbarbicate a monte finissero di scaraventare enormi blocchi di roccia sulla strada e che due grosse ruspe li rimuovessero buttandoli a valle, aprendo cosi un sentiero.

La scena era surreale: noi da soli, in mezzo ad un cantiere di montagna, circondati da enormi dumper, mezzi pesanti e da operai che non parlavano la nostra lingua e molto probabilmente si stavano chiedendo cosa diavolo ci facessimo lì noi due.

Cantiere Cetinje

This is a wild country!

Dopo un po’ a cenni gli addetti del cantiere ci hanno fatto capire che potevamo passare e, tra sorrisi reciproci, grandi saluti e nuvole di polvere, abbiamo iniziato la discesa verso Cetinje.

Una volta giunti a destinazione, siamo rimasti positivamente colpiti dal senso di tranquillità e dal fatto che la cittadina fosse circondata da imponenti montagne e verdi pascoli. Il gestore della nostra guesthouse ci ha accolto con un bellissimo sorriso e un bicchiere pieno di grappa artigianale e, quando gli abbiamo raccontato dell’avventura lungo la strada, ci ha risposto ridendo: “This is a wild country!“. Sì, sicuramente un po’ selvaggio ma anche bello, spontaneo e ricco di atmosfera.

Il parco naturale del Lovcen sorge a ridosso della città ci Cetinje
Il parco naturale del Lovcen sorge a ridosso della città ci Cetinje

Il ragazzo parlava un po’ di italiano e ci ha spiegato che l’Italia è vicina e la maggior parte dei ragazzi a scuola sceglie proprio l’italiano come seconda lingua straniera. Il legame più forte stretto con l’Italia risale probabilmente al matrimonio del 1896 tra il futuro re d’Italia Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro, nata qui a Cetinje nel 1873.

Elena fu molto amata in Italia cosi come in Montenegro a causa del suo costante impegno nei confronti dei malati e dei bisognosi. Su di lei circolavano parecchie voci ai tempi delle nostre nonne, ad esempio sul fatto che sarebbe stata la regina degli zingari e che a causa sua molti di essi provenienti dal Montenegro vennero accolti in Italia. Ancora oggi c’è chi racconta che le agevolazioni di cui godono i nomadi siano legate a una legge promulgata proprio su sua richiesta.
Purtroppo non è facile trovare informazioni attendibili in proposito, ma è certo che la regina si sia effettivamente spesa parecchio in difesa delle varie minoranze, tra cui anche i rom, dai quali fu quindi molto amata. D’altra parte le voci risalgono a un’epoca in cui gli italiani confondevano gli slavi dei Balcani con i rom… e il fatto che oggi i rom vengano invece confusi con i rumeni ci dà una misura dell’evoluzione culturale del paese negli ultimi 70 anni.

Cetinje - parco del Lovcen

Cetinje, l’antica capitale

Il Montenegro ottenne piena indipendenza e riconoscimento ufficiale a seguito di una brillante vittoria contro i turchi nel 1858, che riscosse l’ammirazione di tutti i paesi cristiani circostanti. Nel 1910 il principato fu dichiarato regno da Nicola I, padre di Elena e primo re del Montenegro, e Cetinje fu la prima capitale, nonostante fosse poco più che un villaggio di montanari.

Poiché il titolo di capitale venne trasferito a Podgorica dopo la seconda guerra mondiale, Cetinje è rimasta una piccola cittadina in cui il palazzo reale e gli altri storici edifici governativi sono affiancati a piccole abitazioni monofamiliari, mantenendo così un’atmosfera davvero particolare ed un patrimonio culturale invidiabile per un paesotto di circa 18.000 abitanti!

Nel centro di Cetinje alcuni grazioni murales ricordano eventi chiave della storia della città
Nel centro di Cetinje alcuni grazioni murales ricordano eventi chiave della storia della città

Il centro è grazioso, piccolo e raccolto, ma c’è un sistema museale ben organizzato che si può visitare con un solo biglietto cumulativo (10 € a persona, un eccellente acquisto). Il percorso comprende cinque musei, in ognuno dei quali troverete delle cordiali guide che vi offriranno una piccola introduzione e poi resteranno all’ingresso pronte a rispondere ad eventuali domande aggiuntive:

  • King Nikola’s Museum – il palazzo reale del primo re di Montenegro, una bella casa arredata che a tratti potrebbe sembrare quella di una nonna benestante. Ma questo non gli toglie fascino e anzi rende la visita molto più intima e emozionante, soprattutto se come nel nostro caso si riesce ad arrivare presto ed essere gli unici visitatori, liberi di girare per l’edificio completamente vuoto!
Cetinje
Palazzo reale
  • Njegos Museum Biljarda – il palazzo del principe vescovo ed eroe nazionale Njegos, costruito grazie a fondi russi nel 1838. Oltre ad una mostra abbastanza noiosa sul principe, il museo ospita una sezione molto piacevole sui costumi tradizionali e una enorme mappa 3D del Montenegro nel cortile adiacente.
Cetinje
Il soprannome “Biljarda” è dovuto al fatto che qui è presente il primo tavolo da biliardo del paese
  • Art Gallery – è  la galleria d’arte contemporanea e al momento della nostra visita ospitava alcune mostre fotografiche
  • Historical Museum Vladin Dom – questo splendido museo è sicuramente il pezzo forte delle visite. Al primo piano viene illustrata in modo molto approfondito la storia del Montenegro, dalle origini ai giorni nostri, mentre al secondo piano c’è una sorta di prosecuzione della Art Gallery dove sono esposte tele e opere di artisti montenegrini moderni.
  • Ethnographic Museum – il più piccolo dei cinque, espone vestiti e oggetti di uso quotidiano risalenti agli ultimi due secoli di storia.

A pochi passi dal palazzo reale e dal Biljarda sorge anche un piccolo Monastero Ortodosso, ancora attivo e quindi visitabile solo in minima parte.

Monastero ortodosso di Cetinje

Il monte Lovcen e Njegos

Il Montenegro è diventato il più giovane paese europeo a seguito del referendum del 2006, che ne ha sancito l'indipendenza dalla Serbia
Il Montenegro è diventato il più giovane paese europeo a seguito del referendum del 2006, che ne ha sancito l’indipendenza dalla Serbia

Non si può parlare di Cetinje senza parlare di Petar II Petrovic Njegos, il colto principe-vescovo, poeta ed eroe nazionale montenegrino che visse nella prima metà dell’Ottocento, sebbene all’epoca il Montenegro fosse un’entità non chiaramente definita e soggetta al debole controllo alterno dell’impero Ottomano, di quello Austriaco e di Venezia.

Il giovane Njegos, che si dice fosse alto due metri e 8 cm, salì al potere a soli 17 anni succedendo ad uno zio e sotto di lui sono state gettate le basi per la creazione di un paese moderno con la fondazione di scuole, senato, zecca, esercito e cosi via. Njegos, che parlava parecchie lingue, strinse anche relazioni diplomatiche con vari paesi e restò particolarmente legato alla Serbia e alla Russia. Quando si ammalò di tubercolosi, si recò in Italia per tentare di curarsi, ma rientrò pochi mesi dopo per morire a soli 38 anni a Cetinje nel 1851. Dalla nave che lo riportava a casa per l’ultima volta vide il monte Lovcen che tanto amava ed esclamò: “Ora non ci lasceremo mai più”.

La sua figura è venerata come quella di un santo ed è associata alla sua montagna, dalla cui vetta si può ammirare quasi tutto il Montenegro, dalla città di Cetinje, che giace nella vale sottostante, fino alla baia di Kotor e al mare che bagna Budva.
Njegos è sepolto, per sua precisa volontà, in un bel mausoleo proprio sulla cima di quel monte, finalmente in pace dopo che le sue spoglie furono prima occultate per via dei possibili attacchi da parte dell’Impero ottomano e poi, dopo aver raggiunto il mausoleo, riportate a valle nel 1916 su ordine delle forze di occupazione austro-ungariche che intendevano sostituire la struttura con un monumento in onore della propria conquista.

Anche durante la seconda guerra mondiale le truppe di occupazione italiane progettarono di demolire il mausoleo, ricostruito nel ’25, per cancellare l’orgoglio nazionale, ma fortunatamente la cosa non avvenne.  Negli anni ’70 il mausoleo venne ampliato e una grande statua del poeta venne commissionata al noto scultore Ivan Mestrovic, che a lavoro ultimato scrisse al governo del Montenegro:

Non vorrei altro compenso che un pezzetto di formaggio e una spalla di montone.
Questo mio lavoro vuole essere un omaggio al poeta e al popolo dal quale è nato

Terrazza panoramica accanto al mausoleo di Njegos
Terrazza panoramica accanto al mausoleo di Njegos

L’opinione dei montenegrini è che

Sarebbe oggi impossibile ricordare il poeta Njegos senza il suo Lovcen,
nè il monte Lovcen senza il suo Njegos.
Cosi uniti, essi si innalzano al di sopra di tutte le altre vette e di tutti gli altri poeti

Cetinje, mausoleo di Njegos
Si dice che il mausoleo di Njegos sia nel mondo quello costruito a quota più alta, 1.660 metri.

AleRoss

Apparentemente diversi come il giorno e la notte, analogamente complementari e inseparabili da diverse ere geologiche. Ci unisce l'amore per il viaggio, tra le altre mille cose...

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