Armi, acciaio e malattie

di Jared Diamond

Una delle cose che mi sono ripromesso di fare in questo viaggio è di aumentare il tempo dedicato alla lettura… purtoppo fino ad ora non è andata proprio come speravo, ma sono comunque riuscito, tra le altre cose, a riprendere in mano “Armi, acciaio e malattie”, libro che avevo letto molti anni fa attirato da quel titolo curioso e senza sapere minimamente che fosse piuttosto noto al grande pubblico. Di questo ho avuto riprova negli ultimi giorni quando varie persone mi hanno espresso il loro apprezzamento (tra cui il controllore del treno Candiolo-Torino che mi ha fermato per farmi i complimenti per la lettura).
Effettivamente è un libro grandioso, mi colpì talmente che rileggendolo mi sono accorto di ricordarlo quasi a memoria, è forse il libro che mi ha più influenzato in assoluto e me lo sono praticamente tatuato nel cervello.
Il tema è semplice e punta a rispondere alla domanda che un certo Yali della Nuova Guinea rivolse all’autore Jared Diamond anni fa: “perchè il popolo della Nuova Guinea è cosi povero e i bianchi invece sono così ricchi?”.
Più in generale, perchè esistono popoli ricchi e popoli poveri? Perchè molti paesi poveri colonizzati dai bianchi sono diventati ricchi? E perchè, anche in questo caso, spesso i nativi sono rimasti poveri?

Per secoli ci si è rifatti a teorie razziali e in effetti senza un ragionamento approfondito tutte le prove parrebbero indicare quella direzione; ancora oggi queste teorie raccolgono grande consenso, sebbene spesso si tenda a mantenere private certe opinioni.

Ebbene, questo libro dimostra in modo chiaro, scientifico e definitivo che le terie basate sulle differenze razziali non sono solo odiose, sono soprattutto sbagliate; e lo fa spaziando dalla storia alla geografia, dalla botanica alla genetica, dalla sociologia alla biologia… riuscendo nel contempo a mantenersi scorrevole e semplice, assolutamente alla portata di tutti.

Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni

Il sottititolo del libro ha un significato preciso: 13.000 anni fa, alla fine dell’ultima glaciazione, tutti gli uomini del mondo si trovavano nelle stesse condizioni di cacciatori-raccoglitori; è in questo periodo che le storie dei vari popoli cominciano a divergere.
Tutti i popoli di cacciatori raccoglitori sono caratterizzati da una struttura sociali praticamente piatta: la prima preoccupazione è la ricerca del cibo e nessuno ne è esente, non esistono eccedenze che consentano una qualche forma di specializzazione e gerarchizzazione.
Molto semplicisticamente, più o meno tutti abbiamo studiato che il primo passo successivo è il graduale passaggio all’agricoltura e/o all’allevamento; nel caso di passaggio all’agricoltura si arriva alla stanzializzazione e ad un conseguente aumento della popolazione che di regola, grazie ai surplus alimentari generati dai miglioramenti nelle colture, consente di avviare il processo di specializzazione e gerarchizzazione della società; questo porta a nuove tecnologie e quindi ad un aumento della produttività e cosi via in una spirale di migliorie tecnologiche e crescita della popolazione.

Da qui si parte col discutere come gli eurasiatici abbiano avuto dei vantaggi nettissimi rispetto agli abitanti degli altri continenti per la grande disponibilità di piante e animali domesticabili. Ho trovato interessantissima la disamina di cosa si intende per “domesticabilità” e di come in alcuni casi le mutazioni genetiche “utili” siano state selezionate e rese dominanti nel giro di pochissime generazioni.
E’ curioso scoprire che nonostante l’enorme varietà di grossi erbivori africani, pochissimi fossero effettivamente domesticabili e in alcune regioni praticamente nessuno… ma vi immaginate se un popolo come gli Zulù avesse avuto a disposizione una cavalleria di rinoceronti? Se un animale cosi potente fosse stato domesticabile forse il nostro mondo sarebbe oggi molto diverso.
Neppure il ghepardo, unico grosso felino africano parzialmente domesticabile, ha dato grosse soddisfazioni in quanto il suo particolarissimo rituale d’accoppiamento – che prevede giorni di lunghi inseguimenti tra maschio e femmina – non fu mai replicato in cattività: per avere i primi cuccioli di ghepardo nati in cattività si è dovuto attendere tempi recentissimi nei più moderni e attrezzati zoo del mondo.

Nel libro vengono descritti una quantità di eventi chiave che hanno influenzato pesantemente il destino del mondo; ad esempio si scopre che l’arrivo dei primi uomini in Australia, esperti cacciatori provenienti dall’Asia, (molto probabilmente) causò l’estinzione di tutta la megafauna locale, che si trovò completamente impreparata ad affrontare la nuova minaccia. Questo fece si che nelle epoche successive l’uomo non avesse a disposizione grossi animali domesticabili, il che impeditì l’affermarsi dell’allevamento con tutto quello che ne consegue.
Oppure che il grande successo del Medio Oriente (mezzaluna fertile, Mesopotamia, Grecia etc) fu in parte la sua rovina perchè il sovrasfruttamento delle risorse boschive portò ad un netto inaridimento del territorio.

Determinante fu la geografia dei continenti: lo sviluppo “orizzontale” dell’eurasia determinava l’esistenza di una immensa fascia che andava dal Portogallo al Giappone con un clima abbastanza omogeneo, lungo la quale potevano essere importate ed esportate le specie domesticabili e le relative tecnologie, un vantaggio devastante rispetto al continente americano che con il suo sviluppo “verticale” è attraversato da strette fasce climatiche assolutamente incompatibili tra loro.

Copertina del libro "armi, acciaio e malattie"

Grande importanza rivestirono anche le malattie infettive, che si generarono tra le grandi comunità stanziali e che erano praticamente sconosciute alle antiche comunità di cacciatori-raccoglitori: ampie regioni del Nord America caddero a causa delle malattie portate dagli europei, che si mossero  molto più velocemente degli stessi conquistatori.

Un intero capitolo è dedicato al caso unico della Polinesia, dove un popolo di pescatori e agricoltori nel giro di alcuni secoli colonizzò centinaia di isole. Alcune di queste rimasero isolate e altre no, alcune erano piccole e aride, altre grandi e fertili; nel giro di pochissimo tempo le varie comunità “sorelle” si differenziarono nettamente: alcune restarono piccole, pacifiche e paritarie, altre divennero numerose, organizzate, dedite al commercio e alla guerra; come i Maori, che crearono addirittura un grosso impero. Ma la cosa interessante è che queste tendenze erano strettamente correlate alla condizioni ambientali: isolamento, fertilità, spazio disponibile, disponibilità di materie prime eccetera.

Mi fermo qui perchè potrei andare avanti per delle ore; chiudo dicendo che sono convinto che un libro come questo andrebbe adottato come testo scolastico.
O magari usato come base per un nuovo libro di storia che non ci insegni più che “il 20 settembre 1492 Rommel ‘il leone del Panshir’ sconfisse Napoleone alle Termopili”. Tanto con tutte quelle date si fa sempre una gran confusione e non si impara nulla.

Ale

Costituisce il 50% meno 1 del duo AleRoss. Dopo il suo anno di aspettativa in giro per l'est del mondo, è tornato ad ammazzarsi di videogiochi, in attesa della prossima partenza....

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